Dopo un complesso intervento di restauro svolto grazie 

    ai due finanziamenti dell’ “OTTO PER MILLE” DPR 76/1998 e di un’ulteriore finanziamento della Conferenza Episcopale Italiana, giorno 29/05/2010, è stata Riaperta la “Chiesa di S. Antonio da Padova” di Nardò. 

 Il centro storico, dunque, si arricchisce, rispolverando una delle sue riconosciute ‘perle preziose’. Fisiologicamente, ora, è evidente l’attrito tra la gentile facciata e il degrado dell’assetto della piazza. Lo spazio antistante la chiesa, infatti, va riqualificato. Di certo sarà utile un concorso di idee. L’ “Osservatorio sulla città” sollecita, ancora una volta (e questo da una decina d’anni), l’attenzione alla valorizzazione dei  ‘vuoti urbani’  che in questo caso, mostrano il limite, nella loro mancata definizione compositiva, a favore della qualità di un tessuto viario cittadino da riformulare. Ritengo sia il momento di dare spazio ad una visione aggiornata, qualificante e concettuale di ‘vuoto’, a difesa delle ‘enclavi urbane’, che da anni, ho iniziato, ponendo l’attenzione sulla condizione quotidiana di questi particolari spazi e l’indifferenza verso queste fondamentali parti urbane.

 Le vie, gli slarghi, le prospettive stradali che derivano dall’incrocio di più stradine, i punti di fuga sia essi campanili o chiese, facciate di palazzi o edifici di pregio, vanno identificati, difesi, ripristinati nella loro lettura tipologica e strutturale mediante spazi di preparazione e di lettura della città. Solo così, i cittadini comprenderebbero di quanti e quali diverse preziosità sono possessori. Ritengo che maggiore debba essere la sensibilità per un approccio integrato e generale nei confronti della qualità architettonica. La piazzetta di S. Antonio, dunque, allo stato delle cose, pone in evidenza la sua debole situazione. L’”Osservatorio sulla città”, perciò rileva che, la preziosità della chiesa aperta finalmente alla città, ancora, “non le appartiene”, in quanto, diverse sono le barriere architettoniche, la mancata risistemazione del verde, dei percorsi, dei parcheggi o della zona della piccola fontana.

 Il completamento della costruzione della chiesa ‘reale’ avverrà, quando tutte queste variabili saranno risolte. Altrimenti, il rischio è la creazione di un prezioso scrigno, tenuto nella sabbia, nella polvere e nel disordine, non corrispondente alla propria importanza.
Magari finendo per rappresentare ‘la solita cattedrale nel deserto’, come il ripristino dell’Incoronata, purtroppo, da lunghissimo tempo, ci sta insegnando. 
N.B. (Auspico per la piazzetta di S. Antonio, di pensare anche ad un piccolo parco giochi ed a lasciar perdere assurdi spazi vincolanti, destinati a monumenti sia sacri che istituzionali, capaci solo di frammentare i luoghi e l’uso, occorrono, dunque, spazi aperti solo ed esclusivamente alla collettività ). 

Paolo Marzano
responsabile dell’”Osservatorio sulla città” – Nardò (Le)

 

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