La Cina è vicina

Fin troppe volte ho sentito dire: “questi cinesi non ci fanno più lavorare. Invadono il nostro mercato con le loro merci, contraffatte e scadenti, per poi venderle a quattro soldi”. Si scopre, invece, che sono fatte talmente bene (le loro merci) che gli stessi produttori nostrani faticano non poco a riconoscere il vero dal falso.

Orbene, sbaglio o sono stati i nostri imprenditori a chiudere le  aziende in Italia per trasferirsi in quei Paesi dove la manodopera costa un tozzo di pane per produrre ciò che fino al giorno prima si faceva  in Italia, per guadagnare cento volte tanto e incuranti di aver buttato sul lastrico centinaia di famiglie? Forse pensavano (i nostri imprenditori) che quei “sottosviluppati” non sarebbero riusciti, da soli, a fare una buona scarpa, una borsa o una camicia, dopo che, proprio gli stessi imprenditori, hanno insegnato loro come si facevano?

Capisco le difficoltà di mercato che oggi incontrano i nostri produttori  che si ripercuotono su migliaia di lavoratori e di famiglie, ma era inevitabile che ciò accadesse: solo che non si è stati in grado di considerare conseguenze e rischi di tale operazione.

E piangere, oggi, sul latte versato serve veramente a poco. Ogni tanto varrebbe la pena fare qualche parallelismo come, ad esempio, con  i frequenti disastri abientali:  per troppo tempo, abbiamo violentato la natura, pensando di poterla assoggettare a nostro piacimento e trattare come oggetto inerte. Purtroppo le cronache ci raccontano sempre più frequentemente l’esatto contrario: la natura è viva. Soffre quando viene maltrattata e quando urla il suo dolore e vuol mostrarci tutto il suo disgusto, siamo soliti usare l’espressione: “la natura si è rivoltata contro”.

Ecco, questo è un pò ciò che è avvenuto (fatte, ovviamente, le dovute differenze) con coloro che abbiamo considerato (e qualcuno considera ancora) “sottosviluppati”. Calcoli sbagliati o rischi (?) calcolati?

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