Lettera aperta al Sindaco Antonio Vaglio

Ill.mo Sig. Sindaco;  Mi accingo, a differenza da quanto fatto da Ella, a risponderLe, non già per telefono, giacchè verosimilmente, atteso il Suo non eccezionale tasso di cortesia, alla quale peraltro ad onor del vero non è tenuto,

 potrebbe chiudermi il telefono a differenza di come io ho fatto essendomi educatamente soffermato ad ascoltarLa, ma lo faccio con una lettera aperta per un duplice ordine di motivi:Primo perché avendo scelto di essere un uomo pubblico al servizio della città, allorché assumo un comportamento, lo mantengo con lealtà sia nei confronti della formazione della quale sono parte integrante sia nei confronti dell’elettorato che si ricorderà mi aveva votato (pur nelle ridotte dimensioni del consenso attribuitomi) in una coalizione avversa alla Sua;

Secondo perché non ho assolutamente nulla da rimproverarmi, avendola richiamata al Suo dovere Istituzionale, nel mentre Lei era (più che legittimamente) in vacanza, come il Suo Vice Sindaco e non io quindi, aveva riferito durante l’ultimo Question Time non a me, ma all’intera città, atteso che quando le notizie vengono date in quella sede sono esse si di dominio pubblico.Vengo subito alla questioneIl fatto che Ella sig. Sindaco abbia riportato nei miei confronti un sentimento negativo fino ad “offendersi” sta a dimostrare ove si dovesse cogliere l’accessione filosofica dell’aspetto, che Ella milita sicuramente nella coalizione sbagliata.

Predicavano infatti i filosofi delle teorie Marxiane e di quelle Hegheliane che l’offesa è sentimento borghese e quindi dovrebbe essere sentimento non nutrito dai militanti delle sinistre.

 Se così non è, anche per quest’aspetto Lei dimostra di assommare una fortissima confusione culturale più protesa alla mera gestione del “governo” che incline allo sviluppo di un modello sociale e quindi anche per questo non avevo torto a richiederLe di lasciare il governo della città.

Lei dopo aver letto infatti l’articolo da me diffuso sulla “questione della strada vicinale Rodegaleto” si è risentito per la mia attenzione nei confronti di chi non riesce ad ottenere provvedimenti dalla Sua amministrazione e mi ha comunicato per telefono (mi scusi per l’insolenza ma non doveva usare quello del comune giacchè si trattava di fatto personale) la “fine del nostro rapporto di amicizia”.

Sento l’esigenza di dirle anzi di gridarle pubblicamente che ciò mi addolora (come uomo) moltissimo in quanto l’amicizia che Ella ha voluto tagliare data oltre un quarantennio.Le dirò mutatis-mutandis che dal punto di vista istituzionale mi sentirò, per la Sua comunicazione, più affrancato in quanto se fare il proprio dovere fa aizzare gli animi, mi dispiace egregio Sig.Sindaco, io lo continuerò a fare nei modi che spero mi riconosca sono propri del mio modo di essere e di divenire.

Non ho capito infatti in che senso mi dovrei sentire menomato dall’assenza del conforto della Sua amicizia, giacchè sig.Sindaco spero vorrà darmi atto che mai e poi mai ho chiesto nulla per mè e/o per miei congiunti.

 Laddove il rapporto che intercorreva me lo ha consentito mi sono permesso talvolta sollecitarLe provvedimenti in favore di nostri concittadini che in ogni caso per gli stessi avrebbero costituito diritti.In definitiva mi sento di dirle che l’uomo che le scrive e che ha voluto farlo mettendo al corrente la città è amareggiato da un comportamento mi consenta indefinibile, nel mentre il politico che Le scrive è qui a confermarle che se questo è il Suo essere Sindaco forse a maggior ragione dovrebbe passare la mano.Mi dispiace dover concludere per l’impossibilità di un miglior incontro.

 Dott.Antonio Sabato

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