Proprio così, “Il sonno della ragione genera mostri” (El sueño de la razón produce monstruos), la frase che abbiamo tante volte sentito pronunciare è il titolo dato ad un’opera d’arte, in particolare ad un’acquaforte, realizzata alla fine del ‘700 da Francisco Goya, pittore spagnolo.

L’opera fa parte de ‘I capricci’, una serie di incisioni ad acquaforte chiamate Los caprichos che ritraggono – in chiave allegorica, umoristica e satirica – vizi e miserie umane, ma anche soggetti fantastici o grotteschi, individuati dall’artista, dal contenuto fortemente critico nei confronti della ‘morale’ dell’epoca.

Il contesto per cui è stata scelta e inserita , la frase, anche questa volta, non si allontana dalla sua accezione originaria, anzi ne sottolinea l’incredibile coincidenza con la serie di problematiche che, qui in città, sembrano aumentare vertiginosamente, invece che diminuire. E, siccome non ci facciamo mancare nulla, tali problematiche, si presentano, oggi, con la loro massiccia complessità e la loro importanza strutturale per il futuro di Nardò.
Il nostro fronte mare dopo anni di incuria, indifferenza e degrado, ora viene ‘tirato per la giacchetta’. Ma cosa veniva denunciato tutti questi anni da chi presentava stagionalmente delle immagini allucinanti di dissesti?
Purtroppo, le strategie fallimentari, le illusione incantatrici di sacerdoti del nulla, ci hanno tanto abituati al degrado (con il supporto di un’indifferenza colpevole e premedidata) che, chi ha già amministrato, non riesce a vedere diversamente, il nostro lungomare o a pensarne l’alternativa potenzialità. “la regola del ‘rattoppamento’, qua e là non bastano più e qualcosa sta cambiando realmente.

Di sicuro, ci vuole un po’ di riflessione per comprendere qualcosa d’importante. Qual’è la ‘magia’ che trasforma le parole (troppe) e le fa diventare azione o ‘valore aggiunto’, ‘bene comune’, i cui vantaggi, sono godibili da tutti?

Che la valorizzazione del nostro territorio stia dinentando un argomento, anch’esso, virtuale? Bhè, non sarebbe strano; in effetti iniziando dalle teorie di  McLuhan, Pierre Lévy, J.Bodrillard, J.G.Ballard, Paolo Ferri, fino a P. Virilio, col notevole aiuto che dette il film del 1976 “Quinto potere”, gli argomenti per la persuasione delle masse è evidente. Intorno a noi, infatti, tante belle parole, poi, manca la conferma della realizzazione del nostro “quotidiano possibile”.

Ho l’impressione che su questo argomento, in un periodo di profonda crisi di cui nessuno, ancora, ha saputo determinarne le caratteristiche d’impatto sulla gente, verranno messi alla prova i prossimi comportamenti dei profili politici e non più, come è successo fin adesso, sui (facili) programmi a lunghissima scadenza.

Quindi, auspico che si guardi a Ippocrate per il quale la parola crisi, dal greco krinein (determinare, decidere) determini davvero l’ambito rispetto al quale muoversi per migliorare le condizioni e cercare di risolvere (al più presto) le cose attinenti al quotidiano.

Il degrado ‘percettivo’ e fisico che vedete nelle immagini, pretende concretezza, responsabilità, cultura, consapevolezza. Alla bellezza del mare e all’impegno profuso per zone come Portoselvaggio e la Palunde del Capitano, non coincide assolutamente la stessa attenzione delle scelte strategiche per altre zone marino-urbane che attrarrebbero molte più persone con aumento delle relative economie.

Occorrono, quindi (forse), altre persone nei posti decisionali giusti, capaci di generare altre forme di recupero del senso civico e una concreta ‘riqualificazione’ istituzionale della vita cittadina, mancante da circa venticinque anni, qui a Nardò. L’esempio amministrativo istituzionale, la testimonianza negli atti di ogni individuo, il rispetto per la città, sono tutte componenti da ‘costruire’ prestando attenzione alle PAROLE. SI’, LE PAROLE SONO IMPORTANTI!

Per cui si arriva facilmente ai paradossi. Infatti, a che serve illuminare (purtroppo ancora glacialmente) una torre costiera se poi, alla base della stessa, da una parte c’è l’EDEN del nostro parco di Portoselvaggio e dall’altra inizia una narrazione del lungomare che contempla, come in un catalogo, la serie  di diversi stati degrado che annualmente dobbiamo sopportare, rattoppando e rimandando a data da destinarsi, la nostra necessaria quota di  bellezza, compressa dalla ricerca del becero consenso politico adottato come strategia dal ‘politicuccio’ di turno.

Ormai è veramente nauseante il fatto che noi neritini non possimao usufruire delle nostre stesse bellezze, per convincerci che abitiamo i uno dei posti più belli el mondo. Dovremmo essere avanti a tutti i comuni del salento se non della Puglie eppure osservate cosa ci tocca ‘vedere’ in giro per la nostra marina.

Cosa si può fare allora? 
Per esempio, da tanto tempo insisto perché ritengo necessario, se non urgente, un concorso di idee di progettazione per tutto il FRONTEMARE di Nardò, evidentemente, lasciato allo ‘sbando’ visivo e ad un’indifferenza che non ci possiamo più permettere. L’unico strumento è un concorso di idee internazionale, capace di divulgare una cartografia adeguata agli interessati e contemporaneamente ad evidenziare le virtù e i punti deboli di una terra in trasformazione, pronta a recepire nuove potenzialità e amplificare quelle già esistenti.
Un concorso internazionale di idee che costituirebbe una forte iniezione di fiducia e una prova di coerenza che, dalla parola si trasforma in azione direttamente indirizzata al bene comune.
Usciremmo, così, da questo sonno ventennale in cui Nardò si trova, per aprire nuove strade e riscoprire finalmente le vere potenzialità di questo territorio, represse dall’ignoranza e dall’incompetenza culturale, ‘mostri’ da debellare solo con un generale e consapevole ‘risveglio’.
Paolo Marzano  – responsabile dell’ OSSERVATORIO SULLA CITTA’ di Nardò (Le)

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