Arrestati per corruzione Flavio Fasano e Gino Siciliano

 Corruzione, falso, turbativa d’asta e violazione del segreto d’ufficio.

 Con queste accuse finiscono in manette Flavio Fasano e Luigi Siciliano, meglio conosciuto come Gino. L’ex sindaco di Gallipoli ed ex assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Lecce e l’ex presidente della Lupiae Servizi (società partecipata del Comune di Lecce) sono coinvolti nell’inchiesta “Galatea” condotta dai carabinieri del Reparto Operativo Speciale.

Le due ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di Fasano e Siciliano, e le due misure cautelari di obbligo di dimora nei confronti di Giovanni La Gioia, imprenditore, e Stefano Zampino, dirigente della Provincia di Lecce, sono state emesse dal gip del Tribunale del capoluogo salentino, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti dei quattro indagati, e per concorso in turbata libertà degli incanti e violazione del segreto d’ufficio, falso per induzione in errore determinato dall’altrui inganno, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e abuso d’ufficio.

Le indagini, già avviate nel 2008 sul clan Padovano della Sacra Corona Unita, egemone a Gallipoli, (a seguito delle quali si è fatta piena luce anche sull’omicidio del capo clan Salvatore Padovano, con gli arresti di presunto esecutore, correi e mandante, tra i quali il fratello dell’ucciso, Pompeo Rosario) hanno consentito di ricostruire, nello sviluppo dell’inchiesta, gli illeciti commessi da pubblici amministratori, dirigenti pubblici e imprenditori nella gestione di appalti pubblici e nelle procedure di nomina di pubblici dirigenti.

Per le stesse ipotesi di reato altre sette persone sono indagate in stato di libertà e raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini: l’imprenditore Alfredo Barone, il sindaco di Parabita Adriano Merico e il suo collaboratore Stefano Prete, il segretario comunale di Acquarica del Capo Giuseppe Leopizzi, il consigliere comunale di Matino Mirko Vitali, il direttore tecnico del Cotup, Michele Patano e la funzionaria dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici, Michela Corsi.

 

Fonte : Quotidiano

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