Lo shock del vento di destra investe anche il ricco Grande Nord, l’Europa trova una drammatica conferma della fragilità dei suoi equilibri e dei rischi per la sua stabilità deemocratica.

 Alle elezioni politiche svoltesi in Svezia, l’estrema destra “Democratici svedesi”, guidata dal 31enne in doppiopetto Jimmie Akesson, è entrata per la prima volta nel Riksdag, il Parlamento del regno. Il vincitore delle elezioni, il “David Cameron svedese”, cioè il premier uscente, il conservatore soft Fredrik Reinfeldt, si vede la festa guastata dagli ultrà, apertamente anti-islamici e anti-Unione europea. Il popolare Reinfeldt infatti non ha la maggioranza per governare. La sua alleanza di centrodestra secondo gli ultimi exit polls ha 173 dei 349 seggi del Riksdag. L’ultradestra ne avrà almeno 20.

Sembra incredibile, non era mai accaduto prima nella civile, colta Stoccolma, patria del welfare, della solidarietà, della ricchezza diffusa e del capitalismo sociale alla tedesca. Secondo gli exit polls, dopo la chiusura dei seggi alle 20 locali e italiane, la destra radicale ha ottenuto il 6 per cento dei consensi. E’andata dunque ben sopra il quorum del 4 per cento necessario per inviare deputati al Riksdag. Il blocco dei quattro partiti di centrodestra democratici guidati da Reinfeldt e dai suoi ‘Moderaternà è al 49,1 per cento. Batte dunque di gran lunga il polo delle sinistre, condotto dalla Socialdemocrazia della signora Mona Sahlin, e composto anche dagli ecologisti,  fermo al 45,1 per cento.
E’ la prima volta nella storia della Svezia moderna- governata per decenni e forgiata dai socialdemocratici- che un premier conservatore in carica viene riconfermato dagli elettori. Ma adesso al simpatico, moderno 45enne Reinfeldt vincere non basta per governare. Gli manca appunto la maggioranza parlamentare: il minimo sarebbe 175 seggi sui 349 del Riksdag. E più volte Reinfeldt aveva detto che non vuole nessun accordo o compromesso con gli ultrà di Akesson. “Se volete il bene della Svezia votate chiunque ma non per quelli”, aveva detto il premier più volte, fino all’ultimo comizio.

Adesso dovrà cercare ovunque appoggi esterni per restare al potere. Forse da partiti minori della sinistra, come gli ecologisti. Al potere dal 2007, Reinfeldt ha sottratto molti elettori ai progressisti conducendo una politica pragmatica: ha rilanciato la moderna economia del regno delle tre corone e tagliato le tasse e il debito pubblico, ma senza colpire il mitico welfare svedese. Ha però perso consensi a destra. E intanto Jimmie Akesson, facendo campagna contro il presunto pericolo dell’immigrazione di massa, specie dai paesi islamici, sul rifiuto dei musulmani di integrarsi e sul loro costo per il welfare, si è imposto a soli 31 anni come volto nuovo, presentabile e in doppiopetto, dell’ultradestra scandinava. Con l’appoggio determinante della leader della destraradicale danese, Pia Kjaersgaard (che a Copenhagen fornisce un vitale appoggio esterno al governo di minoranza conservatore) Akesson ha cambiato volto al suo partito.

Ha vietato stivali anfibi, giacche bomber e teste rasate. Almeno in pubblico. Si presenta in giacca e cravatta “come per conquistare le future suocere”, dicono i media svedesi. E ha puntato tutto su un nazionalismo incentrato sul no all’islam e agli extracomunitari. Vorrebbe anche l’uscita della Svezia dall’Unione europea, ma pretende di imporre a Bruxelles il no all’ingresso della Turchia. Con le elezioni svedesi, adesso, l’Europa intera deve fare i conti con un nuovo focolaio d’instabilità e imprevedibilità politiche in uno dei suoi paesi più dinamici, la potenza-guida del nord. E l’ultradestra del vecchio continente festeggia un successo insperato. Disfatta per i socialdemocratici che con Olof Palme e Anna Lindh governarono per decenni e forgiarono la Svezia moderna: sono al minimo storico.

 

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Fonte: LaRepubblica

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