Da diversi giorni nel web si parla degli investimenti

che Google sta compiendo nel settore delle energie rinnovabili, a partire dalla creazione di una divisione Google Energy fino ad arrivare all’ultima notizia: 38,8 milioni di dollari investiti in una centrale eolica che produrrà 170 MW, realizzata dalla NextEra Energy Resources in North Dakota. Ma sono solo una parte degli altri 45 milioni di dollari che l’ogranizzazione filantropica di Google (Google .org) ha già investito nella realizzazione di impianti eolici, geotermici e solari termici.

Credo che siano 4 le ragioni che spiegano questa convergenza.

La prima di tipo prettamente economico. Una delle più importanti “materie prime” nella catena del valore dell’ Information Technology è l’energia elettrica. Senza di essa, server e hardware sono plastica inerte, senza di essa nemmeno la rete esisterebbe. Investire nella produzione di energia per Google signfica, permettetemi una piccola licenza accademica, una sorta di integrazione a monte.

La seconda di tipo finanziario. I ritorni degli investimenti sulle energie rinnovabili sono elevatissimi. Il green è certamente uno dei settori dove gran parte dei venture capitalist sta concentrando le proprie attività di investimento. Le corporation della Silicon Valley non si chiameranno certo fuori da questa partita.

La terza di tipo strutturale. I teorici della “dematerializzazione” parlano addirittura della lotta tra atomi e byte, nella quale i secondi sono gli scontati vincitori.  Infatti, una volta “smaterializzati gli atomi” il dispaccio dell’energia diverrebbe sostanzialente gratuito, come è già avvenuto per le informazioni. Per ora la sostituzione non è ancora un fatto, se mai c’è una compenetrazione naturale tra bytes e atomi.  In questo caso le smart grids, dimostrano come la convergenza tra elettricità e tecnologia digitale sia già realtà.

Oggi le informazioni digitali quando accompagnano le reti di ditribuzione elettrica ne aumentano l’efficienza, ne riducono gli sprechi reponsabilizzando i produttori e i consumatori.

La quarta è di tipo filosofico. Google, come molte altre società web based, ha nella condivisione, nell’apertura e nel peering la sua raison d’etre, nonchè l’essenza del suo successo. La cultura green è nata con la rete e di essa si nutre:  non sarà la politica a guidare il processo di conversione alle energie rinnovabili, saranno gli utenti finali, dotati di piattaforme open, dove possono decidere cosa consumare e in che quantità.

Il settore dell’Information Technology non può permettersi di non cavalcare questa convergenza.

 

Fonte: geolo

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