Lettera aperta al sindaco Antonio Vaglio

Carissimo Antonio, dinanzi alla tua dichiarata impossibilità di comporre un governo cittadino, a manca e a destra che sia, io, diversamente da tutti, salvo qualche fedele poltroniere, ti sollecito a ritentare. 

Lo so che è arduo rimettere insieme i cocci dei cocci; lo so che è difficile invocare ulteriori supporter in ulteriori voltagabbana, «arcofagi», cioè mangiatori di potere in ogni posizione, vestiti, però, da «buonsamaritani», da «salvatori», anzi da sacrificati per la buona causa (…la propria!); lo so che è vano tentare di recuperare chi, a seguito di anni ed anni di convivenza gestionale, ritiene che dopo di sé non può che esserci lo sfascio; lo so che è ingiustificato appellarsi alla responsabilità dei partiti e dei movimenti politici, quando da anni i rapporti amministrativo-politici si sono trasformati in rapporti interpersonali; lo so che è impossibile debellare la sindrome sindacale ormai divenuta pandemia neritina; lo so che non è più credibile l’appello ai cittadini, quando ormai si sono drogati di indifferenza e si sono ubriacati di sfiducia.
Ma, ti prego, rimani!

Ormai Nardò è ridotta in modo talmente malconcio, al limite della pezzente, che peggio di così non può e non potrà stare, tanto che -è una soffiata storica!- anche i Turchi non avrebbero convenienza a predarla. Anzi hanno cancellato Nardò dalle loro rotte, non credendo nemmeno alle cinque o sei bandiere, infilzate chissà per quali intercessioni e di certo ignorate dai turisti.
…E quei pochi, testardi ed esperti di cose belle, che si aggirano nel centro storico, sembrano naufraghi: e proprio perché intelligenti e interessati ancor più soffrono delle sue condizioni cimiteriali, in cui emerge soltanto la splendida e illuminata tomba patrizia, rappresentata dalla «chiazza»; e ancor più commiserano sia l’incapacità tua e dei tuoi collaboratori di far gustare strade e piazze, vicoli e corti, chiese aperte ed eventi, sia la vostra insussistenza nel saper coordinare i pur qualificati B&B operanti.
Ti prego, però: rimani!

Non per me e per quanti la pensano come me, che non copriamo nemmeno le cinque dita di una mano; ma per te e per il bene della città.
– E perché, mi chiedi, per me?
– Ma, ti rispondo, per il tuo orgoglio!
Infatti fino a questo momento stai pareggiando la media della durata delle amministrazioni, che sin dai tempi antichi si aggira intorno ad un anno e mezzo…ed allora, così come lo sei per i lunghi anni di sindacato, per quest’ulteriore primato di essere il numero UNO ti basterebbero due anni con due belle e plateali crisi!
Eppure tu non sei il sindaco eletto dai capricciosi partiti politici di quel tempo che tu e buona parte dei compagni tuoi non sapevate nemmeno che esistessero, bensì dei cittadini, grazie ad una legge che, a quanto sembra, non è fatta per te.

Rimani, però, anche per il bene della città.
Tutti ora ti danno addosso: ti addebitano il lapalissiano fallimento, che, quando con te guazzavano nella gestione amministrativa con improvvisazione, presunzione e arroganza, coprivano, anche in modo tragico-comico e poco rispettoso dell’intelligenza del popolo, con la proclamazione di traguardi…fittizi o inesistenti…
– Ma chi lo dice! 
– Invano mi redarguisci! Antonio mio, lo dicono loro stessi… quelli che con te hanno sgovernato e reso palude il dibattito politico, anzi l’intera città!
– Ingrati…

– …E spudorati, perché ora costoro, con la solita presunzione, ritengono di essere i primi e i nuovi nel presentarci la città in quale condizione di abbandono e di emarginazione si sia posizionata.
E mi riferisco ai tanti che per un decennio hanno spezzato il potere intorno al tuo tavolo, quando, da novelli impropri ministri, parlavano ciascuno per proprio conto del «suo» assessorato, ignorando la collegialità decisionale della Giunta, a meno che per tacito, insulso e inefficace assenso ognuno si gestiva il proprio orticello, il pezzo della propria torta, le proprie strade, i propri boschi, i propri dirigenti e staffettisti, le proprie associazioni e i propri circoli…financo i propri gemellaggi.

Alla faccia della programmazione e dell’organicità!   
Bisogna pur dire che qualche altro, dichiaratoti «defunto» prima del tempo, ti vuol far risorgere in sua compagnia, una volta che, dopo tanti anni di apparenza «novistica» e dopo tanta avversione al «vecchismo», è stato folgorato sulla strada del Castello da un «innominato» di tarda età!
C’è anche chi ti dice che senza di lui, dopo aver contribuito per un quindicennio a farti fallire -del fallimento parla costui!-, tu, Antonio, non puoi essere che fallimentare, essendoti privato di un provetto nocchiero tra i diversi venti della politica.

C’è, infine, chi, avvolto nel frastuono, assordante per lo scoccar di sciabole, non ha visto l’ora di disarmarti e farti battere in ritirata, senza nemmeno l’onor delle armi, dietro alle quali si sono riparati e con le quali, in questi travagliati anni, hanno altri eliminato.

Chi di arma ferisce di arma perisce…e giù botte da orbi tra i tanti aspiranti sindaci o tra i tanti scomodati ad esserlo, per poi essere scaricati.
Dei tuoi avversari, poi, ben posizionati a destra, invano ricercati alla bisogna di stampelle, ad eccezion, come detto, di qualche travestito da martire, recitano il De Profundis, non della città morta da tempo ma per te «defunto», e inneggiano il Te Deum non per la città da far risorgere dopo di te ma per se stessi come nuovi sindaci eleggendi dopo di te.        
E vedremo delle belle…anche cadenti stelle, buchi neri e meteoriti!

Chi si è sempre sentito candidato sindaco può accettare che altri, nella stessa area, possa proporre un proprio candidato? Ed allora botte!
E un partito, per quanto ampio sia, può, prima di sentirsi con altri della stessa area e prima di offrire almeno «‘nu stuezzu» di programma, tirare dal cilindro il suo candidato?
Saranno lotte di gelosie, in cui, in termini elettorali, dal più piccolo al più grosso, in numero quasi pari al numero dei candidati per il Consiglio comunale, arringheranno a proprio favore e molto meno se lo dovranno fare per lo stesso amico.

Di certo vinceranno «quelli di fuori di Nardò», che, nel loro ormai scoperto  tatticismo di arraffare voti, operano per la divisione e non per la convergenza intorno ad un gruppetto qualitativamente valido…
D’altra parte, da suicidi, non lo fanno gli stessi capi neritini? Non si sono isolati e fatto deserto intorno? Meglio molti e non buoni, piuttosto che pochi e buoni. E così svettano, come la torre di felliniana memoria, alla cui base non rimane che la pista di un circo…

Intanto si commissaria il PdL proprio con «uno di fuori»: ma che razza di classe dirigente è maturata a Nardò in questi 15 anni? 
Nardò?!
Può essere soltanto un’espressione geografica.
E la città dov’è? E la società civile dov’è?
Vuoi vedere che chi derideva, anzi disprezzava le liste civiche, ne cavalcherà qualcuna?
E allora non ci sarà più religione!
Tu che quasi da tre lustri hai guardato Nardò dall’alto del Palazzo, anche se spesso solo con il cannocchiale, puoi consegnarla a costoro?
Sarebbe l’ultimo tuo atto nefando!
Lo so che tu, dopo tutto, ami la tua città e sono quasi sicuro che, una volta inebriatoti di lusinghe di alti voli e una volta schiacciatoti di minacce di affondamenti e viceversa , non te l’hanno fatta amare come avresti voluto…

Perciò rimani, Antonio carissimo!
Resta sordo al canto delle sirene; non ascoltare lo stridulo canto delle cornacchie…facci, invece, ascoltare ancora per qualche tempo, nitido e forte, lo schiamazzo delle oche… a mo’ dell’accadimento di romana memoria…in modo da permettere ai quarantenni, maschi e donne, sì, molte donne con la loro saggia fantasia, la efficace intraprendenza e il loro profumato rispetto della dignità, prendano coscienza, si ribellino in ogni angolo, in ogni piazza e in ogni casa, e una volta per sempre mettano in fuga, come allora avvenne per i Galli, quanti hanno ridotto Nardò alle pezze.
Carissimo Antonio, facci sognare… almeno per un pezzo di tempo ancora!

Soddisfaci almeno in questo desiderio, così come ai condannati a morte non si nega l’ultima sigaretta.
Rimani e lascia che le oche schiamazzino ancora… chissà se a liberare la città accorreranno coloro che veramente l’amano! E ci sono…devono solo prendere coscienza che, da liberi e forti, devono impegnarsi in umiltà individuale e in sapienza corale, giammai con arroganza, con presunzione, con individualismo e con saccenteria. Così si può finalmente far risplendere il sole a Nardò.  
Carissimo Antonio, facci sognare!

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