25 aprile, Napolitano invoca unità: ”Profondo significato nazionale”

 

Senza l’unità si rischia l’emarginazione.

 E’ uno dei passaggi del discorso che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha tenuto al Teatro alla Scala di Milano, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile. ”Come bene intesero tutte le correnti e le figure di spicco del Risorgimento, l’Italia è chiamata a vivere come Nazione e come Stato nell’unità del suo territorio, della sua lingua, della sua storia” ha sottolineato Napolitano, ricordando i 150 anni dell’Unità d’Italia che si celebreranno il prossimo anno.

”Se non si consolidasse questa unità – ha proseguito il capo dello Stato – finiremmo ai margini del processo di globalizzazione che vede emergere nuovi giganti nazionali in impetuosa crescita e anche ai margini del processo di integrazione europeo”.

Sempre riferendosi al prossimo 150esimo della nascita dello Stato, ”mi si permetterà, credo, di ignorare qualche battuta sgangherata che qua e là si legge sulla ricorrenza del prossimo anno – ha rimarcato – perché siamo chiari: se noi tutti, Nord e Sud, tra l”800 e il ‘900 entrammo nella modernità, fu perché l’Italia si unì facendosi Stato: se, 150 anni dopo, siamo un Paese democratico, profondamente trasformatosi, tra i più avanzati in quell’Europa integrata che abbiamo concorso a fondare è perché superammo i traumi del fascismo e della guerra, recuperando libertà e indipendenza, ritrovando la nostra unità”.

Il presidente della Repubblica ha citato il discorso che Berlusconi ha tenuto ad Onna in Abruzzo in occasione del 25 aprile dell’anno scorso. “Il nostro Paese ha un debito inestinguibile – ha detto Napolitano citando le parole del premier – verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita per riscattare l’onore della Patria, con rispetto di tutti i caduti senza che questo significhi neutralità o indifferenza”. Per Napolitano “si tratta di celebrare il 25 aprile nel suo profondo significato nazionale, ed è così che si stabilisce un ponte ideale con il prossimo 150enario della nascita dello Stato unitario”.

”Il 25 aprile non è solo Festa della Liberazione: è Festa della riunificazione d’Italia” ha sottolineato il capo dello Stato, “è una storica giornata di riscatto nazionale, al di là di ogni caratterizzazione di parte” e ”le condizioni sono ormai mature per sbarazzare il campo dalle divisioni e incomprensioni a lungo protrattesi sulla scelta e sul valore della Resistenza, per ritrovarci in una comune consapevolezza storica della sua eredità più condivisa e duratura”.

“Personalmente ho più volte ribadito come non ci si debba chiudere in rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza e in particolare – ha spiegato – del movimento partigiano, come non se ne debbano tacere i limiti e le ombre, come se ne possano mettere a confronto diverse letture e interpretazioni senza che ciò conduca, sia chiaro, a sommarie valutazioni e inaccettabili denigrazioni”.

Napolitano ha poi esortato a ”un grande sforzo collettivo, una comune assunzione di responsabilità” per risolvere i problemi del Paese, ed ha invitato ”ad uscire da una spirale di contrapposizioni indiscriminate che blocca il riconoscimento di temi e di impegni di più alto interesse nazionale, tali da richiedere una limpida e mirata convergenza tra forze destinate a restare distinte in una democrazia dell’alternanza”.

”All’auspicabile crearsi di questo clima nuovo può contribuire non poco il diffondersi tra gli italiani di un più forte senso dell’identità e dell’unità nazionale – ha aggiunto – Così ritengo giusto che si concepisca anche la celebrazione di anniversari come quello della Liberazione, al di là degli steccati e delle quotidiane polemiche che segnano il terreno della politica”.

Un lungo applauso, all’esterno e all’interno del Teatro alla Scala, ha accolto il capo dello Stato che in piedi ha ascoltato l’inno nazionale diretto da Daniel Barenboim. Un piccolo fuori programma si è avuto quando una volta terminato l’inno dai palchi si è levato un ‘viva l’Italia’. Presenti anche numerosi ex partigiani aderenti all’Anpi.

Lungo anche l’applauso che ha accolto l’inizio del discorso del presidente della Repubblica con tutte le persone presenti che si sono alzate in piedi. Tra queste il Cavaliere. Il capo dello Stato ha avuto alcuni momenti di commozione quando ha ricordato il suo predecessore Sandro Pertini nelle sue azioni da partigiano. Anche il pubblico alla prima citazione di Pertini ha fatto un lunghissimo applauso. “E’ stato, dobbiamo dirlo, un onore per l’Italia, un onore per la Repubblica, avere tra i suoi presidenti Sandro Pertini” ha detto Napolitano.

Fonte: IgN

 

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