Necessaria premessa: sono un amante degli animali e, pur non possedendone alcuno di genere “superiore” (possiedo invece intere colonie di zanzare tigrate e non, oltre a bacherozzi di vario tipo che frequentano il mio giardino), non mi sognerei mai di fare del male a qualcuno di loro, riservandomi il solo beneficio della legittima difesa.

 

 Non potrebbe essere diversamente, dato che sono cresciuto “a pane e Quark” e considero gli Angela miei vicini di pianerottolo (se non lo sono è solo perché non ho un pianerottolo). La necessità di questa premessa sarà chiara a breve.

Non sono il tipo di uomo votato alla causa dell’approvvigionamento esclusivo di risorse alimentari destinate alla famiglia, non possedendo quel tipo di “saggezza” che permette di discriminare sulla convenienza tra analoghi prodotti di marca diversa, dal momento che il mio parametro di comparazione prevede come unità di misura base il pentaeuro, ignorando l’esistenza di quei sottomultipli chiamati centesimi sui quali si basa invece un sano e virtuoso senso dell’economia.

Capita anche a me, tuttavia, di dover svolgere non tanto occasionali mansioni di procacciatore di minuterie alimentari o di presìdi igienico sanitari per la cura del “corpore” e, di riflesso, della “mens”. La vicinanza di un piccolo supermercato (non fate caso all’apparente ossimoro insito nel definire piccolo qualcosa che è super: oggi i vecchi negozietti di generi alimentari quasi non esistono più) mi consente di sgambare in pochi minuti e di ritornare buste alla mano, contento di aver messo in movimento quegli arti inferiori memori di un passato da discreto tennista, e di aver nutrito l’illusione di una mia indispensabilità nella conduzione delle faccende casalinghe.

I poco più di duecento metri da coprire per raggiungere il negozio hanno la funzione terapeutica di un momento di autoanalisi, un frangente favorevole al rilascio di pensieri in libera uscita, senza apparente costrutto: pochi minuti in cui vengono rilasciate nell’antico gesto di camminare le tossine quotidiane che la spugnosa psiche assorbe senza soluzione di continuità, nonostante debba incassare gli sguardi di commiserazione provenienti dal parallelo codazzo di automobilisti in scatola che mi costeggiano interrogandosi sulla mia condizione di indigente privo di mezzo di trasporto, soprattutto quando transito lungo il corso.

Non rinuncerei mai a questi momenti catartici.

Il mio incedere è quindi a metà tra il trasognato e il distratto mentre mi accingo alla meta, e il mio rapporto col mondo esterno si limita alla necessaria attenzione verso i meccanismi della deambulazione a mezzo arti: salire e scendere i marciapiedi; evitare i portafortuna naturali di origine animale; costeggiare con circospezione l’area lacustre formatasi immancabilmente con l’ultima pioggia prima che l’automobilista distratto (nella migliore delle ipotesi) la prosciughi riversandomela addosso; scansare le auto parcheggiate di sghimbescio e quant’altro risulti funzionale al raggiungimento della meta.

Proprio questa attitudine motoria un po’ introversa mi espone, tuttavia, alle insidie dell’imponderabile, dell’inatteso: ecco che, immancabilmente, mentre rasento una ringhiera verso metà percorso, un’autentica furia latrante a quattro zampe mi si scaglia addosso con la veemenza e lo stesso sguardo iniettato di sangue di una belva preistorica a digiuno da una settimana, facendomi fare un imbarazzante balzo verso l’alto che riesce a malapena ad impedire che il cuore mi evada approfittando delle vie respiratorie.

Vi chiederete giustamente di quale pezzo di marcantonio canino si tratti: che ne so… un rottweiler, un mastino partenopeo, un pastore maremmano (maremma maiala!!!) o altra tipologia di mostro assetato di sangue sotto mentite spoglie canine. Invece no: lui, la belva, non è altro che un microscopico yorkshire!… sì, proprio uno di quei soldini di cacio con i ciuffetti di pelo pendenti dalle orecchie e davanti agli occhi, ciuffetti molto spesso raccolti in codini e quasi sempre guarniti di nastrino di raso rosso al collo con campanellino appeso. La quintessenza della carineria canina, solo ad immaginarselo imbalsamato. Ma da vivo, lo giuro, è quanto di più odioso l’evoluzione pilotata dalla mano dell’uomo abbia prodotto in materia di cànidi.

Io lo so che lui sta lì in agguato dietro la porta vetri a specchio semiaperta, sotto lo sguardo vigile della padrona intenta all’opre sartoriali; e aspetta, anzi aspettano ambedue solo che io passi: lui per mettere alla prova la tenuta delle mie coronarie e lei per godersi sorniona il mio balzo apoplettico. Lo so che lui mi aspetta al varco, eppure ogni volta che passo riesce immancabilmente a sorprendermi. Quello che non riesco a capire è come possa un sacchetto di pulci come quello chiamare a rapporto istantaneamente tutta l’adrenalina che possiedo per farmela fluire in un gelido rivolo lungo la schiena.

 Capirei se fosse un dobermann inferocito, ma data l’entità reale della minaccia mi sento autorizzato a pensare che lo spaghetto che mi regala abbia motivazioni più profonde, quasi ancestrali, da ricercare probabilmente nell’atavico terrore della belva in agguato che ti piomba addosso alle spalle, eredità del nostro passato di cavernicoli.

 Lui stesso, la belva, sembra incarnare una sorta di nemesi storica dell’intero mondo animale verso l’unica specie evolutasi al punto da dominare poi tutte le altre. E il perfido quadrupede sembra esserne perfettamente conscio, a giudicare dall’applicazione e dal sussiego che ci mette nella sua missione.

 A dispetto della presunta intelligenza del genere Gli Manca Solo La Parola, credo non si renda perfettamente conto del fatto che se non ci fosse la ringhiera a proteggerlo rischierebbe di emulare la cagnetta Laika in un volo orbitale senza ritorno oppure di spiaccicarsi sul suo vetro a specchio, scivolando giù lentamente tipo cartone animato e offrendo al retrostante sguardo della padrona l’indegno spettacolo delle pubenda tumefatte. Una reazione del genere da parte mia, tuttavia, potrebbe spiegarsi solo come puro istinto, mai come consapevole risposta. La mia innata non violenza non mi impedirebbe, però, di applicare qualche contromisura rispondente alla legge del contrappasso.

Tu mi sbraiti addosso come un ossesso senza motivo e la tua padrona si gode lo spettacolo mentre infibula mutande dietro la porta? Allora io, quando mi gira, mi avvicino di soppiatto sottovento e ti sparo nelle orecchie una tromba da stadio (un clacson da nave transoceanica sarebbe troppo ingombrante da portare) e contemporaneamente lancio una salva di petardi tipo notte di San Silvestro nella carassa della porta, e poi voglio vedere se la prossima volta che passo non vi barricate in casa all’istante. Ogni limite ha la sua pazienza, cribbio!

Molto più saggiamente, alla fine, quando riesco a ricordarmi della trappola che mi spetta, finisco per transitare sul marciapiede opposto, ma il mio atteggiamento dimesso non viene affatto premiato dato che lì mi attende al varco un’altra belva lillipuziana stavolta a pelo raso, del genere chihuaua credo, (giuro, non sto inventando niente!) se possibile ancora più incarognita dell’altra (che non si offendano poi quando li chiami bastardi!). Nobile creatura il cane, non c’è che dire. Il migliore amico dell’uomo, no? Questa raccontatela a qualcun altro, per favore!

P.S. L’autore dichiara sotto la sua responsabilità che nessuno degli animali citati ha subito alcun tipo di maltrattamento, nonostante lo meritasse ampiamente ( ovviamente è solo una battuta ndr.)                  

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati trattano dati personali (es. dati di navigazione o indirizzi IP) e fanno uso di cookie o altri identificatori necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Puoi liberamente fornire, rifiutare o revocare il tuo consenso senza incorrere in limitazioni sostanziali e modificare le tue preferenze relative agli annunci pubblicitari in qualsiasi momento accedendo al pannello delle preferenze pubblicitarie. Dichiari di accettare l'utilizzo di cookie o altri identificatori ovvero di accettare le eventuali preferenze che hai selezionato, cliccando sul pulsante accetta o chiudendo questa informativa. maggiori informazioni

COOKIE POLICY

Questo sito utilizza i Cookies piccoli file di testo che vengono depositati sul vostro computer per ricordare le attività e le preferenze scelte da voi e dal vostro browser.

In generale, i cookie vengono utilizzati per mantenere le preferenze dell’utente, memorizzano le informazioni per cose come carrelli della spesa e forniscono dati di monitoraggio anonimi per applicazioni di terze parti come Google Analytics. Tuttavia è possibile disabilitare i cookie direttamente dal browser così come indicato di seguito.

Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" acconsenti al loro utilizzo.

Microsoft Internet Explorer
1. Selezionare “Strumenti” dalla barra delle applicazioni principale, quindi ‘Opzioni Internet’
2. Cliccare sulla scheda ‘Privacy’
3. Scegliere il livello di sicurezza dei cookie


Firefox
1. Selezionare “Strumenti” dalla barra delle applicazioni principale e in seguito “Opzioni”
2. Cliccare sulla scheda ‘Privacy’
3. Nella sezione “Cookie” deselezionare la casella “Accetta i cookie dai siti”


Google Chrome
1. Cliccare sull’icona della chiave e selezionare “Impostazioni”
2. Cliccare sul link “Mostra impostazioni avanzate”
3. Cliccare sul pulsante “Impostazioni dei contenuti” sotto ‘Privacy’
4. Modificare l’impostazione dei cookie: ‘Impedisci ai siti di impostare dati’
5. Cliccare sul pulsante ‘OK’


Opera
1. Selezionare “Impostazioni” nella barra delle applicazioni principale e selezionare “Preferenze”
2. Cliccare su ‘Avanzate’ e selezionare “Cookie”
3. Cliccare su ‘Non accettare mai i cookie’
4. Cliccare ‘OK’


Safari
1. Cliccare il pulsante ‘Strumenti’ dalla barra principale e selezionare “Preferenze”
2. Cliccare ‘Sicurezza’
3. Nella sezione ‘Accetta Cookie “, cliccare su ‘Mai ‘
4. Chiudere la finestra


Se il vostro Browser non è presente in questa pagina è possibile consultare il sito aboutcookies.org, che offre una guida per tutti i browser moderni.

Chiudi