Il Senato accademico sta con i ricercatori. Le diverse facoltà partiranno a scaglioni

 L’anno accademico dell’Università del Salento comincerà a scaglioni, in base alle scelte delle singole facoltà. Il 4 ottobre ad esempio per Economia, il 18 per Lettere e filosofia, il 4 novembre per Ingegneria, Scienze matematiche, Scienze sociali, Scienze politiche e Scienze della Formazione.

 A differenza quindi degli altri atenei pugliesi, l’Università di Lecce ha deciso di venire incontro alle esigenze delle singole facoltà, per consentire il superamento delle difficoltà legate all’adesione dei ricercatori alla protesta nazionale. Il Senato accademico ieri ha deliberato di modificare il calendario spostando in avanti tutte le date di inizio e fine dei periodi didattici e delle sessioni d’esame; di sollecitare tutti i docenti a spiegare agli studenti nei primi giorni di lezione le ragioni della protesta e dare lettura della mozione anche nelle sedute di laurea.

 La scelta dell’Università del Salento è stata presa favorevolmente anche dagli studenti. Come spiega Carlo Monticelli di Link: «Direi che il Senato abbia preso un’ottima decisione, sia per quanto riguarda i ricercatori, sia per quanto riguarda l’inizio dell’anno accademico. Non avrebbe avuto senso infatti iniziare con corsi mutilati e senza organizzazione. In questa maniera ciascuna facoltà avrà tempo per programmare al meglio l’attività didattica».

Il Senato accademico ieri ha redatto un documento nel quale ha confermato la piena solidarietà ai ricercatori «ritenendo improrogabile la determinazione di avere dal Governo risorse aggiuntive al Fondo di finanziamento ordinario in modo che esso sia stabile e incrementato percentualmente (almeno il 2 per cento) di anno in anno». L’Università ha chiesto al governo che il finanziamento annuale raggiunga i 7,2 miliardi l’anno (per l’intero territorio) ed ha sollecitato di «rendere noti e certi i tempi e le entità dei finanziamenti i cui tagli a tutt’oggi, indiscriminati e insostenibili, stanno compromettendo l’autonomia, la funzione pubblica e il ruolo stesso dell’università».

Durante il Senato il rettore Domenico Laforgia ha chiesto ai ricercatori di sospendere lo stato di agitazione dopo le settimane di rinvio, proposta che però non è stata al momento accolta dalla categoria. Infine nel documento l’Università «riconosce ai ricercatori il loro contributo a garantire la qualità e il funzionamento degli atenei e ritiene essenziali le loro competenze scientifiche e didattiche per il mantenimento di un’offerta formativa coerente e qualificata» e «chiede che nel decreto in discussione alla Camera venga inserito un emendamento che preveda per la progressione della carriera di ricercatori e associati concorsi (almeno 12mila a professore associato) da espletare nell’arco di 5/6 anni secondo le modalità di una rigorosa valutazione del merito».

Nei prossimi giorni si terranno una serie di iniziative e di assemblee pubbliche, con l’obiettivo di rafforzare l’unità e la coesione dell’ ateneo salentino «contro i provvedimenti penalizzanti e iniqui – conclude il documento – nonché di aggregare istituzioni e cittadini nella condivisione delle ragioni dell’agitazione a salvaguardia del ruolo strategico dell’Università pubblica nello sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese». Nell’università leccese l’adesione dei ricercatori alla protesta è pari a poco più del 50 per cento: su 338 sono 171 quelli che hanno dichiarato lo stato di agitazione e che insieme ai loro colleghi di Bari e di Foggia stanno avviando una serie di manifestazioni. Non si esclude persino il rogo dei curricula davanti a Montecitorio.

 

Fonte: CdS

 

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