Se non avessi letto Portadimare, così come faccio per tutti i siti, pur essendo interlocutore dell’Ora, sulla scia della lettura mattutina di quasi tutti i quotidiani, pur essendo abbonato al “Corriere della sera”, non avrei mai letto l’intervento della prof. Genoveffa Giuri: l’amica professoressa in piena libertà e in piena affinità editoriale sceglie Portadimare.
Non ho alcun diritto di interferire, anzi rispetto la sua scelta.
Tuttavia per amor patrio e per amor di chi si impegna gratuitamente in un servizio di informazione o di comunicazione, mi sono permesso in tono iperbolicamente ironico -a quanto sembra non ci sono riuscito- sia di recuperare il ruolo dell’Ora e degli altri siti anche in questa campagna elettorale sia di presentare un certo tipo di intellettuale neritino (la professoressa viene sul piano personale superata e, avendo datomi lo spunto, è chiamata ovviamente solo come prototipo di quell’intellighentia neritina che esamina la realtà solo da un punto di osservazione, che nel caso specifico è Portadimare).
La delicatezza comportamentale e l’onestà intellettuale di Genoveffa Giuri non potevano suscitare in me dubbi di recondita strategia, se non quella di manifestare, in piena sincerità, quanto pensasse.
Proprio per questo, senza alcuna mia pretesa se non quella del riconoscimento del ruolo svolto dai siti cittadini, mi sono permesso di evidenziare la disattenzione -tra l’altro ammessa dalla stessa amica Genoveffa- rivolta dall’intellettuale neritino (in forma induttiva: dal particolare al generale, scusami) al dibattito sul fronte generale cittadino.
Per far solo riferimento all’Ora e, ancor più in particolare, ai miei interventi, anche sul cartaceo (due numeri di 5 mila copie ciascuno, distribuite gratuitamente tramite le edicole), molte sono state le provocazioni di dibattito sul ruolo inesistente dei partiti politici; sul ruolo dei “quarantenni”; sul ruolo delle liste civiche e, soprattutto, sulla composizione “eterogenea e incestuosa” di forze le più varie e le più storicamente -se non vogliamo parlare di ideologia e/o cultura politica- contrastanti e inconciliabili.
Mi sembra che nessuno possa non condividere che si sono trattati di assiemaggi elettorali per vincere e non composizioni politico-amministrative per governare.
Su tali argomenti gli intellettuali neritini -mi ricordo l’amico Pantaleo Dell’Anna parlare di iattura/sciagura delle liste civiche quando io nelle altre elezioni sostenevo Nuovocorso per Nardò- non hanno fatto sentire la propria voce.
Che tale condizione, che io ritenevo e ritengo non edificante di una crescita civico-politica, abbia toccato anche l’amico Marcello Risi, non ha indotto me a parlarne in modo critico pubblicamente e privatamente (con lo stesso Marcello, cioè).
Se poi quanto si è verificato va bene, rifugiandoci in un enfatico proclama di laboratorio politico-amministrativo, mi dispiace a livello intellettuale, ma rispetto.
Avrei voluto -che presuntuoso!- che si aprisse un dibattito sulle mie opinioni, che, tuttavia, si è appena accennato, ma poi terminato anche perché l’Ora opportunamente come impostazione editoriale ha scelto di bandire gli anonimi.
Avrei voluto che dopo tanti sforzi di quest’organo di stampa e dopo tante provocazioni dialogiche, al di sopra del condizionamento dell’amicizia ma in pieno spirito di critica costruttiva, non dico che si dovesse partecipare, ma almeno non ignorare!
Ma forse l’Ora non è degna di attenzione… ancor meno io!
Tuttavia io continuerò ad esprimere le mie idee e, se come interlocutrice, potrà capitare la professoressa Giuri, cui mi lega amicizia e stima, mi asterrò dall’intervenire e, se dovessi proprio intervenire, non posso sin da questo momento che chiedere di non parlare di “invettiva”, ma solo di critica e di dissenso, che, come ben sa, nel tono ironico, assumono dimensioni iperboliche, ma mai violente o offensive sul piano personale.
Se ho dato questa impressione chiedo scusa; ma se la critica e la puntualizzazione vengono scambiate come invettive non posso che ancora una volta dissentire.
Anzi colgo l’occasione per chiedere alla professoressa se concorda con la mia interpretazione delle condizioni di questa campagna elettorale, ormai conclusa con la vittoria, anche con mia gioia, di Marcello Risi.
E qui si apre un’altra fase, in cui anche gli intellettuali sono chiamati ad essere attivi e a confrontarsi, concordando o dissentendo.
Ma non è che mi sbaglio nel ritenere che tra gli intellettuali possano e debbano esserci la critica e il dissenso, le puntualizzazioni e le prese di coscienza?