Trattare il reportage confrontando il linguaggio della fotografia con quello televisivo e del web, la parola stampata con quella pronunciata. È questo il senso della seconda edizione di «Reportage Atri Festival», rassegna internazionale dedicata al giornalismo di testimonianza e d’inchiesta in corso da due giorni tra i vicoli medioevali della cittadina abruzzese di Atri.

 

La seconda edizione si apre con una serie di dibattiti, presentazioni di libri e inaugurazioni e prosegue fino alla fine d’agosto con quattordici mostre fotografiche e installazioni. «Il reportage oggi – spiega Toni Capuozzo, direttore del festival – è un prodotto artigiano che viene guardato come si guarda a una specie in via di estinzione. Il mondo è diventato un posto più piccolo, in cui tutti presumono di conoscere tutto e nel quale ogni notizia si consuma velocemente, bruciando storie e volti. Il reportage rappresenta invece la possibilità di mantenere vive le differenze: un corto circuito che riaccompagna all’origine delle cose. Più i media vanno veloci, più si impreziosisce la lentezza: per questo abbiamo deciso di dedicare il secondo Festival del Reportage di Atri proprio al tema del tempo».

Nella seconda edizione del Festival, 14 mostre fotografiche di autori di fama internazionale come Paolo Pellegrin, Larry Towell, Bruce Gilden e Peter van Agtmael (fotografi dell’agenzia Magnum Photos). L’esposizione «Picture Post», curata da Dewi Lewis e realizzata in collaborazione con Getty Images, omaggio alla storica rivista inglese (1938-1957); poi «Luigi Barzini: impressioni di viaggio. 1900-1902», mostra realizzata in collaborazione con la Fondazione “Cor riere della Sera”, che racchiude circa 170 disegni di personaggi, figure tipiche, paesaggi, monumenti incontrati nei paesi visitati dallo storico inviato.

Ad Atri si incontrano inviati di testate nazionali e docenti di giornalismo. Tra gli intervenuti quest’anno anche Carlo Bollino, direttore della «Gazzetta del Mezzogiorno », che ha condotto con Gianpaolo Colletti del «Sole 24 ore» un dibattito sul fenomeno delle «web Tv», mentre insieme a Ennio Remondino e al fotografo franco- sloveno Klavdjij Sluban ha rievocato gli orrori della guerra nell’ex Jugoslavia e le prospettive di rinascita dei Balcani.

 

 

Fonte : GdM

 

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