Paolo Marzano e Roberto Quarta mantengono la promessa.  

Siamo alla terza edizione dell’EIFF (Ecologico International Film Festival) di Nardò e s’inizia alla grande. L’appuntamento è per il 30 luglio alle 18 presso il Castello di Acaya, con un importante seminario che parla del futuro prossimo dal titolo “Le tecnologie sostenibili attraverso l’arte”, imperdibile per chi dell’arte vuole scoprire le possibili evoluzioni future.

Ospiti il Prof. Paolo Atzori della NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano, il Prof. Giuseppe Gigli del NNL (Laboratorio di Nanotecnologie dell’Università del Salento), introdurrà il Prof. Giampiero Mele del Politecnico Milano con l’intervento: “Acaya da terra nuova medievale a fortezza del Rinascimento contemporaneo.”

Ricco, dunque, il programma che il coordinatore e il curatore, si sono impegnati di realizzare riuscendo a promuovere anche quest’anno, delle iniziative di pregevole interesse culturale. Notevole e molto particolare diventa la sperimentazione della commistione tra arte contemporanea, riciclo dei materiali, potenzialità tecnologica e sviluppo comunicativo delle installazioni. Lo scopo è quello di costruire, nel tempo, un necessario programma di valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico della zona salentina.

 L’innesco che,  Marzano e Quarta hanno realizzato, dopo il lavoro di tre anni, nell’ambito della continua sperimentazione con l’EIFF di Nardò, creerà non poche sinergie e sono pronti a darne prova effettiva. Gli obiettivi, a quanto pare, sono chiarissimi, i due creativi, infatti, parlano un linguaggio avanguardistico, ma non tralasciano la fondamentale componente della difesa ambientale e delle meravigliose aspettative di sviluppo per la nuova visione del Salento.

 Nel prezioso contenitore storico di Acaya, allora, ci mettono la NABA, l’NNL una mostra che dal titolo è tutto un programma: “S_CULTURA SOSTENIBILE” (opere d’arte scelte tra artisti che usano materiali e oggetti di riciclo) curata da Paolo Marzano alla quale si aggiungerà “Watertouch” l’installazione interattiva dei dieci studenti del Master Digital Environmant Design. La miscela creata riconfigurerà lo spazio connettendo nuovi processi e idee, creazioni di linguaggi nuovi e possibilità di progetti futuri, oggetti d’arte e comunicazione multimediale, un vero laboratorio. “Questo è stato il nostro obiettivo fin dall’inizio e ancora più strutturali, per il nostro territorio, siamo sicuri, saranno le conseguenze.

 Pensiamo ai discorsi sulla ‘sostenibilità’, sarà una parola vuota fino a che non avremo consapevolezza del valore dell’amore verso il nostro Pianeta – dice Roberto Quarta Direttore Artistico dell’EIFF, psicologo, nonché artista produttore di video installazioni – e solo quando ci sarà una Cultura Sostenibile, passeremo dall’uso indiscriminato delle risorse della Terra ad abitudini di consumo più rispettose dell’ambiente”.

 Paolo Marzano, critico d’architettura e appassionato studioso di storia, nonché curatore dell’esposizione, continua: “Quella di coinvolgere i diversi contenitori urbani, come i castelli o i palazzi gentilizi, è stata un’intuizione nata da ricerche e studi storiografici che da qualche anno porto avanti, ‘ascoltando’ la storia di questa terra. E’ come dare un ‘senso’ fin’ora inedito, alla quotidianità delle nostre, ancora mute architetture, investendole di una rinnovata ‘altra’ responsabilità. Nel passato gli accenni ci sono stati, ma è mancata l’azione operativa che desse, poi, risultati sia alla stessa struttura sia al territorio che la conteneva; mancava, quindi, quella relazionalità degli eventi per un obiettivo concreto per costruire il ‘nuovo’ da ‘nuove’ idee, per il territorio. Rilevare, invece, tutte quelle potenzialità urbane, interpretandole secondo una sensibilità alternativa, diventa essenziale per il nostro futuro.

 Il Castello di Acaya, lo proveremo, ne diventerà il modello. Con Roberto, abbiamo lavorato e lo faremo ancora per far diventare questa sede storica, un riferimento per gli studenti, durante l’estate, del NABA di Milano (la vera realtà di un circuito d’interesse turistico/conoscitivo e allo stesso tempo la valorizzazione dell’interconnessione delle competenze). Così, ci auguriamo nascano quelle interconnessioni tra intelligenze diverse e realtà culturali altamente recettive.

Ma questo sarà solo, in embrione, ciò che auspichiamo si moltiplichi per tutto il Salento. Un’intelligenza collettiva, quindi, realizzata da una vasta ramificazione neurorale, proprio nella terra che da sempre, è stata incrocio di popoli, tradizioni, culture e nuove invenzioni. Gangli di ‘altra’ energia, eventi e creazioni rizomatiche che accumulano potenziale creativo, capace davvero di rivalutare e innescare quella ARCHITETTUR(A)ZIONE del nostro paesaggio contemporaneo. Per noi è una strada possibile, da intraprendere, con impegno, competenza, progettualità e tanta voglia di fare”.

Che dire? Davvero delle buone premesse per il futuro del Salento!

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