Una nuova terra per uomini nuovi

Uno dei libri magici, in grado di influenzare intere generazioni, continua ad essere L’isola del tesoro, capace di trasportare verso oceani favolosi, muovendo le ali dell’immaginazione. Seguendo la fantasia, ma confidando nel principio di realtà, quel libro ha consentito, ai suoi lettori, la ricerca dell’isola su di un altro libro magico, almeno per ciò che riguarda la mia generazione, il mitico atlante De Agostini.

 

 L’unica rappresentazione geografica che fino allora conoscevo era il disegno dell’Italia, lo stivale. Con l’atlante era diverso, avevo davanti a me il mondo. Sulla prima tavola il globo diviso in due come un’arancia, poi le tavole successive dei vari continenti. Si cominciava con l’Europa, poi l’Africa, l’Asia e tutti gli altri. Era quello il mondo e quella, immagino per molti, la prima idea della Terra, immutabile e sicura. Ho ancora quell’atlante e recentemente mi è capitato di guardarlo. Curioso, è ormai inutilizzabile. Perché, allora, conservarlo? Lo tengo da parte per i miei nipoti affinchè non pensino, come pensavo io allora, che il mondo sarà sempre quello che conoscono, affinchè si rendano conto che la rappresentazione del mondo è relativa.

 Il pianeta sul quale abitiamo è caratterizzato da un numero finito di variabili fisiche che stanno subendo cambiamenti repentini: la calotta polare si sta fondendo e i grandi ghiacciai della Groenlandia si assottigliano, entrambi a una velocità imprevista e sconcertante. Gli oceani, che ricoprono i tre quarti della superficie terrestre, sono nettamente più acidi e il loro livello sale; sono anche più caldi, e questo fa sì che le più imponenti tempeste del pianeta, ovvero gli uragani e i cicloni, siano diventati sempre più potenti e capaci di scaricare la loro furia distruttiva su zone del pianeta che mai prima d’ora ne fossero state interessate. I ghiacciai delle Ande, dell’Himalaya, dell’Occidente americano e delle catene montuose di tutt’Europa si stanno fondendo velocemente: entro qualche decennio gli approvvigionamenti idrici di miliardi di persone che dipendono dai ghiacciai potrebbero essere a rischio.

 L’immensa foresta pluviale amazzonica inaridisce ai margini ed è minacciata nelle regioni centrali. Le foreste di tutto il mondo stanno morendo, è solo questione di anni. Gli enormi depositi di petrolio al di sotto della crosta terrestre sono ormai più vuoti che pieni. I cedri del Libano – di cui si parla nella Bibbia – sono “gravemente minacciati”. Viviamo su un nuovo pianeta, che appare ancora simile al nostro, ma che in realtà, è profondamente diverso. Questa è la cosa più grande mai accaduta al genere umano e non possiamo vivere sulla Terra come se fosse quella vecchia, è una possibilità che ci siamo preclusi.

 Nel mondo in cui siamo nati, l’abitudine economica e politica più radicata era la crescita. Negli ultimi duecento anni trascorsi abbiamo pensato, in qualsiasi ambito, che “di più” fosse sempre “meglio” e che l’unica risposta a ogni problema fosse un’ulteriore espansione. Il dovere di qualsiasi politica economica è stato, ed è tuttora, quello di stimolare, nel modo più rapido, sostenibile e completo, lo sviluppo economico. Certo, per le nazioni ricche la crescita è una ricetta ormai dubbia, perché non offre più quelle soddisfazioni che un tempo prometteva. Per le più povere, invece, la matematica è impietosa. Se i cinesi, per esempio, possedessero in proporzione le stesse automobili degli occidentali, il numero di veicoli marcianti sul pianeta salirebbe da 800 milioni a 2 miliardi, incrementando ulteriormente l’immissione di CO2 ben oltre le 390 parti per milione già presenti in atmosfera e vanificando qualsiasi tentativo di riduzione strategicamente programmato per i prossimi venti o trent’anni.

Fisica e chimica non scendono a compromessi: oltre le 350 ppm il pianeta non funziona. Viviamo in un posto più caldo e inospitale, e non possiamo far altro che guardare al futuro con estrema lucidità: sul nostro nuovo pianeta, la crescita potrebbe essere l’abitudine più importante a cui dovremo rinunciare. Di fatto staticità e ruralità potrebbero essere proprio ciò di cui abbiamo bisogno, quando, quella minaccia che incombeva sulla nostra futura progenie, per evitare la quale avremmo dovuto adottare misure precauzionali e intraprendere azioni che per non mettessero a repentaglio le generazioni future… si sta concretizzando nella compressione del tempo e “tra cento o duecento anni” sta diventando oggi.

 Il Tarocco, quel libro miracoloso, ispiratore di tanti libri sacri dei popoli antichi, che ha nelle sue figure e nei suoi numeri delle precisazioni analogiche sorprendenti ci offre l’Uomo, rappresentato dall’essere che non pensa, coperto da un vestito variopinto, con una bisaccia piena di errori e pregiudizi, camminare a caso senza discernimento, sospinto solo dalle sue passioni; una lince lo addenta e raffigura il castigo dei suoi vizi. È il Folle contrassegnato dallo zero, la nullità. Ci presenta, poi, l’Uomo evoluto, già sgrossato, nell’Amante che è l’Arcano VI del Tarocco, quale un giovane promettente che ha compreso la necessità di seguire i consigli del cuore e protetto dagli Angeli benefici che lo ispirano. È contrassegnato del 6 e dalla vau che, cabalisticamente, significa che conosce la causa del passato, del presente e dell’avvenire. In questo passaggio consiste l’essenza dell’Essere.

 Il non pensare conduce ad essere dominati, mentre il pensare eleva l’uomo al di sopra del bruto, rende liberi, permette di raggiungere le vette più elevate: Pensare è regnare! Un tempo l’uomo ha avuto agio di concedersi del raccoglimento, perdersi nel sogno; oggi esso cade nell’eccesso contrario: la lotta per la vita lo assorbe al punto che non trova il tempo per meditare con calma e coltivare la suprema arte del pensiero. E mentre tutto cospira per risparmiare ai nostri contemporanei la pena di pensare, è indispensabile ravvivare la fiamma delle tradizioni che si scordano. Il pensatore si fa da sé, è figlio delle proprie opere che lo mettono in guardia dall’errore e lo esortano a cercare il Vero, il Giusto ed il Bello… L’isola del tesoro.

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