Il Pd gioca d’anticipo nella corsa agli impianti da fonti rinnovabili e lancia la proposta di una legge quadro sulle energie per la Puglia da portare in consiglio regionale nelle prossime settimane.
Domani, infatti, l’assise regionale discuterà il ddl proposto dalla giunta che modifica le norme sulla valutazione d’impatto ambientale per gli impianti eolici e fotovoltaici, ma l’ambizione dei Democratici è di andare oltre, prevedendo agevolazioni per famiglie e agricoltori onde consentire la produzione «in proprio» di energia e mettendo un paletto sugli abusi che in tutto il territorio si stanno consumando sventolando la bandiera dell’energia pulita.
Oggi il segretario regionale del Pd, Sergio Blasi, ha fissato una riunione con i segretari provinciali del partito, l’assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone, i consiglieri regionali e alcuni parlamentari (tra i quali il brindisino Salvatore Tomaselli): l’obiettivo è metter a punto una legge «omnibus» su tutta la materia energetica ottemperando all’adeguamento della Puglia alle nuove linee guida nazionali varate dal governo.
Tra i punti cardine della proposta, le agevolazioni mirate verso le famiglie che vogliano dotarsi di mini impianti sui loro tetti (pochi giorni orsono il presidente Vendola ha lanciato la campagna «un pannello su ogni tetto») e le facilitazioni normative per gli agricoltori che intendano realizzare impianti integrati su serre in grado di preservare le produzioni agricole. «ll piano regionale di energie da fonti rinnovabili, negli ultimi anni , ha portato enormi vantaggi ai grandi investitori – spiega Blasi – ma con scarse ricadute positive sulle comunità locali.
Di qui la duplice scelta di tutelare gli agricoltori da una parte e le famiglie dall’altra». Troppi, negli ultimi anni, gli affitti «facili» di campi devastati dagli incendi (e dunque resi non coltivabili) onde entrare nel business dell’eco-energia. «Nella nostra pdl – sottolinea Blasi – scriveremo che non sarà possibile costruire impianti laddove negli ultimi anni ci siano stati svellimenti di piantagioni o incendi, né che sarà possibile far sorgere impianti al posto di coltivazioni esistenti. Dobbiamo da un lato tutelare il nostro territorio e dall’altro rendere possibile il progetto che ogni famiglia ed ogni impianto industriale possa essere energeticamente autosufficiente».
Non solo, l’autoproduzione energetica (che sarà, comunque, sempre soggetta alla Via per impianti di almeno 1 megawatt, come prevedono le modifiche che saranno approvate domani in Aula) dovrà essere incentivata con un Fondo di dotazione, finanziato da una parte delle «misure di compensazione e di riequilibrio ambientale» contenute nelle linee guida nazionali. «Ricordo che quelle misure equivalgono a milioni di euro, una cospicua percentuale – spiega Blasi – può essere destinata al Fondo in favore di imprese e famiglie per l’installazione di mini-impianti».