Approvato il “pacchetto” di Cancun sul clima, ovvero gli obiettivi a lungo termine tra cui un fondo verde e il riconoscimento della scienza per fermare il riscaldamento a 2 gradi.

 

Il via libera da parte della 16/a Conferenza Onu sul clima a Cancun, in Messico, riguarda un pacchetto di ”visione condivisa” che rilancia il negoziato dopo il fallimento di Copenaghen. E’ composto da 32 pagine e sette capitoli con premessa e annessi.

Oltre alla creazione di un fondo verde, ancora non contabilizzato, da gestire attraverso un comitato di 40 membri, 15 dei paesi industrializzati e 25 dei paesi in via di sviluppo, il pacchetto prevede azioni di adattamento, mitigazione (tagli di Co2), finanza (subito 30 miliardi di euro per il periodo 2010-2013 e successivamente la necessita’ di mobilitare 100 miliardi di euro l’anno fino al 2020 in favore dei paesi in via di sviluppo), trasferimento di tecnologie.

dell’inviato Ansa :  Elisabetta Guidobaldi

CANCUN (MESSICO) – Negoziati ancora col fiato sospeso a Cancun, in Messico, alla 16/a Conferenza Onu sul clima (Cop16) giunta alle sue battute finali. Accolta da una standing ovation e da un lunghissimo applauso, che faceva presagire una felice e rapida risoluzione delle trattative, la presidente della Cop16, la messicana Patricia Espinosa si è trovata da subito di fronte all’ostacolo Bolivia che ha tolto il consenso al testo presentato alla discussione finale. “La Bolivia – ha detto il capo delegazione Pablo Solon prendendo la parola per primo alla sessione informale della giornata finale della Conferenza – non è disposta a sottoscrivere un documento che significa aumento della temperatura e per il quale va chiarito il valore legale” e nel quale sono contenuti impegni “in bianco” per i paesi sviluppati. Da parte del Venezuela, è quindi arrivata la richiesta di sospendere la riunione per attivare di nuovo i gruppi di lavoro perché, ha detto la rappresentante venezuelana, “ci troviamo in un momento fondamentale e l’esito sarà tale se saremo tutti uniti”. Dello stesso parere anche il Nicaragua. Per la delegazione cubana “la Bolivia parla a nome di tutta la popolazione dell’America Latina”.

E così i lavori sono stati sospesi e all’interno del gruppo sul Protocollo di Kyoto la Bolivia ha ribadito e rafforzato la posizione. La volontà della presidenza messicana è di arrivare a un accordo su un documento che contiene una “visione condivisa”. “Cancun – ha detto Espinosa – è una tappa di un grande processo”. Il documento prevede cifre ma non vincoli. A parte la Bolivia e una parte di paesi latini, il testo ha ricevuto comunque la quasi unanimità dei consensi incassando il sì di Usa, Cina, India e Giappone (che aveva invece fatto ostruzionismo su Kyoto durante i negoziati).

L’approvazione dei documenti avviene in sessione plenaria formale e per acclamazione, non a maggioranza. In particolare si tratta di due testi legati tra loro, il documento finale che riguarda gli obiettivi a lungo termine, e il testo sul Protocollo di Kyoto. Su Kyoto si riconosce la necessità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 25 e del 40 per cento al 2020, come raccomandato dal Gruppo intergovernativo di esperti sul riscaldamento globale (Ipcc) per fare in modo che la temperatura globale non aumenti oltre i 2 gradi. Secondo il testo le parti devono completare il loro lavoro e adottare i nuovi obiettivi il più presto possibile, in tempo per scongiurare un vuoto tra il primo periodo di Kyoto, che termina a fine 2012, e il secondo. Sul fronte del testo generale, invece, cioé gli obiettivi a lungo termine, si confermano le previsioni dei giorni scorsi:subito 30 miliardi per il periodo 2010-2012 per aiutare i paesi in via di sviluppo. Si rilancia sulla necessità, poi, di una mobilitazione di 100 miliardi di dollari l’anno fino al 2020. Da rilevare la creazione di un fondo verde, ancora non quantificato, da gestire attraverso un comitato di 40 membri, 15 dei paesi industrializzati e 25 dei paesi in via di sviluppo. (ANSA)

 

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