I tagli alle Regioni rimangono, ma diventano “flessibili”. Il relatore Antonio Azzolini ha firmato un emendamento alla manovra, presentato in commissione Bilancio al Senato, in base al quale le risorse statali che spettano “a qualunque titolo” alle Regioni vengono ridotte di 4 miliardi nel 2011 e 4,5 a decorrere dal 2012, ma le riduzioni saranno ripartire “secondo criteri e modalità stabiliti in sede di conferenza Stato-Regioni”. Il tutto entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto. 

 Per le province il taglio (inclusa la compartecipazione all’Irpef) è di 300 milioni per il 2011 e di 500 milioni a partire dal 2012. Per i Comuni sopra i 5.000 abitanti taglio ai trasferimenti per 1,5 miliardi nel 2011e 2,5 miliardi dal 2012. Anche in questo caso a decidere le modalità sarà la Conferenza Stato-Citta.

In precedenza Bossi aveva aperto alle richieste delle Regioni: “C’è spazio per delle modifiche”, aveva affermato il leader leghista preannunciando un incontro con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e concludendo con un “vediamo di convincerlo un po'”. Le parole di Bossi erano arrivate a poche ore da quelle pronunciate ieri, a San Paolo, da Silvio Berlusconi. Il premier aveva prima aperto alle modifiche poi aveva innestato la retromarcia (”la manovra è ormai delineata e non si tocca”).

In serata Azzolini, che è anche presidente della commissione Bilancio, ha presentato altri 11 emendamenti in cui rientrano le misure sul fisco, sull’innalzamento delle pensioni delle donne nel pubblico impiego a 65 anni, sugli assegni di invalidità, sul patto di stabilità e sulle tasse in Abruzzo.

In giornata era stato bocciato l’emendamento del Pd che puntava a ridurre l’uso delle auto blu. “In commissione si sta svolgendo una simulazione di lavoro parlamentare che ha visto finora accantonati oltre 300 emendamenti, vede il governo muto, vede il relatore Azzollini in una difficile situazione in cui non può dir parola perché attende che in altri luoghi si compensino certi interessi e arrivi un ordine alla maggioranza”, ha attaccato la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro. 

 

 

 

 Fonte: La Repubblica

 

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