Puglia, il “laboratorio” lo apre il Pdl per rilanciare l’unità del partito

Cosa si muove in Puglia? Le elezioni regionali sono state lo spartiacque per centrosinistra e centrodestra. Con il bis di Nichi Vendola nel primo caso, con la rinnovata sconfitta nel secondo. 

 Ma il risultato elettorale, paradossalmente, ha ribaltato i piani della progettualità politica: così se prima del voto la Puglia è stato il laboratorio di D’Alema e Casini (ma ha chiuso i battenti poco dopo l’apertura), poi quello del “Berlusconi rosso” (alias Vendola) pronto a lanciare la sua “Opa” al Pd (e alla premiership in chiave 2013), adesso di tutto questo fermento a sinistra si sono perse le tracce. Perché Vendola usa il suo carisma “ecumenico” per farsi “feudatario” e dall’alto del suo trono governa, dopo aver regolato i conti (interni) con chi tra i democrat e non solo, gli ha remato contro.

Nell’area del centrodestra, invece, si torna a parlare di futuro e si mettono in cantiere idee e proposte, non per cancellare le esperienze del passato ma per integrarle in un progetto nuovo che passa anche dal coinvolgimento delle migliori intelligenze nel campo culturale, sociale e politico, che non si riconoscono nel radicalismo di Vendola, ma che al tempo stesso, non sentono il bisogno di militare in un partito.

E’ il progetto che propone Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl che nei giorni scorsi a Bari ha tenuto a battesimo la sezione pugliese della Fondazione Magna Carta, un think thank che ha già raccolto adesioni di peso, soprattutto nel mondo accademico. I suoi detrattori interni l’hanno già derubricata a “corrente” e tentano di evidenziare il dualismo tra il “barese” Quagliariello e il “salentino” Fitto non tanto per ragioni campanilistiche che pure contano in una terra dove le tradizioni hanno ancora un valore, bensì sul diverso approccio dei due nei confronti della Regione e dunque di Vendola.

Non mancano addirittura velati riferimenti su improbabili parallelismi tra ciò che Fini fa a livello nazionale nel Pdl e quanto il senatore vorrebbe realizzare in Puglia: in altri termini, il controcanto a Fitto di una componente minoritaria dentro il partito locale. Così, se Quagliariello viene dipinto come dialogante e interessato al confronto a prescindere, arrivando perfino a strumentalizzare l’invito rivolto al governatore per la presentazione del suo libro (“La persona, il popolo e la libertà. Per una nuova generazione di politici cristiani”, edito da Cantagalli), il ministro Fitto è colui che di dialogo con l’avversario politico non ne vuole sentir parlare per “partito preso”, è il caso di dire.

Ma l’idea che negli ambienti pugliesi si tenta di accreditare, cioè quella di una conflittualità perenne tra i due che non esiste, non solo dà l’immagine di un Pdl diviso a metà ma rischia anche di rallentare l’azione di rilancio del partito alla quale sia Quagliariello che Fitto sono impegnati. C’è poi un altro aspetto da considerare: se si arriva a fare polemica perfino sul fatto che Vendola vada o meno a un’iniziativa culturale per porsi in aperto contraddittorio con un esponente Pdl, significa che si alimenta un rischio che solo gli ingenui possono ignorare.

Il rischio è che passi il messaggio di un Pdl “buono” e un Pdl “cattivo”. Se si leggono le cronache di questi giorni dei giornali di area centrosinistra dedicate all’approdo pugliese della Fondazione Magna Carta, si comprende facilmente come questo rischio sia già reale. Il tutto, nonostante Quagliariello si sia tenuto alla larga da congetture e spunti che potessero prestare il fianco a qualsiasi  strumentalizzazione.

E se questo è lo stato dell’arte, figuriamoci cosa può succedere il giorno in cui Vendola sarà alla presentazione del libro di Quagliariello. Il vero paradosso della vicenda è che mentre i due stanno gettando le basi per una “tregua”, il terreno sul quale impostare il cammino comune viene riempito di ostacoli per renderlo impraticabile.

Come se ne esce? Due le possibili opzioni, a nostro avviso. Quagliariello fa bene a sfidare Vendola sul piano ideale togliendogli il “primato” di unico depositario della cultura che il governatore si è auto-assegnato, tuttavia non dovrebbe fargli sconti sul versante dell’attività amministrativa e, ancor più, in quello del garantismo.

In che modo? Ad esempio ricordando ai pugliesi la linea giustizialista assunta dalla Regione e in primis dal suo presidente nei confronti del predecessore Fitto con la costituzione dell’ente come parte civile nel procedimento sull’inchiesta “La Fiorita” nella quale l’ex governatore del centrodestra è coinvolto. Atteggiamento diametralmente opposto a quello tenuto dal Pdl nello scandalo di “Sanitopoli” che ha travolto alcuni assessori di peso della prima giunta vendoliana. Questione di stile, ma anche di sostanza.

In questo senso, Quagliariello dovrebbe stare di più in prima linea nella battaglia per le garanzie individuali, non consentendo che contro Fitto si pongano in atto comportamenti francamente incredibili.

D’altro canto, Fitto non dovrebbe chiudere aprioristicamente e in modo ideologico tutti i canali di comunicazione nei confronti del presidente della Regione, cadendo così nell’errore di dare a Vendola il vantaggio che la sinistra in questi anni ha regalato al Cav., sventolando la bandiera dell’antiberlusconismo a priori. Non solo, ma il ministro per i rapporti con le Regioni dovrebbe utilizzare in modo sinergico, ciò che il vicepresidente dei senatori Pdl è in grado di offrirgli: un lavoro comune nella battaglia contro la sinistra.

Entrambi, poi, devono essere in grado di coinvolgere in una nuova stagione le tante energie che il partito è in grado di esprimere, evitando l’effetto tête à tête. In fondo, Fitto e Quagliariello hanno un obiettivo politico che li lega: riconquistare la Puglia.

Fonte: lOccidentale

 

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