Il governo impugnalegge sanità pugliese

Il consiglio dei ministri, su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, ha impugnato due leggi della Regione Puglia in materia di sanità.

 

Il provvedimento riguarda in particolare la legge regionale 11/2010, recante ‘norme per la copertura delle perdite di esercizio degli enti del servizio sanitario regionalè, e, su conforme parere del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di quello della Salute, la numero 12/2010, recante gli adempimenti che la regione Puglia pone in essere con riferimento al piano di rientro dal disavanzo sanitario 2010-2012 .

La prima, si rileva, “è stata oggetto di censura governativa perchè prevede la cessazione dell’efficacia delle disposizioni in essa contenute in caso di mancata sottoscrizione dell’accordo per il rientro dal disavanzo sanitario nei termini previsti; la seconda presenta invece profili di illegittimità costituzionale in quanto alcune disposizioni, nello stabilire la sospensione degli effetti di precedenti norme regionali impugnate (contenute nelle precedenti legge regionale 4 del 2010 e 27 del 2009 e che prevedono nuove assunzioni, nonchè di stabilizzazioni e inquadramenti di personale sanitario anche della dirigenza medica) presuppongono logicamente la vigenza delle norme sospese le quali non cessano, solo in grazia della sospensione dell’efficacia, di essere incostituzionali in quanto tali”.

Tanto più che queste disposizioni regionali “limitano significativamente detta sospensione sia sotto il profilo oggettivo (in quanto la sospensione opera solo su alcuni degli effetti delle disposizioni impugnate) sia sotto il profilo temporale, in quanto la sospensione si riduce, a seguito della vacatio legis, ad un periodo brevissimo (fino al 15 ottobre 2010) e sostanzialmente stabilizzano, per i periodi in cui non opera la sospensione, gli effetti delle disposizioni impugnate, confermando l’illegittimità costituzionale di queste ultime, con violazione dei medesimi principi costituzionali; altre disposizioni, che stabiliscono il blocco del turn-over, ricomprendendo nel divieto di assunzione anche i medici ospedaliero-universitari senza prevedere un’intesa tra la Regione e l’Università, incidono sull’autonomia universitaria, tutelata dall’art. 33 della Costituzione, e violano il principio di leale collaborazione di cui agli articoli 117 e 118 della Costituzione”.

Fonte: GdM

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