La storia scritta, a volte, funziona … a volte!(foto)

L’impegno e la passione che da tempo hanno aiutato l’ “Osservatorio sulla città”,

 anche grazie al contributo dei cittadini, testimonia sempre più la sua valida scelta di sviluppare una cosciente forma di ‘monitoraggio’ percettivo e funzionale legato all’importante componente  ‘visibile e sensibile’ della città. Si cerca così di determinare un ambito dialettico e di incontro che dia ‘luogo’ ad un confronto continuo e condiviso, mai sperimentato o realizzato in questa città.

Ci sono errori nella storia di Nardò, così paradossali, che la loro ‘ritrattazione’ va analizzata evidenziando la limitatezza culturale e civile di amministrazioni miopi o ignoranti di fronte a interventi (in questo caso, urbani), di discutibile valore storico, culturale, sociale, costruttivo che guarda al miglioramento della città. Assenza di sensibilità per il territorio, di progettualità e di colta lungimiranza, vedremo, possono davvero compromettere il futuro di una comunità.
Allora, quando il passato insegna a non sbagliare più?

Le foto che seguono, infatti, mostrano a quale estremo si può arrivare in un periodo di vacatio legislativa o vacatio di principi razionali (aggiungo io).
Ringrazio di cuore il collaboratore che ha voluto mandarci l’immagine allegata e spero che contribuirà ancora, ad arricchire il nostro archivio. Immagini come queste, infatti, favoriscono riflessioni grazie alle quali si possono affrontare con decisione e certezza verità per cui stabilire quanto la storia di una città, sia a volte deprecabile e permetta cieche strategie e logiche di sviluppo aberrato. Lo ammetto, ho messo un bel po’ a capire di che luogo si trattava ed è per questo che ho voluto metterlo a confronto con il luogo, come lo conosciamo adesso. E’ la stradina che da piazza della Biblioteca Vergari porta a piazzetta la Rosa. Sarete certamente d’accordo con me, che certe soluzioni sono veramente sbalorditive e si fa fatica a concepirne l’assurda genesi.

 Ma lo possiamo comprendere in un tempo diverso, un tempo ‘altro’, comprovando la distanza culturale tra una visione ‘riempitiva’, ‘invasiva’ del passato rispetto alla ricercata salvaguardia paesaggistica del momento. Uno dei più grandi frantoi del Salento (da quanto raccontano i più anziani), si trovava proprio in quell’edificio, poi, raso al suolo per costruirci; non un mostro, ma un ‘incubo’, sia nella forma, sia nel colore, sia nell’essenza stessa di edificio inserito nel centro storico (6 piani fuori terra). Più che una legislazione, in quel tempo, sicuramente, mancava la morale storica e un’etica paesaggistica. Ammettiamolo, è un evidente esempio ‘negativo’, dell’orribile degrado a cui si può giungere per mancanza di intelligenza o magari perché la strategia non mirava, al tempo,  ad averne o farne avere, per lo sviluppo futuro, di una città civile. Sì, come qualcuno ha affermato, la storia di Nardò dovrà essere ancora scritta, ma spero sia scritta ‘veramente tutta’, anche quella che dovrà essere utile ai più giovani per comprenderne l’utilità nelle sue diverse accezioni.


E’ come se, oggi, mancando delle regole, nel centro storico, tutti facessero uso indiscriminato di finiture esterne in pietra leccese o all’uso d’infissi in alluminio anodizzato o tettoie a tegole rosse o al posizionamento irrazionale dei moduli esterni per condizionatori o con possibilità di aprire grandi finestre ad arco su tipologie che non lo consentissero o usando insegne a bandiera e ancora usando l’illuminazione sbagliata o colori non adeguati, quindi, venisse degradata e oltraggiata ancor più  la vera essenza della parte più preziosa della nostra città.

Grazie ai siti on-line, alle infinite foto e video che ormai invadono la rete, la storia verrà ri-letta con più dinamismo, con maggiore scrupolosa attenzione e … verità! Allo stato di fatto, intanto, anche vecchie foto come quella che abbiamo visto, inchiodano alla sua ‘deficiente’ (termine derivato da DE = cessazione, FACERE = fare) quindi ‘mancante, imperfetto, scarso al bisogno) e ‘ignorante’ (IGNO = suffisso, indica approssimazione, imperfezione, peggioramento), di responsabilità, di tutta una fase storica, non per facile dietrologia, ma oggi possiamo dire che davvero “il sonno della ragione, è capace, di genera mostri” (edilizi), figli di strategie fallimentari di cui ancora adesso paghiamo le conseguenze. Saremo in grado di evitare altri scempi ? Staremo a vedere.

Paolo Marzano
Responsabile dell’ Osservatorio sulla città – Nardò (Le)
Responsabile cultura e contatto con le associazioni per Nuovocorso per Nardò

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