Provincia, a rischio il concorso dei precari Gabellone: «Le procedure irregolari»

Tremano i 37 dipendenti della Provincia stabilizzati nel 2008, durante l’amministrazione guidata da Giovanni Pellegrino.

 Dopo vari esposti, cui si sono aggiunte le osservazioni della Corte dei Conti e dei ministeri della Funzione Pubblica e dell’Interno, l’attuale giunta di centrodestra sta verificando la correttezza delle procedure adottate due anni fa per il reclutamento del personale. Sul caso c’è pure un’inchiesta della Procura che ha sequestro diversi atti. Il pacchetto di assunzioni era imperniato su un ricorso al Presidente della Repubblica con il quale si impugnava la circolare numero 5 emanata dal Dipartimento della Funzione Pubblica il 18 aprile 2008 e registrata dalla Corte dei Conti il 5 giugno dello stesso anno. Atto, quest’ultimo, contenente le «linee di indirizzo in merito alla interpretazione delle norme sulle stabilizzazioni».

Una cosa è certa: i lavoratori temono che la vicenda possa prendere una brutta piega. D’altra parte, la Provincia non esclude nessuna ipotesi, compresa quella che si possa arrivare all’azzeramento delle assunzioni. «Il problema non è politico», si affretta a chiarire il presidente Antonio Gabellone. E precisa: «Intendiamo verificare la correttezza di quanto è stato fatto in passato; se le procedure vanno corrette o rifatte. Visto che dovevamo prendere atto di quelle stabilizzazioni, abbiamo chiesto vari pareri». Gli avvocati Pietro Quinto e Francesco Baldassarre, su incarico dell’ente, stanno esaminando le carte e si esprimeranno nelle prossime ore. In posizione attendista si piazzano i sindacati. «Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni e poi valuteremo», dichiara il segretario della Rsu alla Provincia di Lecce, Giovanni Manzo. Una bordata all’indirizzo del centrodestra parte, invece, da Giovanni Pellegrino: «La verità è che vogliono aprire spazi per sistemare altre persone».

L’ex presidente della Provincia difende il suo operato nella convinzione che «le norme dovessero essere interpretate in un certo modo», e a proposito dell’indagine avviata dalla magistratura leccese ricorda di avere inviato a suo tempo al capo della Procura, Cataldo Motta, una relazione di 17 cartelle. «Abbiamo agito in una logica politica – rimarca Pellegrino – perché in un momento in cui gli enti locali dovrebbero venire incontro alla gente, vista la grave disoccupazione, ed hanno difficoltà a farlo, quantomeno dovrebbero cercare di non creare altri disoccupati. La maggior parte dei contratti di collaborazione che io ho stabilizzato risalivano addirittura ad epoche anteriori al governo di Lorenzo Ria. Io mi sono trovato di fronte a una scelta: stabilizzare o mandare tutti a casa».

 Fonte: CdS

 

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