Dal 9 al 30 maggio 2010, nella Chiesa di S. Maria Annunciata in San Martino dall’Argine (MN), ha aperto la mostra dell’artista neretino Marcello Malandugno. Dal commento critico di Paolo Marzano, al catalogo della mostra, è stato tratto il concept del titolo della mostra mantovana “Il tempo della narrazione”. 

 Le trenta opere sono state inserite nella meravigliosa cornice della chiesa, ora sconsacrata, a cura della Galleria d’arte moderna “Studio10”. Le opere di Marcello Malandugno, come il giornale “La Voce di Mantova”, qualche giorno prima, riportando il testo del critico d’arte Paolo Marzano, aveva premesso, sono state inserite in un’atmosfera insolita e altamente ‘sensazionale’. Un contenitore, quello della chiesa, non più, aperta al culto, che ha determinato un perfetto amplificatore delle preziosità linguistiche ‘sospese’, della rinnovata arte contemporanea del giovane, ma maturo, artista di Nardò.

 Alla presenza delle istituzioni cittadine e degli organi rappresentati, si è aperto il vernissage del 9 maggio alle ore 17.30. Agli interventi susseguitisi sia dei galleristi di riferimento dello “Studio10”, del vicesindaco del pittore presente, è seguito quello del critico d’arte Paolo Marzano che ha illustrato la carica emozionale, le caratteristiche materico-pittoriche e compositivo-segniche, dell’arte di Marcello Malandugno. Dall’intervento critico: “Malandugno narra l’interessante avventura di un continuo spostamento in ‘verticale’ dentro la natura delle cose, lì dove esse diventano tutt’uno con l’essenza più profonda della loro realtà emergente.

Più che un ‘viaggio introspettivo’, Marcello Malandugno indaga, come pochi, lo spostamento dell’ente fisico (oggetto) ‘consueto’, nel suo compiere il balzo, verso la dimensione concettuale – continua Paolo Marzano – ne  scaturisce, dunque, una dialettica artistica dinamica e coinvolgente, sconfinante in morandiane, squisite ed instabili asimmetrie volumetriche, riconoscibili dai riferimenti metafisici con divagazioni surreali e componenti informali fuse ad un ‘sottile’ simbolismo”.

 Delle 30 opere esposte, circa la metà, sono andate vendute nella stessa serata del vernissage. Dall’interesse e dalla sensibilità dimostrata dagli osservatori, arrivati da tutta la zona, perlopiù, di Cremona e Mantova, di cui alcuni già conoscevano il pittore, si è evidenziato un ‘colto’ atteggiamento prettamente recettivo e sensibile della gente di questa zona. E ancora, dall’intervento critico: “Soggetti e oggetti compongono fraseggi di inusitate figurazioni, secondo un codice originale e atipico, ma ‘la transitorietà della materia’ diventa il ‘tempo della narrazione’ – aggiunge il critico Paolo Marzano, concludendo l’intervento – la figura dell’angelo, umanizza con disinvoltura temporale, ciò che dell’uomo diventa, la sua attinente natura divina, nelle composizioni de ‘i totem’ emerge come ‘tempo’ mitico, nelle ‘ipotesi di paesaggio’, dove alberi dal tronco ‘a punta di scalpello’ nascono dalla pietra (leccese), il tempo è dato dai ricordi di tagli inferti dall’uomo nella crosta terrestre, profili di reali giochi materici esistenti nell’esperienza visibile del pittore”.
La sensibilità e il gioco concettuale di un racconto storico, diventano, dunque ‘il tempo della narrazione’. Erranti sperimentazioni dell’arte contemporanea secondo i due neretini, in viaggio, nell’elegante e austera, corte dei Gonzaga.

 

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