Troppo fotovoltaico, troppo eolico. Fotovoltaico mai troppo, eolico mai troppo. Chi ha ragione? Fino a ieri la questione poteva essere oggetto di «libera interpretazione». Salvo interventi della magistratura amministrativa chiamata, come spesso accade, a porre principi legislativi per via giudiziaria.

 Dal 19 settembre, dopo 7 anni di attesa, ci sono invece le linee guida nazionali, le quali a loro volta rimandano alla regolamentazione regionale la fissazione di criteri di esclusione. Entro il 19 dicembre, insomma, la regione Puglia, come tutte le regioni italiane, dovrà fissare le aree di pregio (agricolo, naturalistico, storico, architettonico, archeologico) in cui vigeranno specifici divieti per tipologia di impianto proposto. «Ma credo – spiega l’assessore regionale all’Assetto del territorio, Angela Barbanente – che in Puglia potremmo essere pronti già entro la prima settimana di novembre».

Assessore Barbanente, la Corte costituzionale ha bocciato tempo fa alcune parti della legge regionale pugliese che disciplinava il settore delle energie alternative. Con le linee guida nazionali quelle norme rivivono?

«In effetti, la parte del provvedimento che riguarda le aree inidonee ricorda largamente la legge 31 del 2008 con la quale, quasi tre anni fa, avevamo provato a limitare l’inflazione di impianti a terra su suolo agricolo in aree tutelate dal punto di vista paesaggistico».

C’è però chi filosofeggia sul fatto che una differenza c’è: i divieti a priori ora vanno dettagliati.

«E noi infatti argomentiamo in maniera robusta la ragione per cui una certa tipologia di impianto non è compatibile con un’area protetta, laddove ci sia un rilievo storico-artistico, un’area di pregio o anche un angolo visuale. Ormai, gli uffici del mio assessorato che si occupano di paesaggio hanno approntato più di 100 schede. Per ogni ambito perimetrato ci sono specifiche motivazioni di esclusione».

Questo vuol dire che, proponendo impianti sufficientemente al largo dalle aree esplicitamente incompatibili, il settore delle energie alternative potrà continuare all’infinito ad aumentare la potenza installata in Puglia?

«C’è un unico punto, nelle linee guida nazionali, in cui si parla di quote e si dice che le regioni approvano, quanto alla diffusione di impianti ad energie rinnovabili, un atto di programmazione congruente con la quota minima della produzione di energia assegnata. Però, si dice anche, in attesa dell’emanazione del decreto che deve assegnare le quote, le regioni possono individuare aree non idonee senza procedere alla contestuale programmazione. In questo momento il decreto non c’è e quindi non sappiamo neanche quale sia la quota minima assegnata alla Puglia, che comunque sospetto sia stata già superata. Resta il fatto che si parla di quota minima assegnata, mai di un tetto oltre il quale non andare».

Che accade nelle aree protette come parchi nazionali o regionali?

«Si potranno fare solo impianti con scambio sul posto, quindi per autoconsumo, non impianti industriali».

Prendiamo un’area dove ci siano altri impianti: sarà valutato l’impatto cumulativo?

«Nelle linee guida si parla della possibilità di individuare aree ad elevata concentrazione. Però, se posso dire, gli impatti cumulativi si dovrebbero studiare in fase di Valutazione di impatto ambientale. D’altronde, sin dalla direttiva Cee, uno dei punti cardine delle valutazioni d’impatto ambientale, insieme alla valutazione delle alternative localizzative, che però nessuno fa, è proprio la valutazione degli impatti cumulativi».

E le cosiddette fasce di rispetto da siti di pregio e aree protette: le distanze saranno calcolate in via del tutto aleatoria come avviene oggi?

«Innanzi tutto, grazie al gran lavoro fatto per il piano paesaggistico, oggi in Puglia siamo in grado di perimetrare anche le aree di rispetto. Ma le prevede già il Putt. Grazie alla tecnologia gis siamo in grado di cliccare un punto e avere subito, su una cartina, la distanza di 100-150 metri di cui consiste qualsiasi fascia di rispetto».

 

Fonte ; GdM

 

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