La triste verità del nosocomio neritino

Sono stato convocato da alcuni dipendenti dell’Ospedale di Nardòperché li aiutassi a combatterne il depauperamento deciso col pianoregionale. 

Ho detto loro che non c’è più niente da fare, sulla scortadi poche amare considerazioni. Il dato incontrovertibile è lanecessità di frenare la spesa sanitaria e ripianare l’incredibiledebito accumulato negli anni trascorsi.

Ministero e Regione devonofare qualcosa, necessariamente. La scure dolorosa è caduta sul nostronosocomio, per una serie di motivi. Una città grande come la nostranon è riuscita ad esprimere neppure un consigliere regionale, per cuinessuno potrà difendere gli interessi della nostra terra.

 Ed è colpasia di una comunità individualista che continua a sprecare il propriovoto per il proprio esclusivo tornaconto, sia di un apparatopartitocratico che sembra incapace di proporre uomini dotati dellospessore morale e culturale necessari alla delega rappresentativa. Unaltro peccato capitale che siamo costretti a pagare in prima persona èAlberto Tedesco, neretino di nascita, per anni Assessore regionalealla Sanità.

Sebbene i processi a suo carico non siano potuti ancorainiziare, poiché il PD regionale ha provveduto a fornirgli lacopertura da Senatore di questa martoriata repubblica, è sotto gliocchi di tutti l’inopportunità di avere nella propria famiglia ititolari di 5 società che hanno venduto di tutto al sistema sanitario.Molti altri suoi parenti lavorano nell’Ospedale di Nardò e nellalocale Asl. Certo, si dirà, questo è il sistema.

 Anche altriparlamentari, compresi quelli neretini, hanno provveduto a patrocinareassunzioni a tempo indeterminato, secondo il modello clientelare cheha reso famosa l’Italia nel mondo.

A fronte di tutti questi errori edinopportunità, chi potrà salvare l’Ospedale di Nardò dallosventramento dei reparti? A me sembra di non intravedere alcunasperanza.

 

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