E’ lecito ancora sperare?

Sono oramai anni che ritorniamo,

 anche un po’ stancamente, sugli stessi argomenti che, per rispetto di quanti mi onoreranno di leggere questo articolo, non oso elencare. Ma ognuno di noi sa perfettamente di cosa sto parlando, sia che si tratti di problematiche di carattere personale che di quelle che attengono all’intera comunità. Il decadimento del concetto della politica si  manifesta in tutto il suo drammatico percorso, lungo, oramai, un ventennio, con immobilismo, incapacità,  mancanza di volontà a venire incontro ai bisogni della nostra collettività e insensibilità a rimuovere – se pur più volte sollecitati – anche le più evidenti situazioni di degrado.

  Di contro ci impongono di fare da spettatori  a continue  barbarie politiche che lasciano sconcertato l’ignaro elettore, dinanzi ai tradimenti di coloro che l’altro ieri stavano da una parte, ieri da un’altra parte e oggi da un’altra ancora.  E invece di provare vergogna per questa sorta di caccia grossa all’interesse  personale si tenta, mischiando le carte, di trarne vanto con  “ragionamenti”  che rasentano la mediocrità.

Tuttavia c’è una parte  della nostra società che non ci sta: è quella che ha espresso tutta la sua indignazione attraverso l’astensionismo, che è il vero vincitore delle recenti consultazioni elettorali.  Poco o niente si è fatto per analizzarlo, forse perché non conveniva a nessuno. E’ quella parte di società che, con garbo (merce rara),  accetta il “santino” e, una volta girato l’angolo, lo cestina. Sono quelli che bestemmiano quando ricevono la bolletta della spazzatura con l’ennesimo aumento, e poi la pagano. Sono i giovani continuamente traditi, usati ed emarginati. 

Ma, in questa sorta di mappa, c’è una zona d’ombra dentro la quale sono racchiusi uomini e  donne che hanno un rapporto privilegiato con la cultura e che solo di tanto in tanto si rivedono: quando   c’è da fare la passerella. Quelli, per intenderci, che nei loro interventi non fanno mai mancare le citazioni in latino.

 Ci sono  coloro che, nel recente passato, hanno ricoperto importanti cariche amministrative nella nostra città,  grazie anche ai preziosi insegnamenti ricevuti  da  personaggi politici di primissimo piano,  che ancora oggi vengono ricordati con grande nostalgia.

Ma dove sono? Che fine hanno fatto? Perchè si nascondono? Perché non escono allo scoperto e urlano la loro indignazione invece di “raccontarsi” nei salotti buoni? O, forse, amano stare in disparte perché rei dell’attuale situazione di degrado per non aver saputo (o voluto) preparare una classe dirigente degna di questo nome, così come fecero i loro”padri” con loro?

 A meno che il  raccolto della loro semina non sia rappresentato dagli attuali amministratori; in questo caso le colpe sarebbero ben più gravi. Il titolo di un recente editoriale scritto da Mario Mennonna recita “Cosa fare dopo quello che si è fatto?”.  Mi si  perdonerà se oso parafrasare quel titolo con: “Cosa fate dopo quello che non avete fatto?”.

Siamo  forse giunti ad un punto di non ritorno? Ci auguriamo di no, ma di certo, la situazione è molto grave. E un’altra certezza è rappresentata dal fatto che tutti sapevamo che i “mille progetti” erano solo utopia, uno spot e nulla più; non che l’alternativa  desse maggiori garanzie. Ma, che sarebbe stato un flop o un bluff, lo sapevano quelli che erano a sostegno e  ora sono all’opposizione; ancor di più lo sapevano quelli che erano dall’altra parte e  ora sostengono questa amministrazione.

 Strana la politica; ancor più strano l’uomo che la manovra. Voglio concludere con un’annotazione:  Nuovocorso per Nardò, costituitosi prima delle ultime consultazioni comunali, mosse i primi passi nella politica incontrando quasi tutti i gruppi presenti in città perché si valutasse l’opportunità  di un’alternativa al duo Vaglio-Dell’Anna senza mai – ci tengo a precisarlo –  parlare di nomi. 

 Eravamo convinti (e lo siamo tuttora) che Nardò avesse bisogno di respirare aria nuova. Tutte le rappresentanze politiche che incontrammo furono entusiaste per “ l’idea” ma non per la sua applicabilità: troppi interessi li legavano all’uno o all’altro. Il tempo sta dimostrato, purtroppo, che tra i tanti interessi mancava quello primario: la nostra Nardò.

Cosimo D. Colomba
Presidente Nuovocorso per Nardò

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