“Cresce l’attenzione dei consumatori verso la qualità alimentare: questo ci consentirà di uscire dalla crisi.

 

 Perché, se mangiare bene e sano può significare spendere di più, in realtà poi si risparmia in cure e medicine, si preserva il territorio e, soprattutto, si da un futuro ai giovani”.

Parola di Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, che venerdì, seconda giornata del Salone del Gusto di Torino, ha voluto visitare di persona lo stand della Puglia, curiosando tra le bancarelle e i laboratori didattici, lanciandosi in una vera e propria dichiarazione d’amore: “Amo la Puglia – ha infatti detto – che per anni è stata per me punto di ritrovo e di incontro straordinario. C’è oggi un grande orgoglio in questa terra, che spero cresca sempre di più: la Puglia ed il Sud rappresentano il grande patrimonio del nostro Paese.

 Le donne, i contadini, gli anziani, depositari dei nostri sapori, sono categorie estremamente moderne, utili per uscire dalla crisi”. Parole che trovano una prima immediata conferma nelle migliaia di visitatori del padiglione pugliese, che hanno preso letteralmente d’assalto le bancarelle dei Presidi e dei produttori, e i laboratori didattici curati da Slow Food (che continuano a registrare il sold out continuo) e, soprattutto, il sorprendente entusiasmo dei più giovani che fanno a gara per cimentarsi manualmente con l’affascinante arte delle orecchiette caserecce. Un pubblico, fanno sapere gli organizzatori, che nella seconda giornata del mercato più famoso al mondo ha già registrato un + 30% di presenze.

 Spazio anche agli addetti ai lavori con “Identità golose”, che nella giornata di sabato ha acceso i fari su undici prodotti a rischio di estinzione, tutelati dai presidi di Slow Food, di Piemonte, Sardegna Veneto e Puglia (Capocollo di Martina Franca, Cipolla Rossa d’Acquaviva, Pomodoro fiaschetto di Torre Guaceto, Biscotto di Ceglie).

Una giornata culminata nella cena, riservata a produttori e operatori del settore, in uno dei ristoranti più prestigiosi del Piemonte (La Credenza di San Maurizio Canavese) con gli chef pluristellati Igor Macchia e Giovanni Grasso alle prese con una “reinterpretazione” dei piatti tipici abbinati ad alcune etichette eccellenti delle quattro regioni, per la Puglia il Rosato salentino.

 L’iniziativa mira a rafforzare e promuovere l’alleanza nata a fine 2009 tra i presidi Slow Food e oltre 200 cuochi italiani, che si impegnano a fare spazio a questi prodotti nei loro menu. “Quando si mette in campo la capacità di unire le forze – dichiara l’Assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia Dario Stefàno – allora si riesce a centrare l’obiettivo di far conoscere ad una platea internazionale l’eccellenza del nostro agroalimentare.

Una tessera importante del puzzle più grande, che è la promozione e la valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare, il cui punto di forza è indiscutibilmente la qualità riconosciuta dei nostri prodotti. Una qualità di prodotto, a cui deve seguire una qualità nelle scelte della strategia di marketing, per consentire agli operatori della filiera di cogliere appieno le opportunità di un mercato della qualità del gusto in continua crescita”.

 

Fonte: SudNews

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