Report va tutelato come bene comune

La Rai dovrebbe fare un monumento a Milena Gabanelli: se la nozione di servizio pubblico ha ancora un minimo senso lo si deve a programmi come Report,

 che hanno il coraggio di fare delle inchieste, di svelare alcuni perversi meccanismi del potere, di assumersi delle responsabilità. A volte potrà peccare di eccessi ideologici, a volte dovrà mettere in conto qualche errore di valutazione, ma una trasmissione così va tutelata come un patrimonio comune. Il segretario dell’Usigrai Carlo Verna dovrebbe non solo prendersela, come fa, con Augusto Minzolini, ma spronare i suoi colleghi a fare inchieste simili a quelle di Report: perché anche il coraggio è dote preziosa. Ci sono troppi programmi (anche a sinistra) i cui conduttori si fanno belli con il posteriore degli altri (la famosa frase di Stefano Ricucci è più volgare, anche se molto più efficace).

Con un’inchiesta di Bernardo Iovine, Report ha fatto luce su una delle istituzioni più delicate del nostro sistema democratico: l’Authority. Com’è noto, queste autorità di garanzia sono nate per tutelarci dai monopoli di mercato, dalle irregolarità che grandi gruppi economici attuano a discapito dei consumatori, o dalle violazioni della nostra privacy. Servirebbero a far funzionare meglio un paese democratico, proteggendo i più deboli.

Le caratteristiche principali di un membro dell’Authority dovrebbero essere due. Anzi, devono essere due: la competenza e l’indipendenza. Le Authority stanno in piedi, diciamo così, per la buona volontà dei presidenti, visto che i membri delle autorità di garanzia sono tutti di nomina partitica. Sono cioè bellamente lottizzati. In questi anni abbiamo visto cose inimmaginabili (leggi fondamentali ispirate da membri delle autorità; interventi sulla privacy assolutamente difformi da un caso all’altro; la Consob che è ancora senza presidente dopo oltre quattro mesi), non proprio consone a un paese che si dice democratico.

 

Fonte:CdS

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