Il turismo a Nardò… il nulla!‏

Non mi sorprendo più, purtroppo, quando ascolto i proclami lanciati dalla maggioranza ed i relativi strali dell’opposizione (che fu, non dimentichiamolo, maggioranza solo qualche anno prima), in materia di “turismo”; 

questa parola di cui ci si riempie la bocca senza avere ben chiaro cosa significhi, evidentemente.Non mi sorprende più neanche la città stessa quando, per voce di un’improduttiva Pro Loco, “fustiga” pubblicamente l’Associazione Messapia, colpevole di aver bloccato il traffico per un paio d’ore, per far conoscere il territorio a 600 atleti, provenienti da ogni dove (il 25 aprile la Giunta comunale ha impegnato 9.000 euro per ottenere un risultato simile!).

Ora, io mi sono tirato fuori dallo sterile schiamazzo di una società, quella neretina, in cui si sbraita per il gusto di essere da questa o da quella parte. Molti pensano che questa sia la politica e si sentono competenti in materia (come dargli torto, dal momento che mai come ora, nella storia della repubblica, siamo rappresentati da deputati e senatori tanto ignoranti).

 Di politica parla, invece, Massimo Cacciari quando analizza il tramonto dell’Europa o quel sacerdote incredulo nel vedere tanta gente difendere il Crocefisso (che è solo un simbolo) e poi girarsi dall’altra parte davanti al pestaggio degli eritrei che non abbiamo accolto e che giacciono, nudi e sanguinanti, nelle carceri libiche di Gheddafi, ormai grande amico dell’Italia.

Per tornare con i piedi sul nostro territorio e, in particolare, al tema del turismo, mi chiedo come si possa parlare di cose che non si conoscono. Esiste, nella storia della nostra città, uno studio scientifico e sistematico relativo al nostro patrimonio artistico, storico e naturalistico? Esiste una cultura tesa a recuperarlo e conservarlo? Esiste una spinta alla valorizzazione?

La risposta è no!Ebbene, come si può “vendere” un prodotto che non si conosce e verso il quale non abbiamo alcuna sensibilità?Sono sinceramente nauseato da una città che si crogiola nell’incompetenza e nella mediocrità. Andrò fino in fondo, nella mia battaglia, che è filosofica, prima ancora che politica. Lo faccio per un impegno preso con la parte sensibile della nostra città, di cui faccio parte e dentro cui ci si stima, ci si rispetta, si dialoga e si riflette su come uscire dal degrado. Le risorse ci sono tutte. La strada la conosciamo.

 Quello che manca è il coraggio: non il nostro! Il coraggio manca a voi, neretini; come vi mancano la speranza e la lucidità. Come cittadini non fate una bella figura: la città vi riflette ed i politici non hanno alcuna colpa. Si sono proposti e li avete votati. E non parlo di un “elettore” generico; parlo anche e soprattutto di quell’esercito di persone in gamba che ancora stentano ad assumersi le proprie responsabilità ed a proporsi, a loro volta, di fronte all’elettorato.

 L’atteggiamento di chi non fa nulla equivale a complicità in questo assurdo stallo. Il futuro lo decidiamo noi. Se non si percorrerà la via di un turismo qualificato e qualificante, la città resterà quello che è: un potenziale inespresso e polveroso.

 

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