La commissione tributaria di lecce

La Commissione Tributaria di Lecce

annulla gli avvisi di accertamento e le cartelle esattoriali con cui l’Agenzia delle Entrate e l’Equitalia Lecce s.p.a. contestavano ad una nota azienda di Nardò il mancato pagamento delle imposte Irpef, Iva e Irap per decine di migliaia di euro.

I fatti. Nel corso dell’anno 2009, l’Agenzia delle Entrate notificava ad un’azienda artigiana di Nardò un avviso di accertamento con cui chiedeva il pagamento di irpef, irap e iva per decine di migliaia di euro.
A destare i sospetti degli organi accertatori, in particolare, era stato lo scostamento rilevato tra i ricavi dichiarati dall’azienda e quelli calcolati mediante l’applicazione degli studi di settore.
Il titolare dell’azienda, dunque, si era visto recapitare un avviso di pagamento dall’importo elevato, che avrebbe sicuramente messo in ginocchio l’attività della propria azienda.
Pertanto, decideva, di adìre le vie legali e, rivolgendosi all’Avv. Paolo Gaballo, presentava ricorso alla Commissione Tributaria di Lecce al fine di ottenere l’annullamento sia dell’avviso di pagamento, che della cartella esattoriale notificata successivamente dall’Equitalia di Lecce.

Nel ricorso, in particolare, il legale contestava la circostanza che l’avviso di pagamento impugnato si basava esclusivamente sullo scostamento tra i ricavi dichiarati dall’azienda e quelli derivanti dall’applicazione degli studi di settore, senza ulteriori riscontri e senza tener conto della peculiare realtà dell’azienda e delle situazioni contingenti che avevano influenzato l’attività negli anni oggetto di accertamento.
La Commissione Tributaria di Lecce, Sez. IV, (Presidente De Pascalis, relatore Cordella), accogliendo le tesi dell’Avv. Paolo Gaballo, con apposita sentenza, decideva di annullare l’avviso di pagamento e la cartella esattoriale impugnata.
In particolare, secondo la Commissione Tributaria, come si legge nella sentenza pubblicata, l’avviso di pagamento non specifica “in cosa consistono le gravi incongruenze tra i ricavi e i compensi, ma indica solo lo scostamento tra quelli dichiarati e quelli desumibili in via presuntiva dall’applicazione degli studi di settore. Tale scostamento è stato, invece, giustificato e provato dal ricorrente con i documenti prodotti”.

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