La giocheranno due squadre che il titolo non l’hanno mai vinto, Olanda e Spagna, che sono anche il simbolo dell’estetica applicata al gioco del pallone, e riconciliano lo spettatore con lo sport più amato e praticato del pianeta: quanto di meglio la Fifa potesse augurarsi.

 Contro la Germania che aveva rifilato quattro gol all’Inghilterra ed altrettanti all’Argentina di Messi, gli spagnoli ripetono il risultato di due anni fa a Vienna e portano via una vittoria ed una qualificazione meritate, frutto di una superiorità nella manovra a tratti schiacciante.

Cambia soltanto l’eroe di giornata: stavolta non è Torres, il bomber dalle polveri bagnate che Del Bosque lascia in panchina preferendogli il giovane e sgusciante Pedro; ma il capitano del Barcellona Carles Puyol, simbolo irriducibile di un club e adesso anche di una Nazionale che non mollano mai. Il suo inserimento al 28′ st con colpo di testa su corner di Xavi (partita perfetta la sua) è il colpo di genio che consegna alla ‘Roja’ la partita, dopo che aveva avuto sempre il pallino in mano ma aveva pagato la propria incapacità a concretizzare una mole di gioco impressionante.

Sarà pure un Paese in recessione la Spagna, con la disoccupazione al 18% ed un’economia che non tira più: ma a far dimenticare la crisi, che da quelle parti si sente, pensa una squadra che a tratti è poesia del calcio, e che stasera ha presentato in campo 7/11 del Barcellona (compreso il neo-acquisto Villa): forse non è un caso quel gioco che sgorga spontaneo, e infatti sembra importato nello splendido stadio di Durban direttamente dal Camp Nou.

Così la locomotiva Spagna non tira più in Europa, ma il suo sport continua a primeggiare: alle imprese della sua selezione calcistica devono aggiungersi quelle dei cestisti campioni del mondo e argento ai Giochi di Pechino (con Pau Gasol che vince anche due anelli Nba con i Lakers), il Barcellona campione d’Europa nel calcio e nel basket, le imprese nel tennis di Rafa Nadal (ultima a Wimbledon), e quelle del ciclista Alberto Contador, appena partito per rivincere il Tour de France. Il Mondiale sudafricano di una Spagna che nelle qualificazioni europee aveva vinto dieci match su dieci è la continuazione di una storia che per ora non sembra avere fine.

La grande sconfitta è la Germania, che finora, a parte l’inciampo con la Serbia (ma proprio qui a Durban anche la Spagna aveva perso una partita, quella d’esordio contro la Svizzera), era stata la protagonista del Mondiale. Nella circostanza ha pagato un atteggiamento di attesa e poco creativo, l’esatto contrario di quanto le chiedeva il ct Joachim Loew. Il processo di maturazione dei suoi giovani non è evidentemente ancora completato. Nel primo tempo la Spagna aveva dominato, non riuscendo però a capitalizzare una superiorità di gioco e possesso palla costante, con la sua ragnatela di passaggi in cui i tedeschi erano rimasti invischiati.

Di questo era colpevole anche la squadra di Loew, stranamente passiva e senza quell’atteggiamento offensivo ed il pressing che le avevano permesso di trionfare contro inglesi ed argentini. Tutto ciò per la Spagna si era però tradotto in poche occasioni: un colpo di testa di Puyol alto dopo una bella azione di Iniesta, un tiro alto di Sergio Ramos e una bordata di Xabo Alonso a lato. Nella ripresa lo scatenato Pedro seminava il panico al 3′ ma Alonso calciava ancora fuori. Due minuti c’era una splendida azione corale con tiro ancora di Alonso, di nuovo fuori.

Doppia occasione al 13′, prima con Pedro, rasoterra respinto, e poi con Iniesta che riprendeva sul rimpallo, metteva in mezzo ma Villa non ci arrivava. Al 24′ st l’unica azione offensiva della Germania, con parata decisiva di Casillas sul tiro al volo di Kroos. Ma, come insegna una legge del calcio, era gol sprecato e gol preso, e il ‘volo’ di Puyol proiettava la Spagna in cima al mondo: per rimanerci non le rimane che battere quella Olanda che non perde dal settembre 2008. Ma la Spagna di stasera, e del ‘tique-taca’, può sconfiggere anche Sneijder e Robben.

 

 

Fonte: Ansa

 

 

 

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