Il Senato ha approvato il ddl intercettazioni sul quale il governo aveva posto la fiducia. Sono stati 164 i voti favorevoli della maggioranza (tranne l’Mpa che non ha partecipato), 25 i contrari di Idv, Api, Udc e Radicali.

I senatori del Partito democratico avevano abbandonato l’aula prima del voto. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera.Dopo l’occupazione dei banchi del governo a Palazzo Madama, in attesa della diretta televisiva sulla fiducia posta dal governo, in mattinata l’Italia dei valori aveva scelto di non partecipare alla conferenza dei capigruppo convocata da Schifani. Alla fine, il presidente di Palazzo Madama ha espulso i senatori dell’Idv. Per il leader Antonio Di Pietro: ”Di fronte a questa legge criminogena, fare come Ponzio Pilato è peggio che fare come Erode. Invitiamo i cittadini a ribellarsi, a non stare alla finestra”. Di Pietro ha ribadito l’auspicio che la legge non venga promulgata e che “il Capo dello Stato faccia sentire la sua voce” contro ”una simile prevaricazione, con un governo che mette la fiducia il 25 maggio su un testo ancora non definito”.

Una risposta indiretta alla richiesta di non approvare la legge arriva direttamente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “I professionisti della richiesta a non firmare al presidente parlano molto spesso a vanvera”, dice il capo dello Stato da Napoli per partecipare a un convegno promosso dalla fondazione Ipalmo. “Per il resto non ho nulla da aggiungere sul decreto intercettazioni” conclude. A stretto giro la replica diretta di Di Pietro: “Noi dell’Italia dei Valori non abbiamo ne’ intenzione ne’ soprattutto tempo per polemizzare con il Capo dello Stato. Piuttosto ribadiamo che la responsabilita’ di questa legge e’ del governo Berlusconi e della sua maggioranza complice. Una cosa e’ certa: ci troviamo di fronte ad una legge iniqua, incostituzionale e immorale e una forza politica, come la nostra, che crede nella Costituzione ha il dovere di denunciarne la gravita’ all’opinione pubblica e di attivarsi per impedirne la sua approvazione”.

Prima della votazione Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, ha annunciato che ”il mio gruppo non parteciperà al voto di fiducia perché risulti chiaro il fatto che qui oggi comincia il massacro della libertà”. Subito dopo il suo intervento i senatori democratici hanno abbandonato l’aula. La senatrice ha anche chiesto la convocazione della Giunta del regolamento per “verificare le legittimità del percorso” del testo del provvedimento, lamentando una incongruenza tra i tempi e il testo sul quale il Consiglio dei ministri ha autorizzato la fiducia e quello approdato in aula. “Il testo è cambiato tre volte” ha detto la Finocchiaro chiedendo di “dipanare una questione che, tra equivoci e lassismi, rischia di trasformare una cosa seria in una farsa”.

E se il Movimento per l’autonomia non ha dato la fiducia disposta dal governo al ddl – secondo quanto annunciato in aula da Riccardo Villari, spiegando che i senatori del movimento che fa capo a Raffaele Lombardo non avrebbero parteciperato al voto – da parte loro i senatori Udc sono rimasti “basiti” dalla decisione del governo di porre la fiducia. Lo ha detto in aula a palazzo Madama il presidente dei senatori centristi Gianpiero D’Alia, definendo tale decisione “un gesto di chiusura”. D’Alia ha poi sottolineato che i senatori voteranno contro.

Per il leader di Alleanza per l’Italia Francesco Rutelli, “chi vuole utilizzare le intercettazioni per combattere il crimine sarà indebolito, mentre il crimine sarà aiutato”.

E arriva anche una ‘lettera aperta’ per esprimere la delusione sulla legge sulle intercettazioni da parte del periodico della Fondazione ‘Farefuturo’, che prende così posizione: “Si poteva fare di più e di meglio. Tanto è cambiato: è vero. Ma tanto forse poteva ancora cambiare. Ed è inutile nasconderla, questa delusione. Inutile nasconderla questa insofferenza – scrive il direttore Filippo Rossi – verso se stessi”.

Fonte : Agn

 

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