La Digos di Brindisi ha sequestrato questa mattina – su disposizione della Procura – sette torce del Petrolchimico.

Quattro le persone indagate tra dirigenti e responsabili delle due aziende: Paolo Zuccarini; direttore dello stabilimento Polimeri Europa di Brindisi; Paolo Salvatore Brigante, responsabile salute e sicurezza e ambiente dello stabilimento della Polimeri Europa di Brindisi; Giancarlo De Natale, direttore dello stabilimento della Basell di Brindisi; Franco Casadio, responsabile del servizio di prevenzione e protezione dello stabilimento di Brindisi della Basell S.p.A.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Antonio Negro fa avviata anche in seguito ad alcuni malori che decine di militari della guardia di finanza avvertirono mentre si trovavano per una esercitazione nel poligono di tiro di località Saline a poca distanza da alcune di queste torce. Nel corso delle indagini sono state anche utilizzate telecamere per rilevare il numero di accensioni delle torce che, in sei mesi, sarebbero state centinaia.

Secondo la procura, si tratterebbe di un sistema adottato dalle due società per smaltire un rifiuto e non solo di accensioni eccezionali per motivi di sicurezza dovute a black out o per evitare rischi di esplosione negli impianti come sostengono le aziende.

Se si tratta, come ipotizza la procura, di smaltimento rifiuti – ha spiegato il procuratore di Brindisi Marco Di Napoli – sono necessarie le autorizzazioni per lo smaltimento in applicazione delle recenti leggi sia europee sia regionali. Tre le accuse rivolte ai quattro responsabili delle due società che operano nel petrolchimico: getto di rifiuti (nel caso specifico di rifiuti gassosi), emissione in atmosfera senza autorizzazioni ed emissioni in ambiente di sostanze pericolose.

Le società interessate hanno fornito invece indicazioni opposte sostenendo l’eccezionalità delle accensioni dovute a motivi di sicurezza. Dagli accertamenti della Digos è emerso che per le emissioni non esistono monitoraggi in grado di indicare quale prodotto e quanto finisse nelle torce. Tutto questo nonostante l’Arpa regionale abbia fatto rilievi sul territorio a seguito degli episodi segnalati. Sulle torce, infatti, non ci sono sistemi di rilevamento capaci di fornire questo tipo di indicazione.

 

 

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