Inter: E’ il giorno più importante

“La mia squadra gioca per un sogno, non per un’ossessione”.

 E’ questo lo spirito con cui l’Inter di José Mourinho si avvia a disputare la finale di Champions League. I nerazzurri affronteranno a Madrid il Bayern Monaco con l’obiettivo di riportare in bacheca un trofeo che manca da 45 anni. “Se perdiamo, non saremo perdenti: saremo solo la squadra che ha perso. La finale di Champions è sempre importante, posso immaginare che per i tifosi dell’Inter questa sia speciale perché 45 anni sono tanti. La maggior parte dei tifosi non erano nemmeno nati quando l’Inter ha vinto l’ultima Coppa dei Campioni. La partita di domani non comporta responsabilità particolari per noi, ma capisco che la vittoria sarebbe speciale per il club e i tifosi”, dice lo Special One, che alla vigilia non avverte particolari sensazioni.

“Sentirò domani la pressione. Mi conosco perfettamente, so quello che succederà. Domattina mi sveglio e dico ‘Fra qualche ora gioco la finale di Champions’. Il cuore va un po’ più veloce, la temperatura del corpo si alza un pochino. Si lavora, si prepara la partita. Quando si arriva allo stadio, due ore prima della partita, finisce tutto: mi sentirò nel mio habitat naturale, senza pressione particolare”, spiega. La prossima partita è sempre quella più importante. Siamo andati avanti così per tutto l’anno e la penseremmo così anche se domani dovessimo giocare in Coppa Italia contro il Livorno”, ribadisce. Al Santiago Bernabeu, Mourinho incontrerà Louis van Gaal. Con il tecnico olandese del Bayern, il portoghese ha collaborato oltre 10 anni fa al Barcellona. “Ho imparato da lui, per arrivare in alto bisogna lavorare tanto. Posso solo parlare bene di quel periodo: sembra sia successo ieri, invece sono passati 12-13 anni. Con me è stato fantastico”, dice Mourinho.

Per van Gaal, Mourinho propone un calcio difensivo: “Sembra che abbia visto solo Barcellona-Inter e non le altre partite che abbiamo giocato, ad esempio quella contro il Chelsea”, dice il tecnico nerazzurro, che replica seccamente quando si parla di errori arbitrali a favore dell’Inter nella doppia semifinale con il Barcellona.’ ‘L’Inter arriva alla finale dopo aver giocato in 10 a Barcellona per 60 minuti. E doveva giocare in 11. Rimanere in 10 è più importante di qualsiasi altra situazione che puo’ verificarsi nel corso di una partita -dice Mourinho-. L’arbitro, domani, non penserà a quello che è successo sinora. Noi vogliamo vincere, il Bayern vuole vincere e l’arbitro vuole vincere: mi fido tanto, il direttore di gara farà un grandissimo lavoro. Non mi preoccupo”

Al fischio finale non ci sarà nessun annuncio relativo al futuro del tecnico. “Non potrò dire che questa sia stata la mia ultima partita”, dice dribblando le domande. “Quando è finita la Champions 2004 sapevo che sarebbe stata la mia ultima partita (con il Porto, ndr) e che sarei diventato allenatore del Chelsea. Ora non posso dirlo…

 

Fonte: La Stampa

 

 

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