I primi immigrati sono già arrivati. Gli altri, il gruppo più numeroso, giungerà a Nardò nei prossimi giorni. In tutto saranno 400 gli africani che fino agli inizi di agosto raccoglieranno le angurie nelle campagne tra Nardò e Copertino. Un lavoro faticoso, anche umiliante, sottopagato secondo la Cgil salentina, che viene boicottato dai disoccupati salentini.  

 

In provincia di Lecce accade come nel Nord Est dell’Italia, dove le fabbriche sono piene di extracomunitari. Il fenomeno Nel Salento i disoccupati e i cassintegrati sono migliaia. Ma a loro lavorare con le aziende agricole per la raccolta delle angurie proprio non interessa. Una realtà ineluttabile, un po’ come avviene nelle aziende del Veneto e del Friuli piene di lavoratori immigrati africani e asiatici. Il Salento, però, questa volta sta preparando nei minimi dettagli la macchina dell’accoglienza per i braccianti agricoli immigrati. Lo scorso anno, infatti, centinaia di africani (molti anche clandestini) furono costretti per mancanza di posti letto ad accamparsi nelle stesse campagne. Situazioni assurde ed umilianti che vennero denunciate dall’ex sottosegretario Alberto Maritati del Pd. Quest’anno, invece, Provincia e Comune di Nardò hanno messo a punto un piano che sarà stamane illustrato a Palazzo Adorno dall’assessore provinciale alle Attività Produttive, Salvatore Perrone, e dal sindaco di Nardò, Antonio Vaglio.

Il vertice 23 giugno a sera al Comune di Nardò si è svolto un vertice tecnico al quale hanno preso parte anche i sindacalisti della Cgil. Secondo le prime indiscrezioni a disposizione degli immigrati africani saranno allestite delle tende nell’area di Masseria Boncuri a Nardò, da due anni trasformato in centro di accoglienza per i braccianti agricoli. Nella Masseria Boncuri i posti letto sono non più di una trentina, gli extracomunitari invece sono almeno 400. Troppi, davvero troppi. Ecco perchè è scattato il piano di accoglienza. «Saranno allestiti – spiega Antonio Gagliardi della Cgil – anche i bagni chimici ed una cucina da campo per garantire un pasto giornaliero agli immigrati. Inoltre l’Asl assicurerà dalle 7 alle 22 la presenza di infermieri specializzati e di un’ambulanza per eventuali soccorsi in ospedale». In pratica, il Salento non abbandonerà al loro destino gli immigrati. Aggiunge Gagliardi: «Auspichiamo ora che le aziende agricoli trattino bene queste persone. Nella raccolta delle angurie, gli immigrati guadagnano un centesimo a chilo. Lavorano dalle 12 alle 14 ore al giorno, sotto il sole cocente.

Dovrebbero guadagnare 120 euro alo giorno ma, lavorando in gruppo di 4-5 persone, devono dare conto ad un caposquadra che viene pagato. Alla fine i braccianti agricoli immigrati guadagnano non più di 40 euro al giorno. Ecco perchè la raccolta delle angurie non attira i lavoratori salentini». Le aziende agricole Le organizzazioni sindacali, infine, vigileranno affinchè i proprietari delle aziende agricole assumano con regolare contratto di lavoro agricolo i braccianti immigrati. «Spesso però – conclude Antonio Gagliardi della Cgil – i titolari delle aziende agricole non hanno rapporti diretti con gli immigrati. I braccianti vengono arruolati dai mediatori i quali poi si fanno pagare dagli agricoltori». Nei giorni scorsi i deputati salentini Teresa Bellanova (Pd) e Ugo Lisi (Pdl) hanno presentato una proposta di legge contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro.

Fonte: CdS

 

 

 

 

 

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