Quando al creatività, l’intuizione e lo studio del paesaggio

si uniscono ad una seria disciplina e sensibilità per la difesa del territorio, allora si crea quell’ambito dialettico e culturale per cui vale la pena affrontare ipotesi di sviluppo nuove.

In effetti, la tecnologia, apre continuamente nuove strade per la realizzazione di soluzioni che potrebbero evitare di arrecare impatti sconvolgenti sul territorio. Siamo pertanto obbligati a comprenderne e interpretarne tutte le diverse ipotesi e ad essere in grado di porre le soluzioni più aggiornate possibili a problematiche esistenti.

Una di queste soluzioni ad un problema strutturale fondamentale per le energie integrative, ritengo sia, l’eolico off -shore. già dal 24/12/2008 scrivevo infatti, chiedendomi a che punto è la tecnologia per l’istallazione dell’eolico “off shore”. E perchè, tale tecnologia, non potrebbe, essere la soluzione per quei comuni che si affacciano sul mare evitando invasioni di decine di pali verticali bianchi del diametro di 4m su orografie meravigliose.  Prendiamo l’esempio dell’Enel che ha intenzione di costruire un parco eolico off-shore nel Golfo di Gela; saranno installati 115 generatori di grande taglia grazie alla joint-venture tra Enel (57%) e Moncada Costruzioni (43%) per una potenza complessiva tra i 345 a 575 MW.  Ogni torre eolica genererà una potenza compresa tra i 3 e i 5 Megawatt evitando emissioni di CO2 in atmosfera, pensate un po’, per circa 815.000 tonnellate annue fornendo a regime, energia elettrica per 1.150 milioni di chilowattora, tanto da coprire il fabbisogno di 390.000 famiglie.

Ricordo che l’elemento fondamentale per le centrali eoliche offshore è la loro produzione massima di energia per cui sono state progettate e, se davvero hanno costi di produzione maggiori di circa il 30-40% (incredibile!!!) rispetto alle centrali su terraferma, allora dovremmo essere ancora più convinti che è inutile disseminare torri eoliche tra le masserie del Salento congelando altri schemi e strategie di future idee di sviluppo!  Nardò con i suoi 24 Km circa di costa, suggerisce di aprire a discorsi di recupero di energia, secondo nuovi sistemi come appunto i campi eolici offshore, invece di invalidare ettari ed ettari di suolo, svendendolo, per una tecnologia, ormai, ne siamo certi, obsoleta, per la durata di vent’anni solo perché all’amministrazione, di certi comuni, manca il coraggio di ‘osare’.

D’altronde non riuscendo a dare un senso allo sviluppo al territorio è evidente che si ‘vuol far, facile cassa’ ‘affittando’ immensi territori per energia, magari, da trasferire in altri paesi!  Ma ora c’è un precedente e non abbiamo più alibi, infatti, al largo di Tricase, verrà posizionato un triangolo di circa cinque chilometri quadrati. Le torri eoliche saranno poste e ‘bloccate’ ad una profondità tra i 50 e i 200 metri.

La distanza dalla costa permetterà, un minimo impatto visivo. E ora la novità: l’impianto consetitrebbe di allevare dei tonni rossi in alcune gabbie sommerse e ancorate alle stesse piattaforme con possibilità di mercato di riferimneto a riva.  Il Salento sarà quindi la sede di questo grande progetto di eolico offshore, primo in Italia. Con lo stesso sitema, ma nello ionio, Nardò, ritengo, potrebbe proporsi come capofila di una riconversione sul recupero d’energia sfruttando il suo grande ‘affaccio’ sul mare e intanto procedere ad usare il fotovoltaico, in una fase iniziale, sui soli edifici pubblici in attesa di regolamentare il mercato. Mentre la funzione addotta delle torri eoliche è ora possibilissima! Infatti, ritengo che, unendo le potenzialità dell’eolico off shore alle potenzialità nutritive del tonno rosso che contiene requisiti organolettici dal potere nutritivo enorme, si possa guardare a nuove economie inattese ed a nuovi mercati.

Questo, penso sia un mondo possibile a favore del territorio e dell’uomo, assolutamente realizzabile, in questo momento e con questa aggiornata tecnologia, peraltro è la città di Nardò stessa, che suggerisce di gurdare al mare come fonte di sviluppo e allora, cosa stiamo ancora aspettando? Intanto, da cittadino neritino ‘consapevole’ mi dissocio da qualunque soluzione diversa dall’off-shore e mi unisco a Vittorio Sgarbi, Folco Quilici e Carlo Ripa di Meana per dichiarare il mio no all’eolico su terra ferma e che ognuno, poi, si prenda le sue responsabilità di essere stato capace di violentare, così, il suo territorio.

 

Una riflessione (ragionata) sul NO all’eolico a Nardò di paolo marzano scritto mercoledì del 27 giugno 2007

Dobbiamo fare una premessa di carattere prettamente culturale che è il settore profondamente arretrato rispetto a quello strategico-tecnologico che riguarda le strutture (torri con pale eoliche) che sarebbero previste sul territorio di Nardò. La cultura, da sempre, riferendomi ad un antico detto accademico, risulta assomigliare per similitudine alla tartaruga, rispetto alla tecnologia che è vista come una lepre.Detto questo, inoltriamoci nei reconditi “simbolismi” e apparati “significanti” di questa terra (Nardò), per comprendere il motivo per cui questo tipo di strutture impianti eolici, andrebbero ad intaccare in modo, prima di tutto arrogante, becero e quanto mai superficiale, dal punto di vista di una strutturazione nuova del nostro territorio, almeno per quanto riguarda il loro impatto percettivo sul nostro paesaggio.

Siamo in una fase delicatissima di trasformazione del nostra realtà territoriale, che pretende la massima attenzione per gli equilibri del nostro esteso ed importante comune.Nardò ha partecipato, storicamente, in maniera determinate, allo sviluppo della vita culturale del Salento e, secondo me, lo farà ancora, se, sarà in grado di recuperare le sue matrici storico-architettoniche inserite in un paesaggio ambientale di ricercata bellezza.“Bellezza”, già, una parola semplice ma nello stesso tempo complessa. Alla “bellezza” bisogna essere educati, se i neritini, si guardassero attorno però, non rimarrebbero entusiasti, la bellezza fin adesso è stata indifferentemente oltraggiata (monumenti lasciati al degrado e intere stradine del centro consumate dal tempo e dal traffico che passa incurante e imprudentemente troppo vicino causando tremende vibrazioni e contamina annererendo queste delicatissime strutture) anzi finirebbero, poi per abituarsi a questa assenza e a non comprenderne neanche più i motivi del suo antico significato.

Per capire la bellezza invece, è importante l’educazione ad usare, nel quotidiano, tutti e cinque i nostri sensi, parte fondamentale di questo nostro sistema di rilevamento (intendendo l’individuo come “sensore’ sempre attivo) è la visione. Non voglio parlare di componenti fenomeniche, come dei 130 milioni di recettori, presenti nel nostro occhio, ciascuno dei quali reagisce a una lunghezza d’onda e all’intensità della luce che riceve, ne della persistenza retinica di 1/16 di secondo che manda al cervello pacchetti di impulsi, ma ciò che ci serve, è capire come la visione funzioni afferrando gli elementi essenziali di una composizione (che sia un’opera d’arte o un paesaggio o un monumento). Questo vuol dire che la visione è una “conquista attiva” della realtà, che si impadronisce di oggetti “preminenti”, quindi, capaci di riassumere velocemente un’organizzazione di fattori, per poter meglio immagazzinare gli oggetti e per meglio farli diventare esperienza conoscitiva. La visione, afferra configurazioni strutturali particolarmente “evidenti”, questo lo hanno comunicato anche gli psicologi della “Gestalt”.

Ciò che è importante sapere è che questa forma di immagazzinamento varia al variare, sentite un po’; della situazione psicologica dell’osservatore, dall’ambiente intorno a lui e dalla comodità fisica. Le forme visive, praticamente si influenzano a vicenda scandiscono la loro priorità di evidenziazione e si ordinano in gruppi di priorità di significato. Ma qui entriamo in un discorso intricato che vorrei tentare di evitare e se mi è possibile tenterò di schematizzare per meglio comprendere quello che le “pale eoliche” determinerebbero sul nostro paesaggio.  Se il nostro territorio sceglie la strada della valorizzazione della sua elezione ambientale, per la difesa delle bellezze naturali, architettoniche, paesaggistiche per quindi arrivare a strutturare intorno a queste argomentazioni, finalmente, un discorso di apertura al turismo, allora, per queste condizioni di partenza, non è indicato, anzi non è bene o meglio non è salutare per l’educazione alla bellezza, piantare torri eoliche sul nostro territorio. Perché?

Cosa succederebbe? In questo caso si verificherebbe una sovrapposizione di profili paesaggistici (la linea dell’orizzonte, l’orografia del territorio verrebbe ‘segnata’ da interruzioni artificiali cadenzate e frapposte delle torri) la cui identità è diversa come genere ed essenza. Si ma cosa vuol dire? Spiego meglio, un osservatore arrivato a Nardò e avendo saputo delle sue importantissime caratteristiche ambientali, territoriali e di continua ricerca per le tecnologie a difesa del paesaggio, avrebbe, del territorio di Nardò, un’idea di un paesaggio omologato nel vedere la moltitudine di altissimi pali bianchi con pale eoliche, che diventando elementi “referenti” rispetto alla configurazione della composizione visiva del paesaggio generale, costituirebbero delle forme disturbanti, provocherebbero un livello alto di distrazione, forse parafrasando Paul Virilio produrrebbero alterazioni di “accecamento”, come un rumore di fondo della composizione e della visione, la struttura paesaggistica si appesantirebbe sovraesponendo oggetti “perturbanti” come dice Anthony Vidler, non si vivrebbe più quel tempo attivo, del seguire un percorso per arrivare poi alla sorpresa di uno spazio intimamente individuato o di un frammento di storia o di natura chiusa in un piccolo luogo di cui innamorarsi, si causerebbe, così facendo, quel nefasto atto violento di co-stringere il tempo della percezione contrariamente alla lenta indagine del mondo, utile all’educazione alla bellezza.

La bellezza è anche data dalla serie di riferimenti casuali e di pause volontarie, in cui, in un tempo tutto “nostro”, riusciamo a porre delle domande e ad ascoltare le risposte dell’oggetto in questione. Ma come? Mi si chiederà, per questa semplice cosa, vorresti bloccare l’iniziativa eolica dalle potenzialità enormi a livello energetico? La risposta è unica, la percezione dell’individuo va’ difesa perché ha a che fare con la propria libertà di vita, poi, essendo un popolo mediterraneo, abbiamo la caratteristica delle terrazze piane, abbiamo la tecnologia per sviluppare altri tipi di recupero di energia alternative. Sappiate che la cultura e la ricerca della bellezza, hanno delle regole e queste regole, vogliono così, d’altronde lo stesso concetto di Museo Diffuso per Nardò che ho analizzato, è stato un progetto, nato per spiegare il “vedere con il vedere” realizzando dei percorsi liberi e individuali singolari unici, ma sviluppati, come direbbe Umberto Eco, in una grande “opera aperta” (Nardò), dalle mille interpretazioni, questà è la libertà che genera lo stato psicologico utile a comprendere la bellezza.

Enorme concetto generato dalla personalità illuminata e dai numerosi studi di Carlo Ludovico Ragghianti. Poi, a supportare la mia posizione ci si può riferire ai testi di Cesare De Sessa (Capire lo spazio architettonico – Studi di ermeneutica spaziale), Rudolf Arnheim (Arte e percezione visiva), Fernando Boero (Ecologia della bellezza), Paul Virilio (L’arte dell’accecamento), Alain de Botton (Architettura e felicità), Andrea Giunti (5 edifici ecoompatibili a Roma – con il contributo critico mio – Paolo Marzano – pag.11), Lucio Marcato e Marco Sambin (Percezione e architettura), Rudolf Arnheim (Entropia e Arte), Ernst Gombrich (Arte percezione e realtà). Il percorso che dovrà seguire Nardò, sarà indicativo di un nuovo modo di intendere l’ambiente che unirà indissolubilmente, alla visione della trasformazione del territorio, una colta ripresa a favore delle nuove generazioni che svilupperanno soluzioni sempre meno impattanti e aumenteranno alternative potenzialità altamente e tecnologicamente sofisticate. Le torri eoliche non daranno mai questa garanzia!No, all’eolico almeno nel territorio di Nardò, la vocazione storico-culturale-turistica pretende altri metodi che solo una sensibilità rinnovata delle giovani forze attive sul territorio, può identificare, questa, io penso, sia l’unica strada. Se invece esiste la benchè minima scelta di posizionare impianti eolici allora, oltre all’adeguamento ad un PRIE, dovremmo guardare con più attenzione all’eolico offshore, per chi chiaramente, non vuole rovinare il territorio ma ha tanta costa. Si può, infatti, perseguire la soluzione di sfruttare le energie alternative senza squagliare (e regalare) il territorio millenario sul quale si vive.E’ dunque, giunto, il tempo delle responsabilità …

A volte è bene, non tenere lontani certi argomenti che in effetti, procedono di pari passo e vanno verso una maggiore qualità delle scelte. Certe intuizioni vanno studiate perché diventino realtà.La tecnologia apre nuove strade e siamo obbligati a comprenderne tutte le diverse ipotesi e ad essere in grado di porre soluzioni aggiornate a problematiche esistenti.Il Salento sarà la sede del più grande progetto di eolico offshore, in Italia. Al largo di Tricase, verrà posizionato un triangolo di circa cinque chilometri quadrati . Le torri eoliche saranno poste e ‘bloccate’ ad una profondità tra i 50 e i 200 metri. La distanza dalla costa permetterà, un minimo impatto visivo.Soddisfare il Protocollo di Kyoto è sicuramente complesso, ma l’eolico offshore, potebbe dare dei buoni risultati. Attualmente in Europa il principale produttore d’energia eolica attraverso windfarm è la Danimarca, con centrali che producono 400 megawatt.Ricordo che le centrali eoliche offshore (sentite sentite), hanno costi di produzione maggiori del 30-40% rispetto alle centrali su terraferma e allora siamo ancora qui a parlare di disseminare torri eoliche tra le masserie!Per esempio, Nardò con i suoi 24 Km circa di costa, può pensare a campi eolici offshore invece di invalidare ettari ed ettari di suolo, svendendolo, solo per mancanza di progettualità, lungimiranza e creatività di amministratori finora confusi e stralunati, inconsapevoli del danno che potrebbero causare al territotrio di cui chiaramente se ne assumenranno tutte le responsabilità da qui a vent’anni?

E poi, siamo la prima provincia pugliese (Lecce) ad aver approvato il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, ma chi glielo spiega ai politicucci (salentini) che il documento, complesso quanto valido, comprende i due punti su descritti, per cui sarebbe da studiare approfonditamente per poter guardare il Salento con ‘altri’ occhi e, per poi decidere la sua effettiva ‘elezione’ di territorio dalla ‘bellezza’ diffusa, invece di deprimerlo con invasioni di “ultracorpi” come i mega campi fotovoltaici o i mega campi eolici?Va affrontata una nuova realtà, dunque, con complessi sistemi di condivisione, investendo il paesaggio di nuove visioni che impegnano un alternativo modo di ‘abitare’ il Salento e forse, per alcuni casi, ritorneremo ad usare antiche soluzioni costruttive, per esempio di raccolta delle acque con cisterne private o individuare zone per il compost domestico oppure obbligare gli stessi centri commerciali ad una raccolta differenziata dei prodotti iper-incartati che vendono o costringerli a costruire degli eco-centri interni alla recinzione del loro fabbricato per cui potrebbero unire, la distribuzione di prodotti alla ricezione di materiali diversi, con defiscalizzazioni statali, ecc…”

E’ arrivato, dunque, il tempo delle responsabilità e c’è chi aveva già parlato di soluzioni prima che si arrivasse palesemente in una fase emerganza dove mancano naturalmnete le regole per organizzare gli impianti fotovoltaici su edifici pubblici e non, anarchicamente, fra gli uliveti. Auspico che tante e tante altre catastrofi vengano evitate correndo ai ripari “legislativi” i cui ritadi hanno responsabilità abbastanza evidenti. La strategia della continua emergenza da superare, riconosciamo sia una condanna già di per sé. Consapevoli che certe amministrazioni possono vivere solo di questo fenomeno, bhè, basta riconoscere, in questo modo di fare, la carente solidità la dispersione e lo scollegamento dalla città che crede più in ‘comitati di riferimento’ per evitare ineguagliabili future catastrofi per il territorio.  Bisognerebbe solo sapere ascoltare… la città.

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati trattano dati personali (es. dati di navigazione o indirizzi IP) e fanno uso di cookie o altri identificatori necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Puoi liberamente fornire, rifiutare o revocare il tuo consenso senza incorrere in limitazioni sostanziali e modificare le tue preferenze relative agli annunci pubblicitari in qualsiasi momento accedendo al pannello delle preferenze pubblicitarie. Dichiari di accettare l'utilizzo di cookie o altri identificatori ovvero di accettare le eventuali preferenze che hai selezionato, cliccando sul pulsante accetta o chiudendo questa informativa. maggiori informazioni

COOKIE POLICY

Questo sito utilizza i Cookies piccoli file di testo che vengono depositati sul vostro computer per ricordare le attività e le preferenze scelte da voi e dal vostro browser.

In generale, i cookie vengono utilizzati per mantenere le preferenze dell’utente, memorizzano le informazioni per cose come carrelli della spesa e forniscono dati di monitoraggio anonimi per applicazioni di terze parti come Google Analytics. Tuttavia è possibile disabilitare i cookie direttamente dal browser così come indicato di seguito.

Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" acconsenti al loro utilizzo.

Microsoft Internet Explorer
1. Selezionare “Strumenti” dalla barra delle applicazioni principale, quindi ‘Opzioni Internet’
2. Cliccare sulla scheda ‘Privacy’
3. Scegliere il livello di sicurezza dei cookie


Firefox
1. Selezionare “Strumenti” dalla barra delle applicazioni principale e in seguito “Opzioni”
2. Cliccare sulla scheda ‘Privacy’
3. Nella sezione “Cookie” deselezionare la casella “Accetta i cookie dai siti”


Google Chrome
1. Cliccare sull’icona della chiave e selezionare “Impostazioni”
2. Cliccare sul link “Mostra impostazioni avanzate”
3. Cliccare sul pulsante “Impostazioni dei contenuti” sotto ‘Privacy’
4. Modificare l’impostazione dei cookie: ‘Impedisci ai siti di impostare dati’
5. Cliccare sul pulsante ‘OK’


Opera
1. Selezionare “Impostazioni” nella barra delle applicazioni principale e selezionare “Preferenze”
2. Cliccare su ‘Avanzate’ e selezionare “Cookie”
3. Cliccare su ‘Non accettare mai i cookie’
4. Cliccare ‘OK’


Safari
1. Cliccare il pulsante ‘Strumenti’ dalla barra principale e selezionare “Preferenze”
2. Cliccare ‘Sicurezza’
3. Nella sezione ‘Accetta Cookie “, cliccare su ‘Mai ‘
4. Chiudere la finestra


Se il vostro Browser non è presente in questa pagina è possibile consultare il sito aboutcookies.org, che offre una guida per tutti i browser moderni.

Chiudi