Gesù, Aldo Moro e la Fiom: il manifesto postcomunista di Vendola

Del centrosinistra è il candidato leader in pole position. Nichi Vendola domenica ha lanciato la volata per la conquista di quella futura coalizione che dovrebbe andare dai partiti moderati fino alla sinistra radicale. E trainato dalla copertura mediatica del suo discorso al congresso di Sel, Sinistra e Libertà, dove è stato confermato alla guida del partito per acclamazione (come ha fatto sempre Di Pietro), ora si presenta come l’Obama italiano.

Oltre a governare la Puglia, infatti, Nichi trova anche il tempo per rilasciare dichiarazioni su quasi tutto lo scibile. Perché anche se il suo partito non è presente in Parlamento, i giornalisti gli chiedono lo stesso quale sarà il destino dell’Italia tra riforma elettorale, ripresa economica, manovra finanziaria e impegno militare in Afghanistan.

Anzi, da poche ore si è messo pure a dettare l’agenda all’alleato Bersani, anche lui in lizza per la guida della coalizione. Perché di Vendola ce ne sono uno, nessuno e centomila. C’è, infatti, un Vendola moderato che con toni messianici il giorno dopo il discorso a Firenze ha parlato di future alleanze: ”Gli uomini e le donne di buona volontà da Casini a Di Pietro hanno il dovere di trovare un codice comune e un’idea di futuro. E io penso che ce la possiamo fare”.

Poi c’è il Vendola cattolico, un religioso sui generis che nel suo discorso si è appropriato di Gesù (”Sì, Gesù e la sua croce sono stati la mia culla: date da mangiare, da bere, vestite i poveracci e gli stranieri”) e di Aldo Moro, “che avrebbe capito la piazza della Fiom“. E, infine, c’è il Vendola postcomunista che ha ammesso lo scandalo della tragedia dei gulag, ma ha riabilitato il ‘68, strizzando l’occhio alla Fiom: “Non abbiamo la tentazione di diventare il partito della Cgil, ma l’Italia ha bisogno della Cgil”, il suo indovinello a proposito della posizione di Sel (e della futura coalizione) nei confronti del sindacato di sinistra.

Insomma, una lenzuolata di idee, di buoni propositi e di ancor più puri sentimenti che sembrano usciti da una canzone di Jovanotti. A tratti il discorso di Vendola è addirittura sembrato uno di quei pot-pourri che l’ex segretario del Pd Veltroni rifilava ogni volta ai suoi elettori, senza abusare però di quei ma anche che sono entrati nel dna del centrosinistra.

E dal suo Olimpo postmoderno Nichi ha lanciato, ovviamente, il suo anatema contro il berlusconismo, colpevole di aver creato quella società dell’immagine che sta appiattendo l’Italia. E pensare che proprio di lui si dice che sia il più berlusconiano tra i politici di sinistra…

 

Fonte: www.panorama.it

 

{jcomments on}

 

I commenti sono chiusi.