Uve Nebbiolo o Brunello. Uve Sangiovese o Nero d’Avola. Di vitigno in vitigno, di calice in calice cresce la cultura della degustazione consapevole del vino. Bere di qualità che fa bene anche ai giovani.  

 

L’ultima sfida alla maggiore conquista del palato delle nuove generazioni (e contro il consumo sregolato di alcol) parte proprio dal recente congresso di Assoenologi. “Il vino attrae sempre più giovani – conferma a IGN, testa online del Gruppo Adnkronos, Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi – perché viene inteso non come una bevanda vecchia ma come status symbol”. Sorseggiare determinati vini, punto di riferimento dell’enologia italiana, condividendo “sensazioni che trasmettono emozioni, questo è diventato status symbol”. Che, in altre parole, è ‘bere di qualità’ o meglio ancora ‘bere consapevole’.

Rossi o bianchi da gustare insieme, magari all’ora dell’aperitivo, come passione da condividere. Un consumo consapevole che racconta, da regione a regione, anche storia e tradizioni del nostro Paese. Ormai da tempo il vino non è più considerato “un genere alimentare bensì un genere voluttuario” che contribuisce, con tutto il resto, “a migliorare la qualità della vita”, spiega ancora Martelli. Assoenologi esclude infatti che il vino si identifichi con lo ‘sballo’. Piuttosto i giovani percepiscono “il consumo del vino come un piacere legato a storia, cultura e tradizioni del nostro Paese dove i vigneti si estendono ininterrottamente da Nord a Sud”. Circostanza, questa, “unica al mondo e recepita anche dalle nuove generazioni amanti dei rossi e dei bianchi”. Il sole della Sicilia in un Nero d’Avola o il profumo del mare in un Vermentino di Liguria o Sardegna ‘esportati’, inoltre, all’estero quando il vino “diventa momento di convivialità e discussione con i coetanei stranieri”, aggiunge Martelli.

E a riprova che il ‘nettare di Bacco’ non sia una bevanda da ‘sballo’ alcuni dati: “il consumo pro capite di vino in Italia è passato dai 110 litri degli anni ’70 – dice Martelli – agli attuali 43 litri. Entro il 2015, stimiamo, che scenderà ancora, sotto i 40 litri a persona”.

“Se il 70% del vino viene bevuto intorno a un tavolo, ovvero durante i pasti – aggiunge il dg di Assoenologi -, la scelta del consumo domestico spetta alla donna. Sono il 70-80% le giovani signore che acquistano bottiglie per pranzi e cene in famiglia. Mentre al ristorante, anche per galanteria, la scelta del vino nell’80% dei casi la fa ancora l’uomo”.

Tutti a lezione, dunque, per allargare gli orizzonti sul patrimonio enologico del nostro Paese. Conoscerlo per i meno esperti o approfondirlo per gli specialisti del settore, l’orientamento è sempre e comunque la qualità. Obiettivo promosso dalla Scuola Europea Sommelier che oggi conta diverse sedi in Italia e all’estero. E tra gli allievi, oltre a professionisti e operatori di settore, conta molti giovani. “Si avvicinano alla nostra scuola per avere delle nozioni in più, per bere bene e consapevole”, sottolinea a IGN Gabriele Bacciottini, presidente e fondatore di Scuola Europea Sommelier.

Frequentare un corso da sommelier oltre ad approfondire la conoscenza enologica, dà anche la “giusta proporzione delle bottiglie, soprattutto oggi in tempo di crisi”. Quindi, “non più bottiglie di allestimento ma saper selezionare vino per ogni tavola, genuino e a giusto prezzo”. Comunque, aggiunge Bacciottini, “essendo l’Italia tra i primi produttori al mondo di vino di conseguenza la figura del sommelier andrebbe valorizzata e noi insieme ad altre istituzioni cerchiamo di lottare perché questo avvenga”. Da qui l’obiettivo di “potenziare la rete docenti” ma anche “moltiplicare i corsi (alcuni in avvio già da settembre) rispondendo all’aumento della curiosità sul mondo del vino”.

Fondata circa 10 anni fa in Germania nei pressi di Hannover, con il nome di ‘Italiana Sommelier’, la scuola ha ripreso la sua attività nel Belpaese agli inizi del 2011. Oltre a Germania e Italia, la scuola con sede centrale a Chiasso, in Svizzera, e ribattezzata ‘Scuola Europea Sommelier’, è presente a Malta, Lussemburgo, Brasile e Cina e prevede per fine estate un’ulteriore espansione in altri paesi europei e in America Latina.

“Da allieva di corso Scuola Europea Sommelier – racconta Palmina Trabocchi oggi responsabile delle relazione esterne della scuola – intraprendere un corso di approfondimento è stata un’esperienza interessante in primis perché ho avuto l’opportunità di conoscere uno dei prodotti principe che rappresenta l’Italia e gli italiani nel mondo. E’ stato come conquistare qualcosa che è proprio. Poi per la grande sorpresa nel ricredermi sul mondo del vino che inizialmente pensavo fosse legato ad una ‘casta’ con esclusione dei giovani”. Invece i frequentatori under 30 sono tanti. “Si avvicinano con curiosità e consapevolezza alla degustazione”, spiega. E il corso aiuta: “lascia soprattutto il rispetto della bottiglia. E dal sole al vento, dagli agronomi agli enologi, tutta la storia che racchiude raccontando così uno dei patrimoni principe della nostra terra”.(AdnKronos)

 

 

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