Riproponiamo un articolo apparso su questo portale il 19 aprile 2010, in relazione all’articolo dell’Ing. Gianluca Gaballo (ndr)

“Solo una colta sensibilità può far accrescere la percezione delle cose, determinando l’appropriazione intellettuale del nostro esistente, per concepirlo come esperienza e dare così significato all’esistenza che a sua volta, accresce ancor di più la nostra percezione.
La ricerca, pertanto, deve continuare …”

La nascita del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), è un grande passo avanti nella ricerca di opportunità logistiche per lo sviluppo del nostro territorio. Osservando e indagando il corposo materiale che compone la documentazione del nuovo piano, appare chiara la colta indagine che, gli urbanisti hanno definito nel documento pubblicato. La ricca ricerca dimostra l’alto livello di analisi, d’impegno e di studio per la realizzazione delle ipotesi e delle possibili direttive indicate dal PTCP di ultima approvazione che si rivelerà di enorme importanza per il futuro del nostro territorio.

 Ecco perché, ritengo che si possa partire dal ‘meccanismo complesso’ del PTCP, per rielaborarne nuovi sviluppi, intendendolo, quindi, come concreta premessa ad un approfondimento concettuale assolutamente preliminare, ma fondamentale in questo momento. Si arriverebbe, così, ad affrontare più responsabilmente, una nuova fase; si stimolerebbe, infatti, una maggiore presa di coscienza delle peculiarità del nostra zona, dove, l’idea stessa di città e di territorio che si trova nella mente di ognuno di noi, è data da una cosciente maturazione, verificabile elaborando percorsi conoscitivi ‘intimi’, determinanti per la ‘ri-scrittura’ di questi vasti spazi.

La previsione, del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, scandaglia puntualmente, secondo precise, adeguate e appropriate regole urbanistiche, la realtà del Salento, esponendo dati precisi secondo una vasta ed eccellente cartografia, contribuendo così, alla ricchezza di un suo necessario aggiornamento. Dopo la certosina indagine, atta a comprendere lo stato di fatto o dei luoghi del nostro sensibile territorio, il PTCP, quindi, lancia le sue previsioni e i probabili metodi di attuazione per la costruzione della nuova ipotetica visione futura di questa terra.

 
Viene messo a punto un sistema relazionale interessante, la cui struttura è costituita dalla puntiforme ‘essenza’ urbana del territorio, le direttive d’intervento esaltano, infatti, proprio questa caratteristica. La densa maglia del tessuto, di cui è formato, vede la diffusione della naturalità, la ricerca della migliore mobilità, dello sviluppo diffuso, dell’individuazione delle ‘stanze’ o dei ‘circuiti’ del nuovo Salento Parco e nelle definizioni di ‘spugne’, ‘tubi’, ‘pendoli’, si disegnano quelle identità notevoli, nuove interfacce in attesa della scelta dell’opzione – ecco che, secondo me, appaiono eccellenze già esistenti e ‘validanti’.


Si configurerebbe, quindi, una forma di ‘operatività variabile’ che determinerebbe, secondo me, una nuova realtà urbana. Sarebbe irreale non comprendere tali ‘occasioni’ che ora giacciono in un loro isolato ‘silenzio’, ma avvertono continuamente del loro potenziale strutturale, realtà territoriali quanto mai referenti-differenti. Sono punti di ‘accumulazione concettuale’, non certo intesi come ‘poli’ o ‘nodi’, avulsi dalla visione dell’apparato territoriale, ma sono indicati come “punti di accumulazione di senso”, che assumono l’importanza di particolari e già pronte relazionalità che il tempo ha saputo fisiologicamente con-formare.

 

Sarebbe irreale non comprendere tali ‘occasioni’ che ora giacciono in un loro isolato ‘silenzio’, ma avvertono continuamente del loro potenziale strutturale, realtà territoriali quanto mai referenti-differenti. Una cultura nuova, quindi, legata a processi di cooperazione, di coopianificazione e cooprogettazione tra le istituzioni pubbliche ai diversi livelli; regione, province e comuni, rappresentanze sociali, imprese e ordini professionali “. Il PTCP è ispirato dall’idea del “Salento Parco”.

 Questa visione porta ad una possibile ipotesi di sviluppo ordinato del nostro territorio. Ecco perché il titolo scelto dagli urbanisti parlava di ‘I Territori della nuova modernità’. Ritengo tanto necessario quanto strutturante questo documento. Per circa 130 volte, per esempio, è ripetuta la cartina del nostro Salento, analizzata dettagliatamente da tutti i punti di vista; dallo stato dei luoghi fino ai diversi progetti studiati per comporre gli scenari futuri di questa zona. Ma chi spiegherà ai cittadini l’importanza di questo mappa del tesoro salentino?
Urge, quindi, una fase di conoscenza diretta per la collettività. Sarebbe opportuno perciò ‘narrare’ il contenuto del Piano agli attori principali della trasformazione del paesaggio, perché si attui ‘la nuova modernità’.

Un significato evidente e già codificato che basterebbe solo diffondere, per collegarlo alla rete, istituendo quell’intelligenza collettiva in attesa, ed ottenerne, da subito, enormi risultati in termini di utile vantaggio per la nostra zona. La strumentazione terminologica affilata dall’esperienza (Secchi, Viganò) garantisce procedure e strategie ottimali costruendo la base, di una teoria urbanistica finalmente adeguata, perchè no? capace di interpretare il Salento, come un nuovo modo di abitare questa complessa modernità. Ritengo altresì importante che debba completarsi questo scambio immateriale d’informazione tra ‘immaginabile’ e ‘visualizzabile’, concependo l’ambiente salentino come un ambito di ‘forze complesse’ e tutte collaborati che pochi, ma significativi esempi, possono spiegare più facilmente secondo un necessario cambiamento di schema di previsione, di poche, ma certe ‘zone emergenti’.

Non dimentichiamo che i due urbanisti che l’hanno progettato sino Bernardo Secchi e Paola Viganò, dello ‘Studio 09’. Uno dei loro ultimi lavori riguarda l’individuazione di quelle trasformazioni urbane, di cui Parigi ha bisogno.

 I due urbanisti, infatti, sono stati scelti dal presidente Sarkozy, per il futuro della capitale francese, al quale progetto, hanno risposto con l’ideazione  di una “città porosa” (Ville ‘poreuse’ assonante al nome del progetto di Ville ‘Radieuse’ – Città Radiosa di Le Corbusier del 1930) le cui caratteristiche dettate dalla permeabilità del tessuto cittadino come nuova accessibilità, la caratteristica “isotropa” come realtà delle diverse opportunità di crescita e mobilità, non ultimo, l’acqua come elemento fondante e di comunicazione.

L’ episodio urbano “Salento”, dunque, acquista solida ed evidente eccellenza, aspetta solo le importanti  strategie di gestione condotte da figure professionali capaci di costruirgli attorno una potente struttura e una necessaria aura culturale. Magari sviluppando circuiti che porterebbero a nuovi posti di lavoro e parallelamente creare, così, relazioni alternative di avvicinamento dell’individuo al suo territorio. Una concreta e colta sensibilità per ‘formare’ ipotesi nuove del paesaggio contemporaneo.

Quello che mi rammarica, al momento, è percepire la solidità concettuale del progetto del PTCP, capace di considerazione da parte della Storia dell’Urbanistica Moderna e, poi, verificare l’attrito e la resistenza con il territorio sempre più diviso da ‘frammentate’ politiche gestionali, cieche, farraginose incapaci, a metà del 2010, di coordinare semplicemente, il proprio PUG (Piano Urbanistico Generale) per mancanza di coordinamenti sociali e collaborativi tra popolazione e organi amministrativi. Questione di ‘sfiducia’ ? Può essere, ma crogiolarsi dell’indecisione è errato per questo magnifico territorio.

Tutto questo dimostra, quanto, la lentezza dello sviluppo, è strettamente legata alla storia quotidiana di tutti noi che, demandiamo continuamente, ad un futuro prossimo, la nostra felicità confermando l’incapacità di fare squadra, eredità di ‘padri’ sconclusionati e indifferenti. Logico risultato, di una somma di addendi creati  dall’individualismo e da interessi particolaristici, contro la sensibilità e la crescita collettiva. Ci tocca, dunque, un’enorme mole di lavoro di ricostruzione delle coscienze e delle sensibilità, ma anche della percezione della ricchezza che da tempo possediamo e che non abbiamo mai osservato e interpretato nella giusta maniera per lapalissiana assenza di progettualità. Penso che sia giunto il tempo di iniziare a comprendere e soprattutto di ‘includere’, come d’altronde fa la vita, la mente e l’arte. La crescita di Nardò vivrà di ‘inclusione’ delle esperienze e delle persone che vorranno lavorare per la qualità dell’esistenza in questo prezioso paese.
Un sano, chiaro, auspicio di buon lavoro a tutte le forze in campo, per una Nardò migliore di questa.

Paolo Marzano
– Responsabile dell’”Osservatorio sulla città” Nardò – (Le)

Tutta la documentazione del PTCP al link:

www.provincia.le.it/coordinamento_territoriale/ptcp/docs/documenti.htm

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