Inter, prove di finale

In attesa di capire se il biglietto aereo per Madrid  

 staccato ieri sera da José Mourinho (partenza ore 21) preveda anche un ritorno (sul tema le ultime parole sono state per Marca: «Allenerò al 100% il Madrid, ma non so dire quando. Se sei un allenatore o un grande giocatore non puoi non andare lì, lasceresti un buco nella tua carriera»), l’Inter ha ufficialmente iniziato l’avventura-finale. «Vamos a Madrid», spiega lo striscione srotolato alla Malpensa dai tifosi, e allora vamos cercando di dimenticare un numero, 45 (come gli anni che sono passati dall’ultima vittoria della Coppa dei Campioni) che potrebbe sapere di «ossessione», e concentrandosi su un altro, 3, come tripletta e quindi sinonimo di «sogno».

Sull’aereo è salita anche qualche idea. Prende forma l’ultima creatura di Mou, la squadra che il portoghese sta pensando di opporre sabato al Bayern del suo vecchio maestro Van Gaal: ieri mattina, nell’ultimo allenamento a casa— che Mourinho ha lasciato anzitempo e malvolentieri per colpa del vulcano islandese — hanno giocato Maicon a destra, Samuel e Lucio centrali, Chivu terzino sinistro, Zanetti a centrocampo al fianco di Cambiasso e i soliti tre (Eto’o, Sneijder e Pandev) dietro a Milito, che ieri sera ha avuto la certezza della convocazione per il Mondiale con l’Argentina. Balotelli si è allenato con il gruppo (l’affaticamento di martedì è superato) ed è pronto per l’unica partita nella quale vale la pena esultare, come ripete spesso. Che siano o meno questi, alla fine, gli 11 per l’impresa, tra le poche cose certe c’è che Samuel Eto’o sarà protagonista. Nessuno come il camerunense sa come si fa. È l’unico interista ad aver già vinto la Champions (due volte con il Barcellona, tre contando quella a 18 anni con il Real, ma di quella squadra era ai margini), e con l’assenza di Thiago Motta per squalifica è anche l’unico ad aver già giocato una finale. Per l’attaccante arrivato dal Barcellona con la fama di essere una star permalosa e difficile da gestire e che all’Inter si è adattato anche a fare il terzino, le suggestioni o le extra motivazioni di una partita così sono infinite. Innanzitutto potrebbe essere il primo giocatore al mondo a realizzare un «doble triplete», che sembra un’acrobazia da circo o un panino con troppi strati, e significa invece ripetere la vittoria di tutti i trofei già riuscita lo scorso anno con il Barcellona.

Poi c’è quella voglia di far vedere, una volta di più, ai madridisti che cosa si sono persi: correva la stagione ’98-’99, Eto’o veniva dalle giovanili, giocò una partita con il Real, fu mandato in prestito all’Espanyol, giocò altri due incontri l’anno dopo e poi urlò «Non sono uno schiavo» in faccia a Florentino Perez che lo voleva sbolognare al Deportivo. È andato al Maiorca e, dopo cinque anni sull’isola, ha scritto la storia recente del Barcellona. Al suono di tre campionati (2004, 2006 e 2009) e due Champions (2006, 2009) conquistati. Ovviamente, Samuel ha segnato in entrambe le finali. Ma forse è proprio l’anno delle triplette.

 

Fonte: CdS

 

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