Mi rivolgo alla Redazione dell’Ora per significare che io mi accingo a rispondere all’amico Paolo non tanto per chiarire, perché conoscendolo, posso farlo di persona, ma per aprire un dibattito serio, intelligente e costruttivo, su questi “padri” e su questi “figli” quarantenni in merito a ciò che hanno fatto e su ciò che hanno “misfatto” o disfatto, nonché omesso di fare.  

Così si possono, anche, offrire elementi di riflessione alla nuova Amministrazione comunale.

Invito la Redazione a precostituire un anfiteatro come arena politico-culturale tra sfidanti, segnati da nome e cognome, leali, protesi a costruire e caratterizzati di rispetto per ogni persona.
Ovviamente con interventi più brevi del presente e con indicazioni puntuali dell’oggetto da discutere come contesa tra cavalieri della luce. Altrimenti diventerei anch’io un blablablà.

Invito che noi della redazione accettiamo e proponiamo come “angolo” permanente di idee,confronto e dibattito senza maschera alcuna(ndr)

I nostri “padri” dei “padri”, costruendo Nardò su materiale di risulta, che si trova sotto il Centro Storico, si assunsero la responsabilità del degrado del tessuto urbano, sociale, economico e, quindi, antropico dello stesso!
Tutti i problemi sono risolti: abbiamo trovato i responsabili!
A morte! Il parricidio è giustificato.
E poi? La Nardò di oggi quale vantaggio consegue?E la Nardò di domani quali prospettive ricava?
Ricostruire la storia è essenziale anche per non riproporre gli stessi o errori similari.
Ma lasciamo la ricostruzione della storia agli storici… e non sia mai a tanti “studiosi” che si improvvisano!
A coloro, invece, che intendono e devono gestire il presente per costruire il futuro (politico e amministrativo), come te, Paolo, il “contenuto” non deve diventare un accademico e vuoto confronto tra le varie fasi storiche; un alibi per presentarsi come vittima immolata all’insipienza, se non proprio alla cattiveria, “paterna”, che si è divorata pure i metodi interpretativi, oppure, infine, un transfert conscio o inconscio per incapacità o per timore di misurarsi con la realtà.
La città di Nardò è soltanto macerie? Della città di Nardò manca moltissimo o quasi tutto?
Bene, se è così, perché i quarantenni (di venti anni fa e di oggi) intendono misurarsi, sapendo che dovranno solo essere sconfitti per la macroscopica rovina della città, che, stando così le cose, è, prima di tutto da, ritrovare, poi da scoprire e, infine, da gestire?
Se, poi, non è così catastrofica la situazione, allora i quarantenni possono farcela… non  precostituendosi incubi pieni di “padri” infedeli e crudeli, ma vestendosi di umiltà, di preparazione, di entusiasmo, di capacità di interpretazione e di rispetto del passato, di attenta lettura del presente e di coraggio di sognare…
Ecco i contenuti e i metodi di essere protagonisti della fase esistenziale assegnata dalla storia, nella consapevolezza di poter compiere sfasature ed  errori, in ogni epoca e in ogni angolo dell’universo.
E perché ciò non rimangano parole (blablablà), vuoi, caro Paolo, parlare dell’Ospedale…di ieri e di oggi?
Vuoi, caro Paolo, parlare dell’assetto urbanistico di Nardò, visto che è il tuo campo?
Oltre all’abusivismo, alla cui responsabilità i “padri” non sfuggono, pur trovandosi di fronte ad un fenomeno non speculativo ma sociale, e ad alcune scelte di espansione (vedi verso l’Asso), vuoi, caro Paolo, parlare del Piano Regolatore generale che i “padri” hanno consegnato tanti anni fa? È stato attuato? È stato modificato -il PRG, come sai, è in fieri- per essere reso più idoneo ai tempi e alle esigenze? È stato sostituito con strumenti urbanistici più organici, tra l’altro previsti per legge?
Tu avresti il coraggio di demolire il Villaggio residenziale della fine anni ’60 con le sue strade e i suoi spazi? Tu avresti il coraggio di demolire la prima “167” dei primi anni ’70 con le sue strade e i suoi ampi spazi? E potrei dire della seconda “167”, cioè le attuali zone del PEEP?
Ebbene in questi ultimi venti anni, di cui tu solo in parte sei da quarantenne, che cosa è stato fatto per il recupero, l’uso e la qualificazione, per esempio, degli spazi? È una vergogna, mio caro Paolo! E cosa è stato fatto per eliminare i limiti e le sfasature, che pure i “padri” hanno lasciato sia per errori di valutazione sia per la tipologia urbanistica del tempo? 
Tu lo sai che i quarantenni, tuoi fratelli maggiori, hanno trattenuto centinaia e centinaia di milioni prima di utilizzarli  per le opere primarie nelle seconda “167”, cui erano stati destinati?
E tu, Paolo, che guardi con pignoleria il territorio, ritieni che il parco di Portoselvaggio -un altro retaggio anche se solo di alcuni “padri”- ha segnato sviluppo, qualificazione e reddito? Microscopicamente no! E, se macroscopico c’è stato qualche fenomeno, è stata l’enorme spesa pubblica sia per l’acquisto del bosco -e può andar bene!- sia per opere inutili, se non addirittura dannose, all’ambiente.
E tu, ora, quarantenne, cosa fai? E i tuoi fratelli maggiori cosa hanno fatto?
I “padri” hanno sbagliato…eccome!
Correggano i quarantenni di ieri e i quarantenni di oggi: per questo sono generazioni nuove, cioè venute dopo e – mi sembra non molto stranamente!- generatrici di nuovi “padri” delle successive generazioni. 
Potrei dire che è inutile, se questi non hanno dimostrato affatto di saper migliorare il “bene”, figuriamoci se sono capaci di “eliminare” gli errori…mentre lo hanno fatto e continuano a farlo eliminando i “padri”: eccoli, allora, i quaquaraquà!
Eccoli, caro Paolo: quando un “figlio” riceve la ricchezza, è valido (non quaquaraquà, cioè) non se riesce solo a conservarla, ma se è capace di ampliarla e qualificarla; quando un “figlio” riceve debiti con miseria, è valido (non quaquaraquà, cioè) non se grida allo scandalo, lavandosi la bocca nelle piazze e nei bar, nei salotti e nei circoli, nei dibattiti e nei siti online, ma se riesce a colmarli con scelte coraggiose, pur a rischio di errori.
Quando un “figlio” riceve ricchezza e debiti con miseria, è valido (non quaquaraquà, cioè) non se –novello eroe!- rinnega e uccide il “padre”, ma se riesce ad essere migliore -nuovo protagonista!- proprio guardando al “padre” per evitare errori, per migliorare l’eredità, per consigliarsi e per verificarsi, per tentare di costruire il futuro.
Questi sono i quarantenni che io voglio e questo è il tipo di approccio che essi devono avere!
È una mia pretesa…è pretesa di un “padre” non ancora morto, anche se ferito a morte…
Ma, se parlo, vuol dire che ne vedo di quarantenni idonei, liberi e forti, capaci di fare breccia nella mediocrità e nella latitanza, capaci soprattutto di apprendere e di interpretare, senza lasciarsi guidare dalla convulsa ossessione del potere, dal moraleggiante perbenismo farisaico, dalla presuntuosa arroganza e dalla rovinosa improvvisazione.
Se tu, Paolo, in questa mia personalissima visione delle cose di Nardò, ti ritrovi in questi ultimi quarantenni, sono contento, anche perché -a mio vantaggio- avrei un potenziale “uccisore” parricida in meno e -a tuo vantaggio- non ti vedresti investito del blablablà né del quaquaraquà, che io ho osato intravedere non in te, ma nel tuo modo di vedere nella circostanza della grave questione dell’Ospedale.
Ti chiedo, comunque, scusa sul tuo piano personale, ma rimango critico sul generale piano generazionale.
Io, in parole povere, vi voglio diversi dai “padri”, ma superiori e superiori per testimonianza e per capacità di sognare, non per chiassosità e per età generazionale.
Per approfondimenti della questione urbanistica o di qualsiasi altro argomento, sono a tua completa disposizione.

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