Scuola, proteste in tutta Italia E’ scontro tra la Gelmini e il Pd

Studenti e precari in piazza in tutta Italia per dire “no” alla riforma Gelmini e ai tagli. A Roma sono 30mila, secondo gli organizzatori, gli studenti medi e delle scuole superiori che hanno sfilato al fianco degli universitari fino al ministero dell’Istruzione. 

Ma quella romana è solo una delle tante che si tengono oggi in oltre 80 città italiane, da Bolzano a Palermo, passando per Venezia, Torino, Milano, Bologna, Messina, Catania e molte altre.

Questi gli slogan scanditi dai manifestanti: “La scuola è un bene comune. Studenti, precari, genitori in mobilitazione”, “Con questa riforma a scuola non si torna”, “Lotta – lotta – lotta, non ti fermare, il decreto si può fermare”, “Gelmini saremo il tuo inferno”. I ragazzi hanno cantato anche “Stella ciao” parodia di “Bella ciao” che fa il verso al nome del ministro. Quando il corteo a Roma è arrivato in viale Trastevere, sotto la sede del ministero dell’Istruzione, l’aria si è tinta del rosso dei fumogeni. Sulla scalinata del dicastero è stato allungato lo striscione “Riforme, tagli, precarietà. Ci rubano il futuro, ci tolgono la dignita”.

Nella capitale i ragazzi organizzati nella Rete degli studenti indossano i caschetti gialli che si portano nei cantieri. In questo caso per ripararsi simbolicamente dalle macerie «che Gelmini e Tremonti hanno lasciato» spiegano, annunciando che le proteste non si fermeranno. Da domani partiranno i “Cantieri della scuola pubblica”, iniziative e assemblee «per dare inizio alla ricostruzione della nostra scuola e del nostro futuro». Gli studenti aderiranno anche alla manifestazione della Fiom-Cgil in programma per il 16 ottobre. A Milano hanno manifestato oltre 10mila studenti (20mila secondo gli organizzatori) e il corteo è stato aperto da un manifesto che ritrae il ministro Gelmini in tuta mimetica e da uno striscione contro la “cultura militare nelle scuole” con riferimento al progetto “Allenati per la vita”.

A Palermo due cortei hanno attraversato il centro della città e alcuni giovani hanno sfilato travestiti da soldati e hanno bruciato in strada il fantoccio di un militare al grido di “vogliamo più cultura e meno guerre”. Anche l’Unione degli universitari è scesa in piazza con, secondo le loro stime, 60mila a Torino, 20mila a Firenze, 15mila a Bologna. Oggi c’è stato anche un’ora di sciopero indetta da Flc Cgil. Ma secondo il ministro Gelmini, la protesta di oggi sa solo «riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento e crede di usare la scuola come luogo di indottrinamento politico della sinistra».
«Bisogna avere il coraggio di cambiare – è la risposta del ministro dell’Istruzione MariaStella Gelmini – E’ indispensabile proseguire sulla strada delle riforme: dobbiamo puntare a una scuola di qualità, più legata al mondo del lavoro e più internazionale. Per ottenere questi obiettivi stiamo rivedendo completamente i meccanismi di inefficienza che hanno indebolito la scuola italiana in passato. Un lavoro e un percorso difficile, ma indispensabile. E’ necessario lo sforzo di tutti coloro che hanno a cuore la scuola. La protesta di oggi però mi pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento e crede di usare la scuola come luogo di indottrinamento politico della sinistra».

«Bisogna avere il coraggio di cambiare – è la risposta del ministro dell’Istruzione MariaStella Gelmini – E’ indispensabile proseguire sulla strada delle riforme: dobbiamo puntare a una scuola di qualità, più legata al mondo del lavoro e più internazionale. . La protesta di oggi però mi pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento e crede di usare la scuola come luogo di indottrinamento politico della sinistra». La replica del Pd è affidata a Francesca Puglisi, Responsabile Scuola: «Il ministro Gelmini ascolti il disagio che oggi migliaia di studenti stanno manifestando dalle piazze di tutta Italia, invece di continuare a negare l’evidenza perchè, purtroppo, se qui c’è qualcuno che abusa di vecchi slogan è proprio il ministro, quando parla di scuola come “luogo di indottrinamento politico della sinistra”. Altro che qualità della scuola: gli studenti, dopo gli interventi del governo, sono costretti a stare in aule sovraffollate oltre il limite della decenza e della sicurezza e pagano in prima persona e tutti i giorni i tagli operati dal governo. E quindi il governo dia alle scuole autonome le risorse umane e finanziarie per l’innovazione didattica che serve per riallineare i livelli di apprendimento degli studenti italiani a quelli dei coetanei europei».

I cortei hanno marciato fin sotto le mura del provveditorato agli studi delle diverse città. A Milano i manifestanti hanno srotolato uno striscione polemico nei confronti dell’introduzione della cultura militare nelle scuole, e hanno posto una sagoma del ministro Gelmini, vestita in abiti militari, che è diventata bersaglio del lancio di uova, rotoli di carta igienica e di qualche petardo. Sul posto erano presenti agenti di polizia in tenuta antisommossa. A Genova dal megafono una studentessa ha ricordato il taglio nazionale di 8 milioni di euro all’edilizia scolastica e lo studente torinese morto l’anno scorso per il crollo del plafone della sua scuola. Il corteo tra petardi e fumogeni si è concluso con un’assemblea a piazza San Lorenzo, sulle gradinate della cattedrale.

 A Torino il lancio di fumogeni e altri oggetti, tra cui bottiglie di vetro, contro la polizia sono stati gli unici momenti di tensione. A Roma tra fumogeni viola e lo striscione Chi apre una scuola chiude una prigione, il corteo di studenti è giunto sotto il Ministero dell’Istruzione. Ad aspettarlo alcune centinaia di manifestanti; tra loro una trentina del collettivo “Senza tregua”che si è disposto davanti all’entrata indossando delle maschere con un volto bianco e portando uno striscione con su scritto: Ci rubano il futuro. A Napoli insieme agli studenti sono scesi in piazza i docenti precari del Coordinamento precari napoletani che annunciano una manifestazione nazionale per il 30 ottobre che si terrà proprio nella città partenopea e a cui parteciperanno tutti i docenti precari del Paese.

 

 

Fonte:LaStampa

 

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