In un pallido sole primaverile, può capitare di avere piacere a fare una passeggiata per la nostra città. Così é successo a me oggi, allorquando decido di riprendere mia figlia dalla scuola materna. 

 Il percorso deve essere amabile e rilassante, quindi imposto il Tom-tom cerebrale per le vie del centro storico. Non mi stanco mai di mettere il naso all’insù per ammirare le meraviglie del nostro borgo antico. E’ ora di pranzo, quindi le presenze umane si contano col contagocce.

 Se non fosse per qualche auto che transita e per qualche scooterista ammazza decibel, per giunta emulo di Valentino Rossi nel circuito cittadino, che distolgono la mente dall’atmosfera di pace e serenità.  L’iter prevede il passaggio davanti alla chiesa di San Giuseppe.  Una famigliola di turisti è ferma a leggere la storia di questo luogo sacro sull’opuscoletto posto all’esterno.

 Ovviamente la Chiesa è chiusa! E, conoscendone la bellezza dell’interno, monta la rabbia per quei poveretti che hanno macinato migliaia di km per visitare le bellezze del Salento, per transitare da Nardò (della quale vantiamo la bellezza nell’arte e nella storia), città ricchissima di chiese, e rimanere con un pugno di mosche limitandosi a contemplarne solo la facciata.

 Il mitico ITC Ezio Vanoni qualcosa mi ha pur lasciato, e non faccio molta fatica a fare due calcoli, semplicemente ipotizzando la chiesa aperta e una guida turistica. Ma vi risparmio la pappardella perché penso chi ci siate arrivati anche voi. Cerco di smaltire la rabbia ma da li a pochi passi c’è il passaggio davanti alla chiesa di San Domenico. “Sputa ca ncoddrha” la scena é la medesima. Altro gruppo di turisti e altra chiesa chiusa. Aumento l’andatura perché bestemmiare davanti ad un luogo sacro è blasfemo.

 E da credente non mi va di passare come un profanatore…  Ma nel centro storico di Nardò è impossibile svicolare da questo pericolo perché il transito da Piazza Salandra, che si apre ai miei occhi in tutta la sua bellezza, oltre a mettermi di fronte alla guglia dell’Immacolata, mi mostra un’altra chiesa: San Trifone! Ma ahimè questa non fa testo perché e sempre chiusa e forse lo sanno anche i turisti, poiché in piazza non vi è traccia della loro presenza.

Dai Fernà, pochi passi e sei arrivato penso fra me e me. Resta l’ultimo ostacolo, la Cattedrale! Sfoglio la margherita mentale (ci saranno, non ci saranno), mentre saluto il mio amico Ettore che chiude la sua “puteca”. Et volià! Una coppia di turisti ammira la facciata del Duomo, ma non può bearsi di visitarne l’interno!

I click della macchinetta appesa al collo dell’uomo restano solo nei suoi pensieri. Non è possibile mi chiedo! Questa non può essere la mia Nardò! Una città che vanta i suoi tesori e che vuole vivere di turismo ma che non sa fare 1+1 in marketing e promozione turistica.
Arrivo a scuola, in Piazza Umberto. Il sorriso solare di mia figlia mi fa dimenticare le disgrazie di questa città. Decido di fare il percorso più lungo; decido di tornare a casa evitando il centro storico. Ho vergogna a guardare per un attimo negli occhi qualche altro spaesato visitatore. Mia figlia percepisce la mia rabbia-delusione.

 
“Papà che c’hai?”, mi chiede. Nulla, la tranquillizzo e le sorrido, nell’incanto della sua età non voglio rattristarla spiegandole una città che non funziona!

 

Link: http://www.flickr.com/photos/nardoonline

 

 

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