Potrebbe essere nelle immagini riprese dalle videocamere piazzate all’esterno di alcuni esercizi commerciali la risposta sul misterioso danneggiamento delle statue dei giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, distrutte, venerdi’ mattina, in via Liberta’, in pieno centro, a Palermo. 

 I Carabinieri della compagnia piazza Verdi stanno visionando i filmati girati dagli apparati di sorveglianza dei tanti negozi della zona nella speranza di individuare particolari utili per risalire al responsabile. Nessun contributo sarebbe stato fornito dai testimoni. A quell’ora del giorno – il danneggiamento sarebbe stato fatto intorno alle 8 di mattina – la zona era deserta. L’episodio, accaduto a due giorni dall’anniversario della strage di via D’Amelio, ha suscitato le reazioni sdegnate della politica e della societa’ civile. Anche il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha espresso la sua indignazione per quanto accaduto.
 
FRATELLO GIUDICE, SIAMO ALL’ANTICAMERA VERITA’ – ”Siamo prossimi a una svolta nelle indagini sulla strage di via D’Amelio e ora, piu’ che mai, dobbiamo stare attenti che le porte blindate che ancora ci separano dalla verita’ non ci vengano chiuse in faccia per l’ennesima volta”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato a Palermo nel ’92, partecipando al corteo organizzato dal Movimento delle Agende Rosse alla vigilia dell’anniversario dell’attentato. ”In un momento cosi’ delicato – ha aggiunto – non c’e’ solo il rischio, ma la certezza che ci siano tentativi di depistaggio, alcuni anche istituzionali. Mi riferisco alla protezione negata al pentito Gaspare Spatuzza, che su via D’Amelio, con le sue dichiarazioni, ha aperto scenari inquietanti. Non a caso si e’ deciso di non ammetterlo al programma di protezione”. ”E dannosa – ha continuato – per le indagini, che tentano di fare chiarezza sui tanti misteri legati alla morte di mio fratello, sarebbe anche la legge sulle intercettazioni, un provvedimento iniquo da bocciare in toto”. Borsellino ha, infine, criticato ”il silenzio di quegli esponenti delle istituzioni che solo a 18 anni dalla strage, hanno ricordato particolari che, se fossero stati conosciuti prima, avrebbero potuto dare un input diverso alle inchieste”.
 
CONCLUSA MANIFESTAZIONE POPOLO AGENDE ROSSE
– Sono arrivati al castello Utveggio di Palermo cantando Bella ciao. Meno di 100 persone – molte non siciliane, pochissime di Palermo – che rappresentano il popolo delle Agende rosse e hanno marciato, alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio, per commemorare il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, uccisi il 19 luglio di 18 anni fa, e per chiedere che si arrivi alla verita’ sulla strage di via D’Amelio. Il corteo, partito dal luogo dell’esplosione dell’autobomba, e’ giunto al castello Utveggio che avrebbe ospitato una sede riservata del Sisde. Gli inquirenti, da tempo, hanno avanzato l’ipotesi di un coinvolgimento di esponenti dei servizi nella strage: per questo il popolo delle Agende rosse, movimento voluto da Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso, ha scelto il castello come meta finale del corteo. I manifestanti hanno marciato con in mano il simbolo della loro organizzazione: l’agenda rossa, in riferimento al diario in cui Borsellino scriveva appunti e riflessioni, sparito dopo l’esplosione dell’autobomba, e diventato simbolo della verita’ negata sulla strage.
Due statue in gesso, raffiguranti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che erano state installate ieri pomeriggio a Palermo, nella centrale via Liberta’, alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio, sono state danneggiate la notte scorsa. A scoprirlo sono stati i carabinieri, che stanno indagando per identificare i responsabili del gesto.

Sul posto e’ intervenuto il personale della Sezione investigazioni scientifiche per compiere i necessari rilievi tecnici. Le statue, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, erano state posizionate su una panchina del marciapiede, a pochi passi da Piazza Politeama, con la scritta ”Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee, nel sole, nell’allegria, nell’amicizia, fra la loro gente”.

LOMBARDO, SDEGNO PER DANNEGGIAMENTO STATUA – Sdegno per un “atto gravissimo che evidenzia mancanza di consapevolezza del prezzo pagato dal Paese per garantire a tutti valori preziosi come la libertà e la democrazia contro la mafia”. Lo ha espresso il presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Anche l’assessore ai Beni culturali, Gaetano Armao, ha espresso ferma condanna per il danneggiamento delle due statue, raffiguranti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, installate ieri pomeriggio a Palermo, in viale Della Libertà, alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio. “Sono davvero colpito e offeso – ha aggiunto Armao – per quello che spero sia solo un atto stupido e ignorante di vandalismo. Ma, se così non fosse, appare chiaro che si tratta di un chiaro segnale mafioso per offendere la memoria di Falcone e Borsellino e per danneggiare l’immagine della Sicilia”.

SCHIFANI, GESTO VILE DANNEGGIAMENTO STATUA – “Esprimo la più più ferma condanna per l’ incivile e barbaro danneggiamento delle statue di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone avvenuto a Palermo”. Così il Presidente del Senato, Renato Schifani, dopo aver appreso la notizia del danneggiamento delle statue dei due magistrati avvenuta la scorsa notte a Palermo. “E’ un atto di inaudita gravità che – prosegue il Presidente del Senato – scuote le coscienze di quanti credono fermamente nei valori della Legalità e della Democrazia. Se con comportamenti di questo genere s’intendeva colpire lo Stato, gli autori sappiano che questo gesto vile rafforzerà ulteriormente l’impegno delle Istituzioni a proseguire la battaglia senza sosta contro il crimine organizzato. Battaglia che ha portato anche recentemente ad ottenere risultati eccezionali. La lotta alla mafia è un impegno prioritario di tutte le Istituzioni. Auguro – conclude il Presidente Schifani – che gli autori questo inqualificabile gesto vengano individuati al più presto”.

LUMIA, DANNEGGIAMENTO STATUE E’ UN ATTO VILE – “Un atto vile, al di là della sua matrice, che offende la memoria di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e di quanti sono caduti nella lotta contro la mafia, per la legalità e lo sviluppo”. Così il senatore del Pd, Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia, condanna il danneggiamento delle statue raffiguranti i due giudici, installate a Palermo.

“Il movimento antimafia – aggiunge – è animato da storie ed esperienze di uomini, come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, che hanno combattuto per la giustizia e la libertà. Dalla loro testimonianza scaturiscono ideali e valori che alimentano l’impegno quotidiano di magistrati, forze dell’ordine, associazioni di volontariato, gruppi di giovani, semplici cittadini”. “Per questo – conclude – anche i simboli sono importanti e devono essere tutelati e protetti da qualsiasi atto vandalico”.

FINOCCHIARO, DANNO A STATUE E’ATTO INQUALIFICABILE – “Qualunque sia la matrice del gesto che ha recato danno alle statue dei giudici Falcone e Borsellino, si tratta di un’azione inqualificabile tanto è grave”. Lo ha detto la presidente del gruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, commentando la notizia del danneggiamento delle statue di Falcone e Borsellino, posizionate nel pomeriggio di ieri nel centro di Palermo. “Un atto che va fermamente condannato, perché offensivo – dice Finocchiaro – della memoria di due grandi uomini a pochi giorni dalla ricorrenza della strage di Via D’Amelio, dove morirono Borsellino e gli uomini della sua scorta. In attesa che le forze dell’ordine rintraccino gli autori del gravissimo gesto – conclude l’esponente dei Democratici – rinnoviamo come sempre il nostro impegno in prima linea per combattere la criminalità e difendere i valori irrinunciabili della legalità e della democrazia”.

 RIPARATE STATUE DANNEGGIATE – Sono tornate al loro posto le statue in gesso dei giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone danneggiate venerdì mattina. Lo scultore che le aveva realizzate, Tommaso Domina, le ha aggiustate e reinstallate. Il danneggiamento, commentato con sdegno anche dal Capo dello Stato, ha suscitato l’indignazione di politici e società civile. Sulla vicenda sono in corso indagini dei carabinieri che stanno cercando di risalire ai responsabili del gesto. Le statue erano state posizionate in via Libertà, su una panchina del marciapiede, a pochi passi da Piazza Politeama. Sotto la scritta “Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee, nel sole, nell’allegria, nell’amicizia, fra la loro gente”.

 

Fonte: Ansa

 

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