ACV: Troppi morti sulle strade pugliesi

Negli ultimi mesi, troppe persone sono morte in puglia a causa di incidenti stradali, per l’esattezza siamo a 64, tanti, troppi, della quale molti di essi giovani e con la moto, noi genitori, osservatori, associazioni, non sappiamo più che appelli alla prudenza lanciare e quando li facciamo, pare non siano ascoltati abbastanza.

Molte volte negli incontri avuti con alcuni di loro, (quelli a nostro modo di vedere un po’ più sensibili) al tema degli incidenti stradali, ci rispondono tanto se non succede con la moto succede con qualcos’altro e se devo morire è scritto che devo morire così, noi ribadiamo a questa risposta con molta fermezza, che non è così, la morte a volte viene sfidata da noi stessi, a volte viene sfidata dalla nostra incoscienza o dalla forza dell’omertà dell’onnipotenza trasmessa dall’andrenalina della manetta dell’acceleratore.
Morire a 21 a 44  o a 30 anni su una moto, non sta scritto da nessuna parte, la moto come l’auto d’altronde,  la guida l’uomo e se non giri la chiave il motore non parte, e se la guidi male la colpa non è della strada o del mezzo ma è di chi lo guida, (fatte salve quelle circostanze causate da terzi), però resta sempre il fatto che con una prudenza maggiore, soprattutto per le due ruote, una possibilità in più se uno va a velocità moderata forse la trova.
Le case costruttrici dovrebbero cominciare a riflettere di più su questi dati, si perché sono  loro che creano questi mostri di velocità inaudita, con la complicità dello stato, si dello stato, perché se in italia il codice della strada indica nella massima velocità 150 kmh, che senso ha costruire moto o auto che vanno a 300 kmh.

Forse i costruttori di questi potenti mezzi di non si stanno rendendo conto che sono morti moltissimi loro clienti e di questo passo a chi venderanno le loro creature, belle si, da vedere, ma mostruose nella potenza, forse non dovrebbero vendere la moto da sola, ma li dovrebbero obbligare anche con un incentivazione, all’uso di una super tuta migliore di quelle del Valentino Rossi, giusto per intenderci, si migliori, perché in pista ci sono tutte le prerogative di sicurezza, mentre sulla strada ancora no, (basti guardare come è morto il poveretto sulla Lecce Otranto) li per esempio se ci fosse stato la fascia di protezione forse si sarebbe salvato la vita, nelle strade di grande importanza si deve fare in modo che ci siano tutte le garanzie della sicurezza e che quando uno di loro cade,  possa  bene o male salvarsi la pelle, certe volte mi sorprendo da solo si inventano razzi, missili ecc. che vanno su Marte e non siamo ancora  in grado di costruire una tuta che nel momento della caduta si gonfia (tipo airbag) totalmente incapsulando l’essere umano totalmente mettendolo in una protezione totale da qualsiasi urto, fermo restando il rispetto del codice della strada sopratutto per la velocità, poi fatto questo siamo solo nelle mani di Dio.

Molti Motociclisti si immedesimano nei grandi campioni famosi, senza tener conto che loro guidano in pista e con tutte le sicurezze possibili ed immaginabili, e nonostante ciò, non va tanto bene a volte nemmeno,  basta guardare l’incidente accaduto proprio a Valentino Rossi e al povero giapponese morto a 19 anni alcuni giorni fa, per rendersi conto che sulle due ruote bisogna andare con la massima prudenza, perché molte delle volte il motociclista ha anche ragione nella dinamica del sinistro, ma proprio perchè sono due ruote, chi si fa più male il più delle volte è il centauro.

In due soli giorni due giovani perdono la vita in sella al loro amore, alla loro passione, alla cosa a cui un motociclista tiene di più, ma ora cosa rimane di questi affetti? Cosa resta ai suoi cari? Cosa resta ai suoi amici e a tutte le persone che gli volevano bene? NULLA IL NIENTE QUESTO ORA RIMANE , SOLO URLA DI DISPERAZIONE DA PARTE DI CHI LO HA AMATO.

Tutto questo deve indurci ad una forte ed immediata riflessione da un po’ di giorni, in collaborazione con l’Osservatorio dell’Associazione “F Paglierini di Ferrara” stiamo continuamente pubblicando i dati degli incidenti che stanno accadendo nella nostra Regione, in modo da far riflettere l’opinione pubblica sulla guerra giornaliera che si combatte in una  trincea molto  ostile, LA STRADA.
 Quando andate di fretta non dimenticatevi mai del nostro slogan “E’ meglio perdere un secondo nella vita, che la vita in un secondo”, forse vi potrebbe salvare la vita.

Walter Gabellone, presidente ACV, per le Vittime della strada.

 

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