I Neritini nella Grande Guerra (1915-1918)- la lapide di piazza Salandra a ricordo dei sui cittadini caduti è ancora incompleta. Occorre colmare la lacuna storica…

Nardò, 3 novembre_ Ricorre  quest’anno il centenario della fine della prima guerra mondiale. Il 4 novembre giornata dell’unità nazione rappresenta un momento per soffermarci per onorare il nostro passato con il ricordo.

Il ricordo unico strumento per tener in vita e tramandare l’esempio del sacrificio umano per la difesa della propria nazione ma anche momento di riflessione sulla storia scritta che ritrova tra archivi e documenti impolverati dal tempo, uomini “dimenticati”che hanno dato il massimo contributo a difesa di idee a volte  discutibili.

Per la nostra città il ricordo di questi uomini periti sul fronte nella “Grande Guerra”,sono raccolti in un libro scritto da due nostri concittadini: il professore Mario Mennonna e il generale Enrico Carmine Ciarfera. Un lavoro poderoso e certosino con vastità di ricerca e rigore scientifico, il volume Quanto ti ho amata, Italia mia! I Neritini nella Grande Guerra (1915-1918), Congedo Editore, 2017.

L’opera riporta pagine inedite della recente storia locale di Nardò e propone un’analisi e una conoscenza di eventi, che coinvolgono ogni singola famiglia, tra le cui fila annovera chi ha combattuto, chi è ritornato invalido e mutilato e chi ha perso la vita nella Grande Guerra del 1915-1918.

Da Nardò partirono 2.811, morirono 283, rimasero mutilati ed invalidi 72, furono decorati 327.

Va subito detto che la presente ricerca restituisce il dovuto tributo a ben 91 Caduti, non riportati nella Lapide in piazza Salandra, per cui bisogna provvedere a colmare tale impietosa lacuna; nonché 21 Caduti mancano nello stesso Albo d’Oro.

In questo volume la ricostruzione storica delle vicende riguardanti Nardò e i suoi giovani figli, che viene proposta, sulla spinta anche dalla ricorrenza dei cento anni da quel 1918, intende, da una parte, sottrarre dall’oblio chi, al fronte, si è cimentato con la morte per la propria terra e chi, in città, ha sofferto limitazioni e lutti per i propri cari nei campi di battaglia, e, dall’altra, compiere un primo punto organico su questo evento, al di fuori di ogni retorica e di tanti luoghi comuni.

E non solo. Intende, inoltre, contribuire a suscitare quella passione di identità, di amor patrio, di impegno civile e di operosità per la propria terra, che sembra sfumare in distrazioni più varie, mentre ogni generazione è chiamata a vivere affinché la propria comunità possa vincere la stagnazione dell’inerzia e sviluppare energie e potenzialità per la crescita nella libertà, nella pace e nella condivisione.

Con queste finalità gli Autori ritengono di rendere omaggio ai genitori e ai nonni, che furono attori di una guerra che con il freddo delle carte delle tattiche dei comandi militari, a volte senza considerazioni di natura umana, trafiggeva il caldo dei sentimenti e delle coscienze dei semplici soldati, soprattutto di quei tanti giovani e «ragazzi» lanciati all’«assalto» per una patria, per non pochi fino ad allora lontana ed estranea, da completare e da difendere.

Ampio spazio, poi, è dedicato, all’eco delle morti dei soldati al fronte, per quanto nobilitate dalla propaganda bellica, giungeva nelle periferie tra le case che pativano l’assenza di padri, mariti, figli e fratelli. E l’eco delle sofferenze della gente in città, per quanto censurata, penetrava nel cuore delle trincee, eroicamente sofferente.

Articolata e complessa è stata la ricerca. Questa ha avuto come punto di partenza l’esame dei Registri delle nascite e, quindi, delle Liste di leva del Comune di Nardò, contenenti l’elenco dei coscritti nativi e/o residenti all’atto della loro stesura, nel territorio comunale, pur sapendo che per le pure limitate migrazioni interne dovute a necessità lavorative, di carattere familiare e, per alcune classi, il lungo tempo trascorso fra la chiamata alla leva e lo scoppio della guerra, qualche coscritto poteva risultare residente in altro comune.

Pertanto abbiamo deciso di fare un controllo incrociato fra le Liste di leva comunali, i Ruoli Matricolari, l’elenco dei Caduti riportati sulla Lapide ufficiale del Comune di Nardò, locata sulla facciata dell’ex Palazzo Comunale (in piazza Salandra), i Registri delle morti e i Registri dei matrimoni del Comune di Nardò, i Registri di Battesimo e i Registri di morte parrocchiali (della parrocchia della Maria SS. Assunta, la Cattedrale), l’elenco riportato nell’Albo comunale dei morti della città di Nardò ed il volume Militari caduti nella guerra nazionale 1915-1918. Albo d’Oro, vol. XVIII, Puglie (Provincia di Lecce), a cura del Ministero della Guerra, del 1929.

Si sono succedute visite personali presso famiglie per documenti e cimeli di propri combattenti, mentre si sviluppava la collaborazione di amici studiosi presso Archivi (Comunale di Nardò, Parrocchiale della Cattedrale, Diocesano di Nardò, di Stato di Lecce e qualche Archivio di Comuni con riferimento ai combattenti nativi), presso il Centro Documentale di Lecce e il Ministero della Difesa «Servizio Onorcaduti», la Biblioteca comunale di Nardò, l’Archivio di giornali,  i vari siti internet di Associazioni militari nazionali, i Sacrari e i Cimiteri militari e civili, nonché comunicati stampa sui siti on line cittadini e nella stessa rete di facebook.

Si è trattato di un’efficace e qualificata sinergia, che ha trovato validità nella collaborazione degli studiosi Salvatore Calabrese e Antonio Fernando Manieri.

La pubblicazione è articolata in circa 350 pagine, compresa la parte iconografica, con copertina del maestro Franco Calabrese; con gli Interventi del sindaco Giuseppe Mellone e del già sindaco Marcello Risi; con la Presentazione della prof. Maria Marcella Rizzo, docente di storia contemporanea presso l’Università degli Studi del Salento; con la Prefazione del gen. Paolo Randino e con l’Introduzione da parte degli Autori.

La prima contiene tre capitoli, dedicati alla descrizione e all’analisi della società di Nardò del tempo; alle fasi della guerra e, infine, al soldato neritino, cui sono collegate tre appendici, che presentato le classi di leva, i graduati e i rappresentanti del clero, in riferimento ai circa 2.811 combattenti.

La seconda sezione, che si snoda in sette capitoli, è riservata ai 283 Caduti, il cui cursus militare è trattato non solo attraverso i gradi conseguiti ma anche i tempi e i luoghi della loro morte e di sepoltura, le Armi e i corpi militari di appartenenza e le decorazioni al valor militare. Vi è un’Appendice, riguardante le famiglie maggiormente colpite. Al fine del recupero della memoria dei Caduti si è inteso sottolineare, con un nuovo elenco quale dovrebbe essere la nuova Lapide comunale o la vecchia con integrazione dei Caduti, riportati nell’Albo d’Oro e/o nei Ruoli Matricolari.

La terza sezione, suddivisa in tre capitoli, annovera i reduci: nel primo i grandi invalidi e mutilati, invalidi e feriti; nel secondo i prigionieri e nel terzo i decorati. In quest’ultimo vi sono due Appendici relative alle Medaglie commemorative e ai Cavalieri di Vittorio Veneto.

La quarta sezione è riservata a tre complesse Appendici, contenenti: l’elenco generale dei Combattenti con dati relativi al proprio cursus militare, le tabelle riepilogative e, infine, la documentazione e l’iconografia.

Si è aperto, quindi, un ampio panorama su questa vicenda storica finora non organicamente studiata.

La pubblicazione rientra nelle iniziative del Comitato per il Centenario della Grande Guerra, sorto su iniziativa di studiosi e istituzionalizzato dal Comune di Nardò, prima con il sindaco Marcello Risi e, poi, con il sindaco Giuseppe Mellone.

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