”Il rapporto con la sanita’ privatapugliese è in crisi perchè noi, per lavorare con partner privati, abbiamo bisogno di una chiarezza contrattuale che è anche una chiarezza di rapporti in termini economici”. Così l’assessore regionale alla sanità, Tommaso Fiore, ha commentato gli effetti di due recenti ordinanze del Tar di Bari (terza sezione), la prima delle quali, lo scorso 29 aprile, il Tar ha dato ragione alla clinica privata Anthea di Bari ordinando alla Asl di Bari di pagare somme extra nonostante il superamento dei tetti di spesa stabiliti per legge regionale e recepiti con delibera della Asl.

 

La differenza, ha spigato Fiore, in termini economici, sarebbe di circa 15 milioni di euro in tre anni. Un costo non previsto e non indifferente, tenuto conto che a questo ricorso di Anthea, ha detto Fiore, potrebbero seguirne altri di altre cliniche private mettendo in gioco per la Regione un centinaio di milioni di euro di spesa non prevista. Fiore ha annunciato che la Asl, affiancata dalla Regione, presenterà ricorso al Consiglio di stato contro la ordinanza del Tar.

Nel frattempo però, l’assessore sottolinea la necessità di riconsiderare il rapporto con i privati nella sanità tenuto conto della necessità di dovere programmare con certezza “la spesa regionale soprattutto in una fase come questa che è una fase di tagli e sacrifici”. Fiore non ha risparmiato critiche alla decisione dei giudici amministrativi di dare “più valore ad un accordo sottoscritto con un funzionario Asl (nel corso di un tavolo tecnico convocato quando l’Anthea ha chiesto il pagamento delle somme extra) che ad una legge regionalè”.

“Con questa ordinanza – ha detto – viene messa in crisi la nostra politica dei tetti e questo significa che l’intero rapporto tra privato e Regione diventa seriamente problematico”. Tanto che l’assessore non esclude addirittura che nel quadro della razionalizzazione del sistema sanitario pugliese, che prevederà tagli, questo rapporto possa addirittura “azzerato”.

Per l’assessore, la questione rischia di sfociare in un ‘imbottigliamento tecnico-giuridico-amministrativo”, ed ha implicazioni tutte politiche. “In parte perchè – ha detto – bisogna ripensare interamente al rapporto pubblico-privato nella regione e in parte perchè queste ordinanze sono frutto di una confusione generale che esiste nel Paese in cui ciascuno fa la parte che non gli compete” e i giudici del Tar pare vogliano mettersi a fare l’assessore alla sanità.

Fiore ha poi illustrato la secondaordinanza del Tar che sarà appellata al Consiglio di Stato dalla Asl e dalla Regione. “E’ assai pi— grave – ha detto – e riguarda i centri di riabilitazione non pugliesi, questione che ha gi… interessato la Procura (e che port• alle dimissioni dell’allora assessore Alberto Tedesco)”.

La Regione, prima con un atto amministrativo e poi con una legge, ha spiegato Fiore, ha stabilito che le Asl devono contrattualizzare i centri fuori regione con operatori in Puglia, perch‚ solo cos è possibile controllare i requisiti e l’attività.

L’ordinanza del Tar del 26 giugno, invece, ha detto ancora, “ci dice che non dobbiamo rispettare la legge e contrattualizzare le strutture extraregionali”. “Esprimo ancora una volta lo sconcerto per l’impossibilit… i programmare la spesa – ha detto – e vorrei invitare il Tar a venire a fare l’assessore e decidere come spendere e quanto spendere: le Asl con queste sentenze non sono in grado di governare la spesa”.

 

Fonte: GdM

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