Con l’ormai consumata retorica che gli permette di dialogare amabilmente con i moderati e i liberali del centrodestra, e farsi bello con i movimentisti e gli antagonisti di sinistra, ieri sera Nichi Vendola ha chiamato a raccolta il popolo delle Fabbriche, gente venuta addirittura dal Nord Italia per ascoltare la parola del governatore rosso grande promessa della sinistra.

A contarli, i suoi fan, quelli in piazza e gli altri 4.000 che soltanto negli ultimissimi giorni gli hanno chiesto l’amicizia su facebook, in effetti viene da riflettere su quanto i maggiorenti del Pd, e tutti quelli che a destra si preparano a sopravvivere al Cavaliere, abbiano davvero compreso il fenomeno vendoliano. Un giorno si risveglieranno con le Primarie democratiche in corso, e un poeta gay comunista pronto a vincerle a mani basse, prima di prendersi il governo del Paese.

Per impedirglierlo, se a qualcuno interessa veramente la battaglia politica che vada oltre quei confini un po’ limitati e limitanti a cui ci siamo abituati nell’ultimo anno e mezzo, bisogna prendere il governatore in castagna, infilzandolo alle sue contraddizioni, che lo rendono forte e convincente ma forse non proprio adatto a guidare l’Italia.

Ieri Vendola ha ricordato chi sono i suoi eroi, anzi, gli eroi italiani di questi tempi bui. Falcone e Borsellino, chi potrebbe dargli torto (i giudici non solo sono stati ammazzati ma continuano ad essere sfregiati anche oggi, le loro state, qualche giorno fa), tanto più che Vendola in passato è stato anche in commissione Antimafia.

Ma c’è un altro “eroe” che Nichi ha messo nel suo pantheon. Oggi si commemorano le “giornate di Genova”, nel 2001, e l’eroe vendoliano si chiama Carlo Giuliani. Ecco i passi falsi di cui parlavamo. Vendola ci spieghi che relazione c’è tra i giudici caduti sotto i colpi della mafia e un ragazzo, morto per mano delle forze dell’ordine, in un contesto di disordine civile e repressione poliziesca su cui a stento è stata fatta chiarezza, una vittima, quindi, ma che stava lanciando un estintore contro la camionetta degli “sbirri”, mica contro un macchinone dei corleonesi.

 

Fonte:l’Occidentale

 

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