I giovani democratici replicano al Sindaco e a Maurizio Leuzzi

In un impeto di lucidità il Sindaco ammetterebbe (anche se non esplicitamente) che esiste un problema nella gestione delle risorse economiche finanziarie,

  che il dialogo sarebbe possibile ma alle sue condizioni. È meglio nascondersi dietro il finto ricatto, per ricattare a sua volta! C’è qualcuno che gioca con questa città come fosse un trenino elettrico. Abbiamo avuto pazienza, abbiamo sperato che il lavoro di Totò De Vitis, di Mimino Caputo e quello dei consiglieri del Pd (quasi tutti) potesse bastare ad arginare la vaghezza e l’autoreferenzialità di chi dovrebbe essere il “Sindaco di tutti”. Non rinneghiamo, ma ora occorre chiedere il conto.
Ci chiediamo il perché il Sindaco invece di tagliare Rosalento e Rapporti con l’Università, non abbia tagliato di netto il suo esagerato staff, questo sarebbe stato il primo vero segnale politico al problema posto. Invece, si preferisce continuare dietro le barricate con dialoghi condizionati da chi condizioni non ne può più chiedere, e con il “taglio” delle teste di chi non è stata al suo posto e ha osato entrare in un campo minato: la “borsa comunale”.
Non ci siamo proprio caro sindaco, l’ingegneria politica e strategica di cui accusi il PD è palesemente il tuo modus e la tua colpa, a noi interessa conservare un’amministrazione fattiva e trasparente e stiamo premendo perché il PD continui sulle spinte di questi giorni, sperando che anche l’assessore e i consiglieri PD ancora scettici possano liberarsi dal terrore di andare a casa e vedere finalmente come stanno le cose. Nel frattempo prendiamo le distanze da chi dà le carte, ad arte.

 

_____________________________________________________________________________________________________________________

Replica a Maurizio Leuzzi;
Caro Maurizio, non ci dici nulla di nuovo o sorprendente e pertanto continui a non convincerci.  La storia che la segretaria debba passare dal coordinamento o dal gruppo consiliare anche solo prima di chiedere al sindaco trasparenza e chiarimenti circa il bilancio, non regge affatto, e guai se così fosse, significherebbe avere una segretaria inutilmente eletta e che per ogni “passeggiata politica” deve chiedere permesso. Non è così. L’abbiamo già detto in coordinamento venerdì scorso e lo ribadiamo qui, se il sindaco avesse risposto alla richiesta della segretaria apportando dati e significati politici dinanzi ad un problema reale, tutti noi avremmo detto che la segretaria ha svolto perfettamente il suo dovere e di quelle (mancate) risposte e di come affrontare la situazione ne avremo abbondantemente parlato in tutte le sedi che hai citato.  Il caso  (anzi il sindaco) ha voluto che così non fosse.

Di quanto dici ci fanno pensare almeno  due cose:
– Riconosci (e l’hai fatto anche in coordinamento) che il tema delle risorse era un tema da porre, poi aggiungi che se la segretaria fosse andata dal sindaco dopo averlo concordato col partito tutto sarebbe andato bene. Caro Maurizio è da mesi che il PD parla di questo in coordinamento, così come da mesi la segreteria incalza gli assessori (ex) su conti e spese. Detto questo cosa mancava al fatidico incontro? Una particolare forma di unzione? Ci sembra esagerato.

E inoltre, nel momento in cui il sindaco si è trovato di fronte a sé la segretaria Giannuzzi, che ne sapeva se tu o noi o qualcun altro eravamo al corrente o meno di quella domanda postagli? Pensi che se fosse stata inviata “ufficialmente” dal partito avrebbe avuto maggiore grazia? È davvero difficile crederlo. Al tuo posto ci chiederemmo come mai il sindaco ha dato una tale non risposta, anziché contestare il fatto che tu non ne sapessi nulla!

– Riconosci infondate le accuse ai “nostri” membri in giunta. Tutto qui? Anziché incazzarti e difendere l’operato complessivo del PD, non senti ragioni di partito e ti affidi alla versione del sindaco (formulata o riformulata poi da chi per lui), parlando di strategie di alcuni dei “tuoi”, privilegiando la contestazione interna e propinando l’ormai monotona litania del pericolo di deriva antidemocratica, a Nardò, nel 2010, quando in Italia il premier è Silvio Berlusconi, mah.
Insomma non siamo d’accordo e si vede, ma speriamo che anche questo dialogo ci consenta di venirne fuori, accomunati magari dal senso unitario del partito più che dalla tentazione di “smascherare” strategie, golpe o di cedere a ricatti inaccettabili.

 

 

 

 

 

 

I commenti sono chiusi.