Al di là del fatto che ironizzare sulla sesquipedale gaffe quantistica del Ministro della Pubblica (d)Istruzione Maria Stella Gelmini, in questo momento, è facile come sparare sulla Croce Rossa o rubare una caramella a un infante dormiente: una frase come “Alla costruzione del tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia
ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro”, posto che sia stata effettivamente così enunciata, impone qualche riflessione. Prima tra tutte quella per cui parlare di cose che non si conoscono a fondo è operazione sempre irta di insidie e trabocchetti. Con la differenza che se io parlo in maniera informale di fisica quantistica o relativistica con le limitatissime cognizioni in mio possesso, dovute a qualche lettura assolutamente non specialistica e a decenni di praticantato in ambiente “Quark” e “Superquark”, possono succedermi due cose: il mio interlocutore ne sa molto meno di me, e allora faccio una bella figura, accreditandomi per quello che non sono (“mi faccio lo svelto”, come amo dire), oppure il mio interlocutore è laureato in fisica a mia insaputa (mi è successo veramente) e allora rientro nei ranghi non appena lui me lo fa capire ed evito di spingermi oltre quanto già azzardato. In ogni caso riconosco i miei limiti e faccio pubblica ammenda delle inesattezze e grossolanerie pronunciate, lasciando la parola a chi ne sa più di me.
Ma se io sono il Ministro della Pubblica (d)Istruzione di un paese come l’Italia, che ha partorito un fenomeno come il Rinascimento, prima di diramare comunicati ufficiali cerco come minimo di sapere qualche notizia in più su quello che devo dire e così evito di fare una figuraccia mondiale che mi impedirebbe di uscire di casa per qualche anno (a me lo impedirebbe, ad un ministro no, grazie all’ineffabile arma della “smentita ufficiale” largamente utilizzata per poter blaterare liberamente di qualsivoglia argomento).
Questo è un aspetto. L’altro, assai più sintomatico, sta nel contenuto del comunicato, sempre che la frase non sia stata estrapolata da un discorso più organico.
Si fa riferimento al presunto contributo finanziario di 45 milioni di euro dell’Italia al progetto. Non una parola sul fatto che il progetto stesso è guidato da un italiano, il prof. Antonio Ereditato dell’Università di Berna, uno dei tanti brillanti cervelli che trovano all’estero quelle possibilità di valorizzare il proprio talento e la propria professionalità che in patria gli sono negate. L’unico contributo che per la Gelmini sembra contare è quello monetario, il resto non vale la pena di essere considerato. Forse perché, da ministro, non conosce minimamente le potenzialità umane che avrebbe il dovere di valorizzare. Il fatto si commenta da sé e mi limito solo a metterlo in evidenza.
La gaffe sul tunnel dei neutrini è solo una nota di colore, alla fine, in grado però di scatenare un putiferio di sarcasmi sulla rete.
Ma, giusto per non far mancare anche il mio contributo alla faccenda, riporto qui una notizia appena letta. Sembra che sia stata scoperta, proprio grazie alla storia dei neutrini del Tunnel Gelmini, una nuova cellula cerebrale: il neurino, una scoria che si produce in alcune tipologie di encefali quando si cerca di utilizzare neuroni ormai allo stato vegetativo, a causa dello sfaldamento delle sinapsi. Contrariamente al neutrino, che attraversa a velocità superiori a quelle della luce qualsiasi sostanza, il neurino è praticamente inerte e staziona stabilmente negli encefali predisposti, dove si deposita come un cumulo di scorie a testimonianza di un’antica attività cerebrale. Meno male.